Mese: Maggio 2021

Viaggiatori e pellegrini a Narni

La città di Narni, posta lungo l’ultimo tratto umbro della Via Flaminia,  ha da sempre goduto di una discreta importanza all’interno dei percorsi “Romei”,  tanto che i viaggiatori di ogni epoca hanno eletto la città come ultima tappa del loro viaggio prima di giungere a Roma.

Questa sua relativa vicinanza alla Città Santa ne ha però determinato  anche una certa “marginalità”, prima all’interno dei pellegrinaggi, quindi nella storia del Grand Tour, in quanto i viaggiatori sono fatalmente attratti da Roma – che ormai dista meno di 100 miglia – e quindi tendono a non fermarsi a lungo all’interno delle mura cittadine, desiderosi invece di giungere a San Pietro nel più breve tempo possibile.

L’immagine di Narni è legata indissolubilmente al suo Ponte d’Augusto – specialmente tra il 17° ed il 19° secolo – un’ opera imponente che ancora oggi testimonia del passato imperiale della Narnia romana: poeti, scrittori, artisti (il Corot, tra i più noti) lo hanno descritto, dipinto, raffigurato nei secoli, e praticamente ogni viaggiatore lo cita all’interno delle sue memorie di viaggio.

La sola visita al ponte però non comporta la salita verso il borgo, spesso ammirato solo dal basso, dal fiume Nera, e quindi la città medievale sfugge all’attenzione dei viaggiatori moderni.   

Il tipico viaggiatore del Grand Tour europeo è infatti attratto dalle antichità classiche, dalle tracce di Roma, dal fascino del marmo (come scrive Goethe), e tende a tralasciare gli scenari “gotici” delle città umbre, troppo simili a quelli nordici da cui è fuggito…

La storia però non è sempre stata così: nel medioevo Narni accoglie viaggiatori, stranieri, mercanti, e persino i pellegrini Romei, che vengono appositamente  ad ammirare la cattedrale locale,  attratti dal Sacello del Santo Patrono Giovenale, a cui la religiosità popolare ha attribuito miracoli sin dalla metà del 6° secolo, come ci testimonia il Liber Pontificalis, redatto all’epoca di Papa Virgilio (537-55).[1]

Nell’alto medioevo questo culto si estende, e diverse sono le chiese che vengono dedicate al Santo, tra cui quella a Rieti (nel 792) e a Magliano Sabina (nel 817)[2].

Il Sacello di San Giovenale verrà però depredato dal marchese Adalberto di Toscana nell’anno 878, e le spoglie del Santo (insieme a quelle dei Santi Cassio e Fausta) saranno portate a Lucca, per ritornare a  Narni solo nel 880, grazie all’intercessione del Pontefice Giovanni VIII.

Il viaggio delle spoglie verso “casa” seguirà l’itinerario della Via Francigena, lungo la quale nasceranno altri luoghi di culto dedicati al Santo, che  – secondo la tradizione popolare – saranno benedetti proprio dai miracoli operati dalle stesse spoglie.

La notorietà del Santo quindi è bene attestata lungo l’alto medioevo, ma cresce nei secoli a venire, fino ad essere “normata” persino negli Statuti cittadini, il corpus di leggi che regolano la vita di Narni in ogni aspetto per tutto il medioevo, e che saranno rivisti ed adeguati nel 1371, dopo il ritorno della città nell’alveo dello Stato Pontificio.

La città, propio grazie all’antica strada consiliare Flaminia,  si trova quindi naturaliter lungo uno dei  percorsi che i pellegrini scelgono per muoversi verso  Roma provenendo dalla costa orientale d’Italia, un cammino che si intensificherà a partire dal 16° secolo, grazie alla fama del Santuario di Loreto, che diverrà una delle tappe fondamentali dei nuovi pellegrini e dei viaggiatori del Grand Tour.

La presenza di viaggiatori e pellegrini nel Medioevo è quindi ancora legata ala prossimità di Roma, e come tale il loro passaggio e la loro sosta in città viene – per così dire – regolamentata persino negli  Statuti cittadini.

Viaggiatori, studenti e pellegrini possono sostare ed essere accuditi nei vari “Hospitales” e nelle strutture religiose della città, protetti e senza correre  il rischio di essere attaccati dagli indigeni, così almeno possiamo leggere tra le righe dei vari capitoli statutari che trattano la loro presenza.

