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Mese: Settembre 2021

Il migliore degli arcieri: Robin Hood fra storia e leggenda

Robin Hood: il solo nome evoca un  medioevo immaginario, con i suoi fuorilegge, l’amore vissuto tra castelli e foreste, le facce cinematografiche di Douglas Fairbanks e Kevin Costner, ma anche la simpatica volpe di Walt Disney con tanto di allegra brigata animalesca.

Sebbene le leggende di Robin Hood ci siano pervenute nei secoli attraverso diverse fonti (tra cui molte reinterpretazioni della prima  trasmissione orale), e gran parte della letteratura “favolistica” sia frutto di una rielaborazione tardo medievale, non bisogna dimenticare che gran parte delle nostre conoscenze della storia e dei personaggi del mitico arciere di Sherwood sono in realtà il frutto del lavoro di Alexandre Dumas, che dopo aver affrontato i Tre Moschettieri ed il Conte di Montecristo si volle cimentare anche con questo eroe popolare.

La sua versione di Robin Hood apparve postuma nel 1863, con il sottotitolo “il Proscritto”, proprio ad evidenziare la sua caratteristica di fuorilegge, e collegarlo così al suo personale Olimpo di eroi popolari che aveva già abilmente descritto nei suoi romanzi precedenti.

Dumas consegna alla letteratura di genere il paradigma perfetto delle storie precedenti, creando una sintesi completa delle varie leggende, inserendovi tutti quei personaggi di contorno che sarebbero poi divenuti  familiari grazie al cinema ed alla cultura “pop”. Eppure il suo lavoro letterario ha basi ben solide anche nella tradizione orale e nella storia medievale, tanto da spingerci a chiederci (ancora oggi) chi fosse realmente Robin Hood.

Robin è il ”miglior arciere d’Inghilterra”, la personificazione della giustizia e della lotta contro le angherie e le soverchie dei Normanni nelle antiche terre Sassoni, il protagonista di ben trentotto ballate popolari giunte fino a noi attraverso i secoli, nonché il personaggio principale in oltre sessanta anni di storie hollywoodiane, ma è mai esistito il vero Robin Hood, oppure ci troviamo di fronte all’ennesimo parto della fantasia popolare, sempre alla ricerca di eroi da emulare, con cui giustificare, a posteriori, le proprie azioni ?

La questione non è nuova, diverse sono le tesi a favore, ma altrettanto numerose sono quelle contrarie, quindi proviamo a fare in po’ di ordine, iniziando proprio dai fatti.

Le storie narrate pongono Robin e le sue gesta in luoghi e tempi reali, ben rintracciabili ancora oggi: il Nottinghamshire, al centro dell’Inghilterra, a sud della vecchia capitale York.
La leggenda lo vuole attivo qui, attorno al 1190, durante il regno di Riccardo Cuor di Leone, ma le testimonianze letterarie sono molto più recenti, al massimo risalgono al XIV secolo.

E’ dunque verosimile che la figura di Robin fosse nota sin dagli albori del XIII secolo ?
Alcune testimonianze ci portano ad affermare ciò: al 1261 risale infatti un documento redatto nel Berkshire (centro dell’Inghilterra), in cui un tale William, figlio di Robert il fabbro, viene accusato di furto. Nell’atto di ratifica delle accuse un ufficiale copia il nome del presunto ladro modificandolo in William Robinhood, avvalorando così la tesi che quel nome era ormai divenuto sinonimo di ladro già durante il XIII secolo !

Un  possibile candidato a ricoprire il ruolo storico è un tenente dell’arcivescovo di York, il quale venne accusato di diverse malefatte e dovette fuggire nel 1225, ed allora fu registrato nei documenti del 1227 come “Robin Hod fugitive”.
Non si può però provare che questo Robin Hod fosse proprio quello delle leggende, anche perché il suo stato di fuorilegge, ed il supposto periodo della sua attività non coinciderebbero con quello delle leggende. Gli storici azzardano allora un’altra ipotesi: poiché la leggenda di Robin è diffusa sin dal 1266, anno in cui il suo nome, e quello dei suoi compari, è citato da Walter Bower quale esempio di famoso fuorilegge, si può affermare che a questa data il nome fosse  già noto alle cronache.

