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Autore: Ente Corsa Narni

Narni 1311, l’Offerta dei Ceri

Narni 1311, l’Offerta dei Ceri 

1879, Memoria della Vigilia

La sera del 2 maggio, Vigilia della Festa di san Giovenale, ‘nell’ora della completa gl’illustrissimi Priori seguiti dal Medico, dal Direttore delle scuole e dai Castaldi in costume movendo dal Palazzo Municipale si recavano in Cattedrale, ed adorata la tomba del Santo, presentavano un’offerta di Ceri e due Palli di seta’. Così annotava nel 1879 Giacinto Nicolai in “Vita e miracoli di s. Giovenale africano”, certificando un antichissimo rito narnese, per la cui origine è necessario entrare nei primi decenni del XIII secolo.

1283, Tra Umbria e Sabina

In quel tempo la consegna di un cero per il Patrono da parte dei castelli soggetti era una prassi comune, e per Narni alcuni autori indicano l’anno 1227 come data iniziale, partendo da una Lettera di papa Gregorio IX indirizzata al Capitolo della Cattedrale. Un documento che in realtà conferma i beni già elencati nel 1139 e nel 1224, e che tuttavia non tratta della consegna dei ceri, pratica comunque attestata nel territorio, e ne è esempio Amelia che nel 1208 ne recava uno a Todi per la festa di san Fortunato (G. Ceci “Todi nel Medioevo”, 1897). 

Di quella usanza si hanno pure riscontri con la Sabina nel 1283, anno in cui Configni e Tarano si obbligavano a portare ceri per san Giovenale, mentre Monte Calvo, oggi località di Cottanello, nel 1299 si impegnava a versare a Narni un cero di tre libbre in denari lucchesi. Ed erano offerte che rispondevano a protocolli individuali, ma forse era giunto il momento di mettere a sistema quella sorta di imposta, e di uniformare le modalità delle consegne. 

1311, L’Offerta dei Ceri

Di fatto, qualche anno dopo, ed esattamente l’8 agosto 1311, il Capitano del popolo Burdonus de Sinerilglo convocò nella chiesa di sant’Agostino un’Assemblea generale per regolamentare l’Offerta dei ceri per la Festa di san Giovenale. Il Console anziano Giovenale Malatesta fu coordinatore della proposta, approvata con 112 voti e quattro contrari, per cui subito si istituì una commissione formata dallo stesso Capitano, dai Consoli e dal Podestà (Archivio capitolare). 

L’intervento fu trascritto dal cancelliere Petrus Andree Jacobi, certamente lo stesso  ‘Petri Andreae de Narnia olim Notarij’ che compare al capitolo 242 del Libro Primo degli Statuti, trascritti nel 1371 (Statuta, 1716). Disposizioni che raccontano la vita della città, soffermandosi anche sulla normativa dei ceri.

1371, Dagli Statuti

Disciplina di cui si può cogliere il senso ai capitoli 210 (De cereis..) e 220 del Libro Primo, che rivelano le terre sottoposte alla giurisdizione di Narni. Un elenco che si completa nelle figure degli Ufficiali comunali e degli Anteposti di quelle Arti che già il primo aprile erano invitate a fabbricare il cero (Primo, cp. 188), che doveva essere di cera bianca, con stoppino di cotone, senza scarto della lavorazione dell’olio, come si ricava dal capitolo 124 del Libro Terzo, che considera la maniera di trattare la cera: ‘de modo laborandi ceram in Civitate Narnia’.

1599, I Ceri perduti e l’Indulto ritrovato

Il rituale dei ceri, nel quale si inserisce il donativo di pesci di Moggio nel Reatino, documentato nel 1227, si è modellato negli anni omettendo alcune realtà, tra le quali  i monasteri di santa Croce, di santa Margherita e di san Luca, nell’abitato di Narni, 

ed il convento di san Giovanni di Lugnola, nell’area di Configni, che recavano ceri ‘in festo s. Juvenalis’ (Bocciarelli).