Nella Narni medievale – oltre alle diverse Tabernae – i viaggiatori possono chiedere ospitalità  nei locali appartenenti ai vari monasteri, oppure dormire presso l’Ospedale di San Giacomo (Hospitalis Sancti Jacobi), posto  lungo il tratto interno della Flaminia, nel Terziere di Sopra, di cui ancora oggi sono visibili gli  imponenti resti.[3]

A tale struttura – per pellegrini, viaggiatori, ma anche per i  narnesi, con particolare attenzione alle bambine orfane ed ai malati – sono dedicati molti capitoli negli Statuti: il Cap. LXI del libro I ne regola la gestione, tramite un Rettore indipendente, laico e benestante; nel Cap. LXX si raccomanda invece di costruire una strada nuova che colleghi l’ospedale alla strada romana nei pressi della strada di Feronia, ciò affinché sia più comodo  per i pellegrini giungere alla loro meta senza passare per strade private confinanti.  Questo capitolo ci testimonia quindi indirettamente della “vivacità” di questo percorso, che rischia di essere “ingolfato” dai passanti.

L’ospedale di San Giacomo funziona anche – come già accennato – da rifugio per  le bambine orfane e le madri singole: nel Cap. CCXVIII del Libro I si stabilisce che  il palazzo adiacente all’ospedale deve essere adibito a rifugio per  le bambine orfane, le quali potranno vivere qui fino all’età del matrimonio. Il Comune devolve delle elemosine per questo scopo, anche se le bambine potranno filare la lana per guadagnare qualche introito extra.

Questo è ciò che succede dentro le mura cittadine, ma la strada che percorrono viaggiatori e cittadini passa anche al di fuori del borgo, quindi il  Comune è tenuto a sistemare e “mattonare” le vie d’accesso più comuni, tra cui la Via Flaminia nei pressi di Porta delle Arvolte (l’attuale Porta Ternana), come stabilito nel Cap. LXXXVII del Libro I, così come spetta al Vicario della città la pulizia dei fossi e dei vicoli per facilitare il passaggio dei forestieri.

Dal punto di vista dell’accoglienza – come accennato sopra – Narni dispone di molte Taverne ed alcune Locande (la distinzione sta nel fatto che mentre la taverna serve solo cibo e bevande, la Locanda offre anche un giaciglio…), ma i pellegrini possono essere ospitati anche in casa di privati cittadini, o nelle sedi degli ordini religiosi.

Il Cap. XXXV del Libro III affronta addirittura il caso della morte di un pellegrino  in casa altrui: nel caso in cui questo non avesse fatto testamento, il padrone di casa dovrà custodire i suoi  beni – comunicandolo al Vicario – per due mesi, in attesa che un erede legittimo li richieda per se’; passato questo periodo i beni saranno  dati ai poveri.

I pellegrini o i viaggiatori che intendono invece alloggiare nelle taverne non dovranno portare armi in città, ma dovranno lasciarle in custodia al locandiere, così come stabilito dal Cap. LXXIII del Libro III.

Oltre a preoccuparsi della salute e del ricovero dei viaggiatori “di passaggio”, spesso diretti a Roma, Narni è ospitale anche nei confronti degli studenti, alla cui cura è dedicato il Capitolo CXIV del libro I degli  Statuti; questo tipo di ospiti sono molto apprezzati dalla Comunitas, in quanto accrescono il prestigio culturale e partecipano alla vita cittadina.  I suddetti studenti godono infatti del privilegio dell’incolumità, e la loro sicurezza viene garantita  dalle autorità al pari di quella dei locali. Hanno diritto ad un alloggio e ad un contributo in denaro di 25 soldi cortonesi l’anno per mantenersi agli studi in  città.

Come traspare da questi pochi esempi, il tema del viaggio, della permanenza e della sicurezza in città è presente sin dal Medioevo, a testimonianza dell’attenzione che le autorità locali prestano ai forestieri, che  – con il passare dei secoli – transiteranno sempre  più numerosi lungo la Flaminia, attratti tra i due poli religiosi classici del Grand Tour nascente: Loreto e Roma.

Fabio Ronci


[1] Pani Ermini Letizia, da: San Giovenale: la Cattedrale di Narni  nella Storia dell’Arte – Atti del convegno; Pg. 86 – Ed. Centro Studi Storici  Narni 1998

[2]Pani Ermini Letizia, ibid.

[3] L’ospedale si trovava lungo l’attuale via XX Settembre, di fronte alla chiesa di S. Agnese.

