"Con quale forza - si chiede Cesare Antonini - scrivere quattro parole che non facciano male, che non urtino le sensibilità di chi soffre e che, casomai, riescano persino ad alleviare il dolore, regalare un'emozione positiva in questo immenso diluvio di lacrime e di brutti pensieri. Uno squarcio impossibile da ricucire nella comunità narnese, nella famiglia e nell'altra 'casa', il Terziere Mezule e la Corsa all'anello. La morte di Filippo Sini ha lasciato pietrificati tutti i suoi amici, conoscenti, colleghi, collaboratori, ad assistere impotenti alle urla di dolore della madre Serenella, delle sue zie Eliana e Simonetta, dello zio Marco. Una famiglia affiatatissima. Una vita giovane che scompare lascia sempre un dolore incolmabile. In questo caso lo strappo tra la vita e la morte è ancora più forte. Proprio per questo legame fortissimo tra Filippo ed i parenti più stretti e per le grandi qualità che ha mostrato nella sua breve vita. Trentanove anni, ambizioso nel lavoro dove riusciva sempre con successo. Prima come agente di commercio e rappresentante in varie aziende. Quindi come tecnico in un'azienda metalmeccanica della zona per la quale si spostava spesso in tutta Italia a seguire lavori di una certa importanza. Un ragazzo solare, divertente, simpatico, con tanti amici fidati. Una seconda famiglia, quella del terziere Mezule, dove, sin da piccolo, aveva indossato i vestiti medievali lanciandosi nella pratica del tamburo. Per 25 anni ha condotto il gruppo musici sia come responsabile che come 'rullante' grazie alla sua tecnica impeccabile e il portamento elegante valorizzato dagli splendidi costumi che proprio la mamma Serenella gli cuciva su misura. Da qualche anno, però, un'altra era la sua grande passione: il volo. Amante di sicuro del brivido aveva già acquistato una macchina sportiva, una moto velocissima. Il suo carattere forte, da leader, sprezzante del rischio e della paura, lo aveva portato anche a comprarsi un aereo ultraleggero. Corsi, brevetti e via a sfrecciare nel cielo. L'ultima evoluzione di questa sua passione era l'elicottero col quale ha trovato la morte. Facile da guidare quanto leggero. Forse troppo. Ma l'emozione che gli dava volare probabilmente era così forte da non badare a nessun 'cattivo' pensiero. In quelle ore era volato sopra Grosseto per fotografare la nave da crociera incagliatasi su uno scoglio dell'Isola del Giglio. E proprio 20 ore prima della morte gli scatti li aveva pubblicati su Facebook commentando emozionato: 'A vederla dal vivo ti fa rabbrividire'. La comunità della Corsa all'anello si è stretta attorno a Filippo. Gli altri gruppi musici hanno espresso solidarietà, offerto aiuto. Mancherà un pezzo troppo importante per il corteo bianconero. Uno degli elementi che ha fatto la storia della Festa. Venticinque anni di militanza, di suoni, di rullate, di servizi alle osterie, di manifestazioni, di tifo. Sempre il sorriso stampato sulle labbra e un grande orgoglio nel condurre il gruppo musici insieme a Marco Lucci e a tutti gli altri. Chissà se il suo schioccare con le bacchette non ci riporti alla realtà e lo faccia riapparire col suo vestito bianconero".
Ciao Filippo