Quindi ceri dimenticati, al pari dei ‘Palli di seta’ presentati alla Vigilia e nella Festa, ricordati dal Nicolai, che al 3 maggio elencava anche la grazia per un condannato a morte dal Governatore, un Privilegio conferito dai pontefici, e in ultimo da Clemente VIII nel 1599. E probabilmente quella Concessione era sostenuta dalla Compagnia della Misericordia, insediata nella chiesa di san Giovanni, come sembra suggerire un passo delle Riformanze del 17 aprile 1591. 

Oggi la liberazione di un prigioniero è una parte della liturgia dei ceri, proposta dal vescovo Vincenzo Paglia -in diocesi dal 2000 al 2012-, che ha reinterpretato l’antico Indulto come riscatto ‘di uno dei condannati a morte che giacciono in tante prigioni del mondo’ (Omelia, 3 maggio 2002). 

La sera del 2 maggio l’Offerta dei Ceri rivive ogni anno

La cera, indicata nel peso secondo la consistenza finanziaria dell’offerente, nuova e bianca per stato e qualità, era elemento indispensabile nell’esercizio del culto. Aver trasformato quel tributo nella solennità di un rito è merito dell’Assemblea del 1311, mentre si deve alle pergamene del Capitolo dei canonici e dell’Archivio comunale averne mantenuto la memoria, che poi è un tratto della storia del Territorio, -quindi della città e delle frazioni che lo compongono-, rivissuto nel segno del Santo che lo identifica.
Per cui ieri come oggi la sera del 2 maggio,
‘nell’ora della completa gl’illustrissimi Priori…,’.

 

Claudio Magnosi

 LEGGI ALTRI “Racconti delle Pergamene”

 

  1. Diamanti- C. Mariani, Il Fondo diplomatico dell’Archivio storico comunale di Narni, 1986 -“Le pergamene dell’archivio del Capitolo della cattedrale di Narni (1047-1941) Regesti”, per C. Perissinotto, E. David, C. Carmi, V. Coronelli, e per la Sovrintendenza archivista e bibliografica dell’Umbria e delle Marche, Perugia 2017 -C. S. Bocciarelli “Cathedralis narniensis Ecclesiae”, 1720.

Sfida Corsa all’anello 2022 – le date

Sfida Corsa all’anello 2022 

Le date ufficiali

SFIDA – Corsa all’Anello 2022


NARNI 21 marzo 2022 – 
Tra un mese esatto sarà di nuovo Corsa all’Anello e a Narni tornerà il gusto di vivere la storia.

21 aprile – 8 maggio, ecco le date ufficiali della tanto attesa nuova edizione tutta in presenza della rievocazione dedicata al santo patrono Giovenale.

Torneranno tutti gli eventi della tradizione che da sempre costituiscono fulcro e radici del programma.

Il 21 aprile la festa si aprirà con il passaggio del banditore e l’apertura dei tipici forni e delle osterie.
Il 25 e 30 aprile e il 1 maggio andranno in scena le Giornate Medievali, il 2 maggio sarà la volta della tradizionale Offerta dei Ceri in Cattedrale che farà da suggestivo prologo alla giornata del santo patrono Giovenale. Il 3 maggio si terrà la mattina la messa solenne in Cattedrale e la processione per le vie del centro storico, mentre il pomeriggio la Corsa Storica in piazza dei Priori, anticipazione della corsa moderna che si terrà al Campo de li Giochi.

Mercoledì 4 maggio inizieranno le emozionanti benedizioni dei cavalieri dei terzieri. Inizierà Fraporta nella chiesa di San Francesco, seguita giovedì 5 maggio da Santa Maria nella chiesa di Santa Maria Impensole e l’6 maggio da Mezule nella chiesa di Santa Margherita.

Sabato 7 maggio si snoderà per le città il suggestivo Corteo Storico che ricreerà in un centro storico illuminato solo da fiaccole, la processione del 1371 dedicata al santo patrono.
La Corsa all’Anello terminerà domenica 8 maggio con l’avvincente gara equestre al Campo de li Giochi, in cui i cavalieri di Mezule, Fraporta e Santa Maria si daranno battaglia per conquistare l’ambito anello d’argento.