Andando a ritroso nel tempo però possiamo richiamare i celebri versi di William Langland, autore che scrive il suo “Piers Plowman” nel XIV secolo, ed all’interno del quale uno dei personaggi, accusato di non essere un buon cristiano, risponde con le testuali parole: “I do not know my Paternoster perfectly as the priest sings it. But I know the rhymes of Robin Hood and Ranulf Earl of Chester” (“Non conosco il paternoster così bene come lo recita il prete, ma conosco le canzoni di Robin Hood e del duca di Chester”).  A questo riguardo sappiamo che tale duca Ranulf morì nell’anno 1153, e visto che Robin viene associato alla sua persona, ecco che il quadro si fa più chiaro… 

Robin viene spesso citato nei racconti come Duca di Huntingdon, e quindi può essere vissuto in un periodo in cui tale ducato aveva ancora legami con la stirpe dei Loxley (che è l’altro nome con cui è noto Robin). La storia testimonia della fine di tale ducato nel 1069, a seguito del quale i Normanni fanno decapitare Sir Waltheof nell’anno 1076.  Questa figura verrà poi associata alla stirpe di Loxley proprio grazie a Robin, e l’evento storico tornerà nella leggenda, in quanto Waltheof potrebbe essere proprio il padre di Robin, ucciso dai Normanni.

Infine il nome di Robin viene inoltre sempre associato a quello dello sceriffo di Nottingham, secondo la tradizione William Peveril, che fu anche capo guardia della foresta di Sherwood proprio all’epoca della conquista normanna, quindi attorno al 1066 !

Un’altra questione collegata all’esistenza di Robin è quella inerente alla permanenza del suo gruppo nella foresta di Sherwood: perché tali uomini furono costretti a rifugiarsi lì, lontano dalla città di Nottingham, per divenire fuorilegge ? In questo caso ci viene di nuovo incontro la storia: dopo la conquista normanna del 1066 molti nobili sassoni furono uccisi ad Hastings, chi rimase in vita fu privato dei propri possedimenti e costretto a vivere in tenda, ai margini della città.

Molte di queste persone furono chiamate Tilvatid (chi vive in una tenda), ed i Normanni li chiamarono con disprezzo Silvatici. Ciò potrebbe chiarire anche perché Robin è associato (come i sassoni ribelli) alla vita nella foresta.
Il Robin della leggenda sembra quindi coincidere con Robin duca di Huntigdon, imparentato con i Loxley, vissuto all’epoca della conquista normanna, morto prima del 1100, sulla cui tomba (o supposta tale) a Kirklees è incisa la seguente iscrizione:

Robert Earl of Huntingdon
Lies under this little stone.
No archer was like him so good;
His wildness named him ROBIN HOOD.
For thirteen years, and something more,
These northern parts he vexed sore.
Such outlaws as he and his men
May England never know again.

(Robert Duca di Huntingdon   Giace sotto questa pietra  Nessun arciere fu pari a lui  Per la sua natura fu detto ROBIN HOOD.  Per tredici anni e più  Queste terre del nord egli rese aride.
Fuorillege come lui ed I suoi uomini Possa l’Inghilterra non vederne più)

La leggenda ci consegna quindi  l’immagine di un fuorilegge, divenuto tale perché accusato di molti crimini dal perfido Sceriffo di Nottingham, tra cui rapine ai danni di viaggiatori inermi e l’uccisione di diversi cervi reali.  Tra le altre cose storicamente Sherwood era infatti una foresta reale, soggetta alle leggi del Re, ed esclusivo spazio di caccia della corte.
Ciò in quanto la caccia è sempre stata passione reale, ed il fatto di aver deliberatamente ucciso dei cervi “reali” in quel luogo rappresenta un’esplicita violazione della legge, e quindi la messa al bando di Robin e dei suoi uomini, i quali però – con sprezzo del pericolo e delle convenzioni – torneranno a vivere di nascosto proprio là.

