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Erasmo da Narni
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Una grande figura
come quello del condottiero Erasmo da Narni, detto il Gattamelata, (Narni
1370, Padova 1443), nato a Narni verso il 1370 da un fornaio di nome
Pietro, detto lo "Strenuo", robusto e infaticabile forse anche
nel menar le mani, egli - secondo un suo biografo Giovanni Eroli - si vide
assegnare il nomignolo di Gattamelata "per la dolcezza dè suoi modi
congiunta a grande furberia, di cui giovossi molto in guerra a uccellare e
corre in agguato i mal cauti nemici e pel suo parlare accorto e mite dolce
e soave". |
Le caratteristiche
del suo stemma sono varie, assumono quattro fogge diverse nel corso della sua
lunga carriera di ventura, anche se si impostano sempre su due motivi, tre cappi
che potrebbero essere tre trecce di crini di cavallo, o corregge di cuoio,
accostati - più raramente - da una gatta.
Come soldato si fa
le ossa al seguito di Ceccolo Broglio signore d'Assisi, partecipando però a
scaramucce di poco conto per un giovane di notevole prestanza fisica.
Lo nota Braccio da
Montone quando ha già quasi trent’anni e lo prende con sè’, insegnandogli
molte cose, ma la lezione che apprende di più è l'astuzia e la rapidità.
Porta un'armatura
fatta di 134 pezzi alta 206 centimetri per 122 di torace e 74 di spalle, pesante
49 chili: la si può ancora oggi ammirare a Venezia, all’interno del Palazzo
Ducale.
Il suo carattere
tranquillo piace al pontefice Martino V, che lo prende al suo servizio nel 1427,
gli occorre un poliziotto che gli ripulisca, l'Umbria, l'Emilia e la Romagna
dagli irrequieti signorotti.
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Nel 1432 deve
riprendere il castello di Villafranca presso Imola, ci va con pochi
soldati, fa avvertire il castellano di essere venuto per pagare il
riscatto di alcuni prigionieri, ma, appena entrato con la piccola scorta,
getta sul tavolo i ducati, e mentre questi sta curvo nel contarli i suoi
soldati lo arrestano.
Al nuovo papa Eugenio IV però
un condottiero così non va; per la marca d'Ancona scorazza Francesco
Sforza, dalla Romagna cala Niccolò Piccinino, e in |
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Umbria c'è Niccolò
della Stella, il pontefice scappa in Toscana e non paga le milizie del
Gattamelata, lo farà di contro Venezia, alla quale piace il suo temperamento
tranquillo.
Siamo nel 1430,
nella nuova guerra contro il Visconti, all'abbandono del comando da parte del
Gonzaga, Venezia affida al Gattamelata il comando unico, la grande dote di
questo condottiero giunto in tarda età al comando supremo, è quella di non
avere ambizioni politiche, e di essere fedele allo stato in cui serve.
Da Brescia tenta
delle sortite per superare l'accerchiamento cui è sottoposto dal Piccinino, per
arrivare a Verona, non ci riesce ma nel settembre del 1438 riesce a fare il
periplo del Garda e può arrivare a Rovereto.
E'
una delle azioni
più scaltre che mandano in bestia il Piccinino, ora il Gattamelata ha il
problema di foraggiare la città assediata, alcuni tentativi non riescono,
allora il Gattamelata ha un'altra idea astuta, fa risalire l'Adige a
cinque triremi e venticinque barche, poi li carica sui muli e li fa arrivare a
Rovereto, l'impresa è condotta in porto dal suo vice Bartolomeo Colleoni.
Con l'ingaggio di
Francesco Sforza nei primi mesi del 1439, le cose per Venezia migliorano,
nell'inverno del 1439 il Gattamelata è colpito da due attacchi di apoplessia
sul lago di Garda, con un burchiello il settantenne capitano è portato a
Verona, migliora ma con la guerra ha chiuso; la Serenissima gli toglie il
comando generale.
Vivrà in pratica da pensionato, continuando a percepire il soldo della
condotta, ma non sarà più in attività, sarà poi chiamato a far parte della
nobiltà veneta, con privilegi e poteri dei nobili.
Alla fine del 1442
si ritira a Padova dove muore il 16 gennaio 1443 e viene sepolto nella basilica
del Santo con solenni funerali di stato, alla presenza del doge.
La famosa statua di
Donatello a Padova fu fatta erigere dalla moglie e dal figlio a proprie spese,
dopo il consenso della Repubblica nel 1453.
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