La Corsa all’Anello torna con tanti eventi dal 27 agosto al 5 settembre 2021

NARNI 26 maggio 2021 – La Corsa all’Anello tornerà alla fine dell’estate, dal 27 agosto al 5 settembre, con “Secondo Aevo”, una manifestazione che unirà storia, radici ed innovazione tra eventi della tradizione, conferenze, workshop ed eventi gastronomici in un programma ricco di contenuti che verrà presentato a breve.

La festa sarà “viva e sicura”, come sottolineano dall’Associazione Corsa all’Anello che sta lavorando all’evento con grande entusiasmo per riconsegnare ai contradaioli ed ai turisti un evento per così dire “fisico”, seguendo ovviamente tutte le norme di sicurezza dettate dall’emergenza covid. Dopo una lunga attesa, infatti, la Corsa all’Anello tornerà in campo con gli eventi in presenza che si affiancheranno a quelli digitali ma che vogliono riportare la festa nelle piazze della città.


Una ripartenza attesa, suggellata da tanti eventi che uniranno la parte digitale, che nell’edizione intitolata “Primo Aevo” ha riportato un grande successo di pubblico, con quella in presenza, grazie all’organizzazione di manifestazioni che segneranno il ritorno della festa in centro storico con gli eventi della tradizione, nel rispetto della sicurezza di tutti i partecipanti.


Il tutto sarà accompagnato dall’aspetto formativo, seguendo il percorso iniziato lo scorso anno e continuato ad aprile con i laboratori legati al mondo medievale, che continueranno anche in occasione di “Secondo Aevo” con nuovi interessanti workshop.


Insomma dal 27 agosto al 5 settembre, non mancherà nulla: la Corsa all’Anello 2021 tornerà con tantissimi eventi, affondando ancora una volta le sue radici nella tradizione ed aggiungendo l’innovazione legata al digitale. Come affermano dall’Associazione Corsa all’Anello: “Torniamo a vivere la storia”.
E dopo lo stop dovuto alla pandemia, la promessa diventerà una splendida realtà.

In Arte Veteri, dallo studium all’Università

Nell’anno del Signore 1305, veniva inaugurato in Narni, nel convento dei Domenicani, lo studiumin Arte Veteri”, da servire per l’educazione del clero, nonché, per i laici che si dedicavano alle lettere ed alle scienze. Il Diaccini riporta la notizia nel suo scritto, “Per il solenne ingresso di Mons. Cesare Boccolieri”, Vescovodi Terni e Narni, nella diocesi di Narni nel 1921, semplicemente stringandola con queste poche parole che racchiudono un concetto di ben più ampio respiro.

Il percorso di studi dall’antichità al medioevo era distinto in tre gradi: elementare, dove si imparava a leggere, scrivere e far di conto; medio, dove con il grammaticus si approfondiva lo studio della lingua latina e s’imparava quella greca; si studiava la letteratura di queste due lingue e le prime nozioni di storia, geografia, fisica e astronomia ed infine il superiore dove si studiava la retorica, l’eloquenza, l’arte cioè di costruire discorsi per gli usi più vari (giudiziari e politici innanzitutto), partendo dallo studio del diritto, della storia dell’eloquenza, della filosofia.

Lo studium generale (aperto a tutti, non il solo studium) indicava l’istituto dedicato all’insegnamento superiore, intendendo sia che convenivano a studiare nell’Università studenti da ogni paese, sia che i titoli che tali studia conferivano erano riconosciuti ovunque,mentre l’universitas, era l’organizzazione corporativa che faceva funzionare lo studium garantendone l’autonomia, non contenendo necessariamente nel suo seno tutte le attività ad esso connesse, che pur controllava. Nei secoli XI e XII, il termine latinouniversitas designava qualsiasi comunità organizzata e dotata di un proprio statuto giuridico. Le università dei maestri e degli studenti erano affiancate dalle universitates di persone accomunate da uno stesso mestiere, sviluppi spontanei, dati dalla medesima necessità. La nascita dell’Università, intesa come luogo di formazione intellettuale, nasce infatti a Bologna, dall’iniziativa degli studenti, in massima parte laici, che si riunivano in società al fine di pagare un maestro.