Un ennesimo mistero circonda poi la sua figura: perché Robin viene sempre ricordato come arciere e non, come succede ad altri eroi, come cavaliere?
L’arco in questione è il cosiddetto Long Bow, o arco lungo, vanto e delizia di tutti i nobili inglesi che lo usano per andare a caccia, o per fare la guerra, come è ancora ben visibile sul famoso arazzo di Bayeux risalente al XII – XIII secolo.

Tra il 1150 ed il 1500 è proprio l’arco l’arma più micidiale d’Europa, quella che permette alle truppe inglesi di vincere e sconfiggere avversari di diverso genere, con lanci di frecce che possono sorvolare le prime linee della fanteria e colpire la cavalleria nelle seconde linee degli eserciti; un’arma la cui gittata poderosa può arrivar fino a 200 metri, e che sarà ancora nel XVI secolo fondamentale, ad esempio, al Re Enrico V (quello di Shakespeare, di “…noi felici pochi, noi manipolo di fratelli…”) i quale se ne servirà per sconfiggere Francesi ad Azincourt.

Ecco quindi che Robin, grazie alla sua maestria con l’arco, rappresenta in pieno il carattere e le virtù inglesi, o forse dovremmo dire sassoni, in opposizione ai Normanni, contro cui userà spesso la sua arma, a mo’ di stendardo di liberazione.

La fama letteraria della figura è molto antica: esistono ben trentotto ballate tradizionali nate attorno alle gesta ed alla figura di Robin. Molte di esse però furono scritte solo tra il XVII ed il XVIII secolo, altre invece risalgono almeno al XV secolo, e si suppone che siano state scritte almeno un secolo prima.
Le figure che attorniano di volta in volta Robin sono altrettanto note, e spesso hanno anch’esse legami con la storia ufficiale: Guy di Gisborne, il Frate (a volte Tac, a volte con altri nomi), vari monaci dei Monasteri attorno a Nottingham, e Lady Marian chiaramente…

In conclusione: luci ed  ombre si proiettano sulla figura storica di Robin Hood, ma l’impatto popolare delle sue storie, delle leggende e le canzoni che lo hanno descritto è ancora vivo e pulsante.  Il pregio del libro di Dumas è quello di aver “sintetizzato” la storia e le leggende, donando loro una veste letteraria degna dei migliori romanzi del Romanticismo europeo, consegnandoci la figura del buon fuorilegge che tanto successo avrà nella nostra cultura letteraria.

Fabio Ronci

Il senso dello spazio nella cultura medievale

Seppur con limitazioni e regole siamo tornati a vivere i nostri spazi: piazze, vie, monumenti storici, campo dei giochi. Spazi nostri, non solo perché viviamo nella dimensione spaziale, o come sarebbe più corretto affermare, spazio-temporale, ma anche, e soprattutto perché, questo spatium lo trasformiamo continuamente in qualcosa di nuovo e diverso; siamo proprio noi la discriminante che vivendolo lo rende una costruzione sociale. Ma il termine nel tempo ha assunto significati diversi.

In età altomedievale per esempio è completamente assente la nostra nozione di spazio: spatium indicava una distanza e non un concetto astratto o matematico; anzi il sistema di rappresentazione medievale si basava proprio sulle “distanze” generate dal binomio fondativo creatore-creazione (le creature vengono di conseguenza): il “perfetto” e l’ ”imperfetto” non possono condividere lo stesso piano e per questo si generano relazioni spaziali che danno origine ad un sistema gerarchico polarizzato da coppie di opposti (caro-spiritus, terra-coelum, intus-foris e così via) e caratterizzato dall’idea della diffusione (dal perfetto all’imperfetto). In particolare la relazione antinomica alto-basso costituisce l’asse che coordina lo spazio cristiano, asse che è discendente nell’incarnazione ed ascendente nella redenzione e assunzione): essa non solo è all’origine della verticalità dei mondi «al-di-là», ma spiega anche come nel mondo umano, per sua natura intermedio, lo spazio si carichi ed esprima una complessa simbologia. L’arte narnese offre notevoli esempi per capire come poi venissero messi in pratica questi concetti: chi non ha in mente il contrasto tra il giardino perfetto e la
ordinata architettura dentro le mura della casa di Maria contro il caos dell’incolta
vegetazione all’esterno nell’opera dell’Annunciazione di Benozzo Gozzoli?
(intus/foris e terra/coelum), oppure la forte carica di ascensione verticale
nell’Incoronazione della Vergine di Domenico Ghirlandaio? (terra/coelum e caro/spititus). Regaliamoci qualche minuto al Museo Eroli per osservare queste meravigliose opere.