Il programma della Sfida – Corsa all’Anello 2022 che quest’anno avrà come tema “La rinascita dopo la peste” sarà arricchito dagli spettacoli dei gruppi danza, dallo sventolio delle bandiere degli sbandieratori della città di Narni, dalle esibizioni dei gruppi storici dei terzieri,  mostre, spettacoli, presentazioni,mercati, convegni e molti altri appuntamenti che arricchiranno l’offerta culturale della Corsa all’Anello.

La firma della splendida immagine scelta come manifesto della 54 edizione è del fotografo Francesco Francia.

PROGRAMMA

La birra in Europa nel medioevo ( Parte 2 )

La birra in Europa nel medioevo

Dalla Cervogia alla Ale:  la birra nell’Europa medievale

La birra in Britannia nel Medioevo

Anche in Britannia nel Medioevo si preparava birra di orzo, aromatizzata con rosmarino e verbena,  ed i conquistatori Romani la bevevano volentieri, una volta che le scorte del loro vino si fossero purtroppo trasformate in un imbevibile aceto… 

I Britanni che volevano vendere la propria birra piantavano davanti alle loro case un palo con dell’edera, per segnalare che erano disponibili al commercio (l’uso ricorda quello della Frasca delle nostre Taverne medievali e moderne) oppure semplicemente per avvisare  i passanti della possibilità di bere birra fresca nel luogo. 

Anche in Inghilterra la birra veniva prodotta e bevuta in grandissime quantità, ma il popolo consumava birra pura solo nelle grandi occasioni; per il resto dell’anno doveva accontentarsi di una birra leggera, ricavata dagli scarti dell’orzo.

Ad ogni contea la sua birra

In ogni contea si produceva un tipo di birra diverso, ed ogni produttore vantava la miglior birra dell’impero, anche se tradizionalmente la migliore era considerata quella del Wessex, nel sud-ovest del regno.

Storicamente i re anglosassoni commemoravano i loro morti in battaglia con lunghi e fastosi banchetti (come ci testimoniano documenti medievali, dal carme Eddico in poi), durante i quali i nomi dei caduti venivano salutati con lunghi brindisi a base di birra. 

Grendel: un mostro che uccideva chi beveva troppa birra

Nel celebre epos anglosassone Beowulf,  l’eroe affronta il  mostro Grendel – che era solito uccidere e mangiare i commensali dei banchetti proprio perchè questi si attardavano troppo a bere. Anche Beowulf  è un grande bevitore di  birra, ma l’eroe ha il dono di non ubriacarsi, mentre gli uomini della sua squadra cadono uno dopo l’altro a terra ubriachi. Ovviamente il malvagio Grendel avrà gioco facile con loro, e così il povero Beowulf sarà costretto a combattere da solo e vincere, uccidendo infine l’odiato mostro. 

Anche in Inghilterra però – come in Germania –  la birra veniva aromatizzata con le spezie più diverse, così, già nel 1200, si scrive il codice di Hywel Dda, con il quale si dettano regole di produzione e di mercato, stabilendo pesanti sanzioni per i contravventori.

Soltanto dopo il 1400 però  comincerà la vera produzione industriale, ed il consumo aumenterà, e quindi nel 1454 Enrico IV concede la prima patente di fabbricazione della storia inglese, alla Brewers’ Company (Corporazione birraria).

Come si sviluppa la storia della birra nel medioevo italiano?  

Anche in  Italia – malgrado la prevalenza storica del vino – alcune popolazioni sub alpine sono contagiate dalla bevanda “barbara”, e forse la prima città dove venne prodotta localmente della birra fu Pavia, essendo capitale longobarda sin dal V° secolo.  Poi furono gli stessi conquistatori longobardi ad insegnare la lavorazione ai locali, forse dopo aver esaurito le loro scorte originali. 

Ma quelle prime produzioni durarono probabilmente solo per il tempo del  dominio longobardo.