Le facoltà, quattro in tutto, erano soprattutto suddivisioni amministrative dello studium, connesse all’attività didattica, ed erano ordinate gerarchicamente nei diversi rami del sapere: la facoltà di artes, ove si insegnavano le arti liberali, preparava alle tre facoltà superiori di teologia, diritto canonico e civile e medicina. Le arti liberali, sette, a loro volta, erano divise dagli autori antichi come Varrone, Marziano Capella, Cassiodoro, fra trivium dette “sermocinales“ (grammatica, dialettica e retorica) per lo studio letterale e quadrivium (matematica, geometria, musica e astronomia) per lo studio scientifico, distinzione, questa, mantenuta per tutto il medioevo, anche dopo aver perso in gran parte il suo valore pedagogico. Le arti liberali invece affermano definitivamente nel medioevo la loro supremazia su quelle meccaniche. “Le arti tecniche sono dette meccaniche ossia falsificatrici, perché l’attività dell’uomo artefice si appropria della percezione delle forme che imita dalla natura. Le sette arti liberali sono così chiamate, perché richiedono animi liberi, cioè non impediti e ben disposti (infatti tali arti perseguono penetranti indagini sulle cause delle cose), ovvero perché nell’antichità soltanto gli uomini liberi, cioè i nobili, si dedicavano ad esse, mentre i plebei e coloro che non avevano avuto rappresentanti delle proprie famiglie nelle cariche pubbliche, si occupavano delle arti tecniche con la competenza del loro lavoro” (Ugo di San Vittore (1096 ca.-1141), Didascalicon)

Le arti meccaniche erano delle vere e proprie tecniche manuali, specializzatesi nel tempo in mestieri. Comprendevano infatti: la prima era la tessitura; la seconda comprendeva ogni sorta di artigianato, e dunque la meccanica, la metallurgia, l’architettura; la terza era la nautica, la quale includeva anche il commercio. Quattro arti, invece, avevano a che fare con il corpo umano: ed erano l’agricoltura, la caccia, la medicina, il teatro. Medicina e Architettura, che originariamente facevano parte delle arti liberali, vennero spostate nel secondo gruppo da Marziano Capella nel “De nuptiis Philologiae et Mercurii”, riducendo così a sette le nove arti liberali, trasmettendo il modello degli studi umanistici alla cultura medievale.

La medicina merita un ruolo chiave a parte, dimostrando la mancanza di discriminazione, tutta tardo medievale, tra le arti liberali e le arti meccaniche, tanto da godere della stessa dignità delle arti liberali, insidiandone anzi il primato. Nel preambolo degli statuti della facoltà di medicina di Montpellier (1239) essa viene paragonata a una stella che di quelle arti illuminava il firmamento. Una visione inutilmente contrastata da Petrarca. Coluccio Salutati dovette fare ricorso ad Averroè per affermare la superiorità della Giurisprudenza sulla Medicina.

Le arti meccaniche rimasero comunque appannaggio di corporazioni chiuse, mentre le Università si distinsero per il grado di apertura e di eguaglianza, cosa probabilmente dovuta all’obiettivo manifestamente occupazionale delle arti meccaniche, opposto alla nobiltà di quelle liberali. (Rüegg W. (a cura di): “A History of the University in Europe”)

Di fatto, comunque, in molte università del Duecento v’erano solo due o tre facoltà, ed in particolare fino alla fine del Trecento, i papi osteggiarono la moltiplicazione della facoltà di teologia, per garantirne il monopolio all’università di Parigi, “lampada splendente nella casa del Signore”, tanto che, perfino Bologna, la prima ad essere fondata in tutto il mondo (XII sec.), ebbe la sua facoltà di teologia solo nel 1364 (J. Verger, Le Università nel medioevo)

A Narni, gli Statuti del 1371, riportano nel libro I cap. CXIV, la notizia che i maestri che venivano ad insegnare nella città, fossero protetti più dei normali cittadini, tanto che, chi recava loro offesa doveva pagare il doppio rispetto alla stessa offesa recata ad un narnese, ma soprattutto, recano, inconsapevolmente, il messaggio di quanto fosse importante il centro culturale narnese, semplicemente con l’elenco dei maestri che rientravano nella categoria “protetta”. Viene da credere che lo Studium inaugurato nel 1305 sia già divenuto Studium generale…

I maestri di arti liberali, che denotano la presenza del primo grado superiore di istruzione, ma anche giureconsulti, medici, fisici e chirurghi, che denotano la presenza del secondo grado superiore di istruzione, il più alto in assoluto… praticamente erano presenti in Narni nel 1371, anno di riconferma degli Statuti, tutte le facoltà, tranne quella di teologia, o almeno non nominata dagli Statuti, cosa che potrebbe essere spiegata dall’interesse comunale di laicizzare lo Studium.