In ogni tempo della relazione tra uomo e spazio fisico inteso come “contenitore” di azioni umane (coltivazione, residenziali, religiose) questo ha sempre avuto bisogno di essere analizzato nelle sue dimensioni geometriche e quantitative. Il finis (confine) e qualunque elemento lo rappresenti, dalla semplice pianta o pietra al cippo, trasformano lo spazio in un reticolo geometrico e divengono i soli strumenti utili per difenderlo e riconoscerlo nelle parti prescelte, compensando la perdita del tempo felice del regno di Saturno. La cartografia restituisce con generosità toponimi riferibili a località che devono il loro nome al fatto di essere stati luoghi di confine: Termini e Configni sono due tra gli esempi più semplici presenti nella toponomastica narnese. Su di essi in tempi remoti avrà sicuramente vegliato Terminus, divinità tutelare dei confini, emanazione di Giove, il dio dell’ordine che, succedendo al caotico Saturno, avrebbe liberato l’umanità dallo stato ferino primordiale attraverso una serie di stimoli, che portarono all’invenzione dell’agricoltura, della pro­prietà privata e naturalmente del segno di confine. I Romani probabilmen­te ereditarono questo modello cosmogonico dalla vicina cultura etrusca. Nel­la cosiddetta ‘profezia di Vegoia’ si racconta infatti che, quando Giove prese possesso di questa terra, provvide a delimitarla servendosi di cippi terminali, in modo tale da rendere «conosciuta ogni cosa» (terminis omnia scita esse voluit). Per questa ragione la loro rimozione è destinata a provocare crisi di natura sociale. Se non nella cultura religiosa medievale sicuramente nell’ordine delle cose ciò è ancora vero nel XIV°secolo, come testimonia la fonte dello Statuto narnese al Libro III cap. LXX De eo, qui exterminaverit terminum) e lo è ovviamente tutt’ora.

 “Ci siamo, se farò ancora un passo non sarò mai stato così lontano da casa mia”, dice preoccupato e impaurito Sam a Frodo prima di uscire da La Contea (Signore degli Anelli).

Il fines è anche una soglia che assume un preciso valore come archetipo del confine fra il noto e l’ignoto, fra ciò che ha ordine e ciò che ne è privo e si fa pertanto temibile e minaccioso. Non si tratta solo dei «confini del mondo» e del caos che vi si immagina al di là, ma anche della porta – o delle porte – della città.

La porta urbana non rappresenta, come spesso si è indotti a supporre, un limite rigido, bensì un permeabile confine di “civiltà”. Massimo Montanari ha dimostrato come, attraverso l’incontro fra civiltà romana e civiltà germanica, il bosco-foresta diventa compatibile con ‘cultura’ e città, in modo tale che terrae et silvae – colto e incolto – si armonizzano nello spazio.

Ma lo spazio medievale è anche realtà aperta. Segno di questa apertura sono gli scambi commerciali, le mercanzie che si vendono fuori e quelle che non possono invece entrare e a tal proposito sono numerosi i capitoli degli statuti che regolano tassazioni e sanzioni per chi contravviene (solo qualche esempio, libro I cap CCLXII- libro III Cap. CLV), indice che quindi la “vitalità” sul confine era alta. Segno di questa sono anche i religiosi e i pellegrini che misurano lo spazio anche con il tempo (percorrenza a giornata). E questo territorio pieno di significati, nei lunghi secoli che ci hanno preceduto, era spesso ritenuto da chi usciva dalla città per lavorare fuori le mura, ancora sicuro e conosciuto perché raggiunto dal suono della campana e diventava più ostile quando troppo ci si allontanava dal cuore della città e lo scampanio non si avvertiva più.

Eleonora Mancini

Corsa, Fraporta vince l’anello d’argento

NARNI 5 settembre 2021 –  Fraporta ha vinto la Corsa all’Anello. La gara equestre si è tenuta oggi pomeriggio, 5 settembre, al Campo de li Giochi. Fraporta ha vinto con 240 punti, seguita da Mezule con 195 punti e da Santa Maria con 185 punti. I rossoblù hanno conquistato l’anello d’argentom tra la gioia incontenibile dei contradaioli.

Nella prima tornata Mezule ha totalizzato 60 punti, Fraporta 90 punti e Santa Maria 65. Nel primo scontro hanno corso Ernesto Wilmi Santirosi per Mezule su Bridge Ares, che ha portato a casa 30 punti contro Luca Paterni di Fraporta su Oro Y Plata che ha totalizzato 45 punti. Nel secondo scontro, contro Paterni ha corso Marco Diafaldi di Santa Maria su Gran Corredor. Il cavaliere di Fraporta ha totalizzato ancora 45 punti, quello di Santa Maria 30 punti. Nell’ultimo scontro tra Mezule e Santa Maria i bianconeri hanno portato a casa 30 punti, gli arancioviola 35 punti (3 anelli, ma due bandierine abbattute per una penalità di 10 punti).

Nella seconda tornata si sono scontrati Tommaso Finestra su Air County per Mezule, Jacopo Rossi su Mazzini per Fraporta e Tommaso Suadoni su Spirit of Fall per Santa Maria. Mezule ha portato nel bottino 75 punti come Fraporta e Santa Maria 60 punti. Nel primo scontro Mezule – Santa Maria, i bianconeri hanno totalizzato 45 punti, gli arancioviola 30. Nel secondo scontro Finestra di Mezule ha preso due anelli (30 punti) e Rossi di Fraporta 3 anelli (45 punti). Nel terzo scontro Santa Maria contro Fraporta, entrambi i cavalieri hanno portato a casa 30 punti. I parziali erano quindi 135 per Mezule, 165 per Fraporta e 125 per Santa Maria.

La terza ed ultima tornata, ha visto scontrarsi Cristiano Liti su Scoiattolina per Mezule, Leonardo Piciucchi su Don Medellin per Fraporta e Marco Bisonni su Monsieur Polly per Santa Maria. Mezula ha totalizzato 60 punti, Fraporta 75 punti e Santa Maria come Mezule 60. Nel primo scontro Fraporta – Santa Maria , Piciucchi ha portato a casa 30 punti e Bisonni 45, nel secondo scontro Mezule – Santa Maria, Liti ha portato a casa 45 punti e Bisonni 15. Infine nel terzo scontro Mezule – Fraporta Piciucchi ha portato nel bottino 45 punti e Liti 15. A vincere quindi è stata Fraporta, con 240 punti.

A vincere il premio di miglior cavaliere è stato Luca Paterni di Fraporta che nella prima tornata ha portato a casa 90 punti (6 anelli), facendo l’en plein.

Corsa, è l’ora dell’attesa gara equestre

NARNI 4 settembre 2021 –  E’giunta l’ora della gara che decreterà il vincitore della Corsa all’Anello. Domani pomeriggio, 5 settembre, al Campo de li Giochi si terrà l’attesa giostra equestre in cui si sfideranno fino all’ultimo anello i cavalieri di Mezule, Fraporta e Santa Maria.

LA GARA – Nell’avvincente gara equestre i cavalieri si scontreranno in un duello diretto. La gara consiste nell’infilare con la lancia un anello sospeso su un braccio meccanico. La caratteristica della corsa è la velocità e la tecnica. Ciascun fantino di terziere deve battere quello dell’altro terziere sul tempo per arrivare prima ad infilare l’anello. Rapidità, buona mira e freddezza sono le armi vincenti del cavaliere che deve infilare l’anello di 10 cm di diametro al galoppo. Un dispositivo elettronico sgancia automaticamente l’anello avversario quando al terzo giro l’altro viene preso dal primo dei cavalieri che arriva sul porta anelli.

La gara si svolge su un tracciato ellissoidale dove ciascun fantino sfida gli altri con gare uno contro uno su tre giri e tre tornate. Ogni anello conquistato ha un punteggio, vince il terziere che al termine delle tornate ha totalizzato più punti. La gara si svolge in tre tornate, ognuna formata da tre gare dirette e decreterà il vincitore dell’anello che “ne vanterà gloria per l’anno intero”.