A pieno diritto quindi, si può parlare di universitas, con tutta l’articolazione delle più note e più grandi sue antecedenti, quali appunto Bologna, ma anche Roma, Perugia, Napoli, Modena, Vicenza, Padova, Vercelli e Macerata (altre importanti, ancor oggi, università italiane, sono successive a quella narnese, come Firenze, Pisa, Lucca, Siena, Torino, Parma). Sulla sua importanza, fanno ancora capire gli Statuti, sempre nello stesso capitolo, citando il fatto che, i sex domini electi, (autorità magna della città) erano tenuti a fare il possibile per procurare alla città due maestri di grammatica o altra scienza che richiamino con la loro fama, studenti da altri luoghi e conferiscano prestigio all’immagine del comune, mentre a coloro che venivano a Narni per accrescere il loro sapere era garantito il privilegio della sicurezza “sia nel venire, nello stare e nel tornare” assieme i loro accompagnatori ed eventuali visitatori. Non solo, il cap. CXIV, illustra anche come, a pari di altre universitas, quella narnese, dopo esser nata sotto l’egida della chiesa, sia sottoposta ad un tentativo di laicizzazione da parte del comune, ansioso di asservirla al proprio potere. E’ prevista infatti una somma annua in denaro, pari a XXV libbre di cortonesi, da parte dei sex domini electi, per permettere l’alloggiamento degli scolari, tra l’altro obbligatorio, per poter integrare l’affitto dovuto, a patto che tale alloggio non risulti essere presso persona religiosa.

Le autorità cittadine, tendevano, infatti, ad aumentare la componente laica fra maestri e scolari, (soprattutto in Italia e nella Francia meridionale), tanto che, alla fine degli studi, erano sempre più numerosi coloro i quali intraprendevano carriere laiche, come testimonia il disinganno tradito da papa Urbano V, “D’accordo, non diventeranno ecclesiastici tutti quelli di cui curo l’educazione: molti sceglieranno un ordine monastico o il clero secolare, altri resteranno nel mondo e saranno padri di famiglia ma, qualunque sarà la loro condizione, gli sarà sempre utile l’aver studiato, dovessero pure esercitare un lavoro manuale”, riferendosi agli studenti mantenuti dalla Santa Sede (Citazione riportata da B. Guillemain, La Cour pontificale d’Avignon (1309-1376)).

Non paghe, le magistrature narnesi infatti, stabiliscono anche che i massimi esponenti dello Studium, siano Magistri che “laureati”, i medici (insieme agli speziali) ed i maestri di grammatica siano esenti da ogni custodia, dal servizio militare a piedi o a cavallo, per le necessità e la salute di uomini ed infermi, confermandone l’importanza fondamentale per il Comune. Potevano perfino tenere aperta la bottega nei giorni festivi e di andare impunemente per la città, qualora gli ammalati ne avessero bisogno (Cap. CCXXIII – Libro I). Ma qui più che al prestigio l’esenzione era dovuta alla necessità. Raramente le leggi comunali non erano (all’epoca) realmente dovute ad un effettivo bisogno.

Ne emerge però a questo punto rinforzata l’immagine dei magistri grammatices, che gode comunque dell’esenzione alla custodia, pur non essendo il suo un servizio vitale a livello fisico.

E le magistrature di oggi in fondo non sono così diverse da quelle di ieri, almeno quelle che rappresentano le medievali nell’ambito della Corsa all’Anello. Sta rinascendo ad oggi lo Studium “In Arte Veteri”, nell’accezione delle Arti Meccaniche e perché no, magari in futuro, anche delle liberali. della Rievocazione. Un “Università” (nel senso aggregativo del termine, per la riunione di studenti, da ogni dove) del Medioevo ricostruito, per i rievocatori (e non) che nasce dalla Storia, per la Storia. Un Ars gratia Artis, per continuare a vivere “con un piede nel passato. E lo sguardo dritto e aperto nel futuro”.

Primo Aevo, tutti i numeri dell’edizione digitale

NARNI 7 maggio 2021 – Ventuno dirette, 30 video, oltre 350mila click al sito, 10mila visualizzazioni instagram con un più di 300 per cento di interazioni, 156mila persone raggiunte in facebook (tutte in organica) con 13mila interazioni tra like, commenti e condivisioni e 74mila minuti di visualizzazione video. Sono questi i numeri di Primo Aevo, edizione digitale 2021 della Corsa all’Anello che si è tenuta dal 29 aprile al 3 maggio in streaming su tutti i canali ufficiali della Corsa all’Anello. Un grande successo, che apre le porte a nuove idee e progetti.

“L’edizione digitale – ha affermato il presidente dell’Associazione Corsa all’Anello Federico Montesi –  è stata un successo e senza dubbio andrà affiancata con i suoi contenuti all’edizione tradizionale. Il risultato ottimo è sotto gli occhi di tutti, così come il fatto che Primo Aevo abbia abbracciato una fetta molto ampia di pubblico e tutto il mondo della Corsa all’Anello, con la partecipazione attiva dei terzieri. Tanti eventi in digitale, non dimenticando i forni e le taverne aperte per l’asporto ed i fuochi d’artificio finali. E’ senza dubbio un’esperienza da ripetere”.

“La Corsa all’Anello – ha aggiunto il responsabile della comunicazione dell’Associazione Corsa Emiliano Luciani –  per questa edizione è stata ancora una volta obbligatoriamente ‘a distanza’,  secondo appuntamento in questa modalità, ma dopo il successo della pionieristica edizione del maggio scorso non potevamo che realizzare una ‘special edition’ capace di uscire completamente dagli schemi e di costituire la solida base per l’organizzazione degli eventi in presenza futuri. Al di là di ogni previsione siamo riusciti a dar vita alla più grande rievocazione storico – medievale riconvertita in digitale dell’Umbria e forse d’Italia. Un evento totalmente in streaming che ha posto al suo centro l’universo della storia medievale analizzandolo a 360 gradi, attraverso la formazione, con i workshop e la presentazione dei futuri corsi, con momenti dedicati alla cultura, alla divulgazione scientifica, al mondo della cucina medievale, all’attualità e al futuro del nostro evento, affrontando e indagando la storia, la tradizione, la cultura medievale e il loro potenziale sociale.

Ricchissima l’agenda – ha continuato –  che abbiamo proposto per i cinque giorni dell’evento, uno studio televisivo con una programmazione giornaliera ricca e varia, 21 dirette e più di 30 contenuti video originali dedicati al Santo Patrono Giovenale e alla storia medievale, appuntamenti di formazione su numerosi temi tra cui la cucina, le cornamuse, la drammaturgia e momenti riservati alla presentazione di ricerche storiche accompagnate da un buon vino e molto altro. Questo è stato Primo Aevo – ha concluso il responsabile –  dove abbiamo approfondito, divulgato, raccontato la nostra festa e la nostra storia e gettato le basi per una piattaforma che potrà arricchire e affincare la festa tradizionale rendendola più completa e senza alcuna barriera”.

“Abbiamo presentato un prodotto di grande pregio – ha commentato il responsabile della segreteria coreografica dell’Associazione Corsa Sandro Angelucci –  che ha fatto conoscere a tutti le ricchezze che la Corsa all’Anello racchiude. Il percorso è stato avviato e bisogna continuare sulla stessa strada per continuare a crescere. Non bisogna abbassare il tiro, ora che è stato fatto il salto di qualità. I contenuti dell’edizione digitale non escludono tutti gli eventi della festa tradizionale. Anzi, ne sono il valore aggiunto e sono diventati indispensabili. E’ stata per noi una grande soddisfazione essere arrivati addiruttura oltreoceano consolidando i rapporti con il consolato di Miami, così come i complimenti ricevuti dai docenti dei workshop e dagli ospiti illustri che ci hanno incoraggiato ed elogiato, facendoci rendere conto che possiamo realmente diventare un punto di riferimento nelle rievocazioni storiche”.

“Il successo di Primo Aevo – ha concluso l’altra responsabile della segreteria coreografica Patrizia Nannini –  ci dà nuovi impulsi ed energia per il futuro. Siamo molto soddisfatti del programma, delle conferenze con ospiti davvero illustri, dei contributi di livello fatti dai terzieri, dei workshop che hanno avuto iscritti da tutta Italia e che continueranno nei prossimi mesi. C’è stata davvero tanta qualità in tutti gli eventi e le edizioni di questi due anni, culminate con Primo Aevo ci hanno fatto crescere. Partendo dalla tradizione, abbiamo avuto la possibilità di confrontarci, di progettare per il futuro, di migliorarci, di formarci. E senza dubbio tutto ciò rappresenterà un grande valore aggiunto per la Corsa all’Anello”. 

Copyright © 2009 - 2021 by Ente Corsa all'Anello - Narni (TR). Tutti i diritti sono riservati ed è vietato qualsiasi utilizzo non autorizzato.