Nel 2019, ultimo anno in cui è stata disputata la gara, si è aggiudicato la vittoria della Sfida il terziere di Fraporta e quella della Rivincita, il terziere di Mezule.

I CAVALIERI IN CAMPO – I responsabili della scuderia del terziere Mezule Simone Galletti e Federico Minestrini schiereranno in campo Cristiano Liti che correrà su Scoiattolina, Ernesto Wilmi Santirosi che monterà Bridge Ares e Tommaso Finestra che correrà su Air County. La riserva del terziere bianconero è Lorenzo Proietti

I responsabili della scuderia del terziere Fraporta Edoardo Secondi, Federico Grillini e Luca Saltimbanco metteranno in campo Luca Paterni su Oro Y Plata, Jacopo Rossi su Mazzini e il debuttante Leonardo Piciucchi su Don Medellin.. La riserva sarà Mattia Zannori.

Il responsabile della scuderia di Santa Maria Diego Cipiccia schiererà Tommaso Suadoni su Spirit of Fall, Marco Diafaldi su Gran Corredor e Marco Bisonni su Monsieur Polly . La riserva sarà lo stesso responsabile Diego Cipiccia.

Per quanto riguarda le tornate la prima sarà da disputata da Ernesto Santirosi (Mezule), Luca Paterni (Fraporta) e Marco Diafaldi (Santa Maria). La seconda da Tommaso Finestra (Mezule), Jacopo Rossi (Fraporta) e Tommaso Suadoni (Santa Maria) e la terza da Cristiano Liti (Mezule), Leonardo Piciucchi (Fraporta) e Marco Bisonni (Santa Maria).

Corsa, in Cattedrale omaggio a San Giovenale

NARNI 3 settembre 2021 – Sarà una cerimonia unica, pensata appositamente per Secondo Aevo, nella serata antecedente alla Corsa all’Anello al Campo de li Giochi. Domani sera, 4 settembre, alle 21,30 nella Cattedrale si terrà l’Omaggio a San Giovenale, cerimonia a cura dei terzieri della Corsa all’Anello.

“La cerimonia –ha spiegato la responsabile del settore coreografico dell’Associazione Corsa all’Anello Patrizia Nannini – sarà il completamento delle benedizioni dei tre terzieri di Mezule, Fraporta e Santa Maria che si sono tenute nei giorni precedenti nelle chiese di Santa Margherita, San Francesco e Santa Maria Impensole. Una sorta di benedizione congiunta ed un omaggio al Santo Patrono da parte di tutto il mondo della Corsa all’Anello”.

In cattedrale saranno presenti i musici dell’Associazione Corsa, i capo priori ed i priori dei terzieri di Mezule, Fraporta e Santa Maria, rispettivamente Cesare Antonini e Serenella De Arcangelis, Giuseppe Ratini ed Andrea Massarelli e Danilo Regis e Pamela Raspi, con i tre porta gonfaloni. Ci saranno poi le tre allegorie dei terzieri, Allegra Mercuri (Mezule), Silvia Isidori (Fraporta) e Anita Mascherucci (Santa Maria) che doneranno tre rose a San Giovenale, i tre portalance dei terzieri e la responsabile Patrizia Nannini che porterà l’anello d’argento.

Durante la cerimonia, i capo priori ripeteranno i discorsi fatti ai loro cavalieri in occasione delle benedizioni ed il parroco Don Sergio Rossini, benedirà i simboli della Corsa all’Anello, ovvero l’anello, le lance ed i vessilli. La voce narrante sarà di Eleonora Sernicola. Un evento suggestivo ed originale, un omaggio al Patrono San Giovenale, una benedizione alla Corsa all’Anello ricca ricca di emozione, che accompagnerà all’attesa giostra equestre di domenica 5 settembre.

L’Associazione Corsa all’Anello ricorda che anche in occasione della cerimonia non ci saranno cortei. In Cattedrale potranno entrare spettatori, secondo la capienza della chiesa, seguendo le regole del piano anti covid.

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