Un grande sviluppo al consumo ed alla produzione della bionda bevanda in Italia è invece legato all’imperatore Federico Barbarossa: con lui infatti arriva in Italia la birra vera, quella prodotta dai tedeschi. Tra gli italiani però il consumo di birra stenta a crescere, poiché la bevanda é idealmente collegata al nordico invasore, quindi guardata con sospetto, se non con vero rancore.

La birra del frate

I frati dei conventi invece attribuiscono alla birra poteri medicinali, e quasi ogni Abbazia in Italia produce la sua birra nel medioevo, spesso tramandandone l’uso sino ai nostri giorni.  Ma la birra non viene ancora considerata vera bevanda da tavola, visto che prevalentemente viene ancora  somministrata ai convalescenti come ricostituente, o alle partorienti per produrre più latte, oppure  per lenire altri mali… 

E’ comunque una birra forte, densa, corposa, carica di zuccheri e proteine. Le famose birre d’Abbazia belghe ne conservano tuttora la memoria storica.

Dalla Dea Cerere alla “Cervesa”

Il nome stesso che in Italia si attribuisce alla birra è diverso: Cervogia, (la cui eco oggi resta nel suo nome spagnolo, Cerveza) con probabile derivazione da “cereale”che risale a sua volta da Cerere, la dea romana del raccolto e delle messi, del grano e dell’orzo, la Grande Madre della Terra dalla quale scaturisce la vita.

D’altronde anche nella lingua italiana la birra viene spesso accostata alla vita ed alla “salute” – pensiamo al celebre “Chi beve birra, campa cent’anni”, ma la tradizione letteraria che associa birra e benessere non può che essere profondamente legata alle due lingue madri della bevanda: l’inglese ed  il tedesco infatti abbondano di aforismi e proverbi sull’argomento. Ne vogliamo citare – per concludere questo brevissimo excursus – due, dai personaggi forse più eminenti delle due culture:

Chi beve birra, si addormenta presto; colui che dorme a lungo, non pecca; chi non pecca, entra in Paradiso. Dunque, beviamo birra!” (Martin Lutero)

Una pinta di birra è un pasto da re.” (William Shakespeare).

Fabio Ronci

LEGGI ANCHE: “La birra in Europa nel Medioevo – parte I”
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La birra in Europa nel medioevo ( Parte 1 )

La birra in Europa nel medioevo

Dalla Cervogia alla Ale:

 

Storia della birra in Europa nel Medioevo. Curiosità, origini ed evoluzione di una delle bevande più conosciute al mondo: la birra.

Da un’antica ballata tedesca

Im Leben ward ich Gambrinus genannt,
König zu Flandern und Brabant.
Ich hab aus Gersten Malz gemacht
und Bierbrauen zuerst erdacht.
Drum können die Brauer sagen,
daß sie einen König zum Meister haben.

(In vita Gambrino fui chiamato / Re delle Fiandre e del Bramante / dall’orzo il malto ho creato / e per primo l’arte di far birra ho inventato / perciò i birrai vantar  potranno  / che per maestro loro un Re ben hanno)

Questi versi sono tratti da una ballata popolare tedesca, che narra di Gambrinus, mitico Re germanico, inventore della birra, e ci dicono già molto del rapporto tra i tedeschi e la loro amata bevanda bionda.

Grato per il dono della birra il popolo germanico pensò  addirittura di santificare il leggendario sovrano,  che infatti per i posteri divenne Sanktus Gambrinus

In realtà molti sono  i dubbi circa la stessa esistenza di questo monarca: secondo la leggenda, sarebbe un contemporaneo di Carlomagno, ma ciò che importa ai tedeschi è che proprio lui sia l’inventore della birra .

Le origini della birra in Europa

La storia ufficiale però segue ben altre strade: la birra in Europa era  infatti già nota ai tempi di Tacito, il quale descriveva con ribrezzo i guerrieri Galli che ne bevevano enormi quantità, definita dallo storico Romano “barbaro vino di orzo”, i cui  effetti sugli uomini erano gli particolarmente sgraditi,  soprattutto quando li vedeva sdraiati su pelli d’orso, intenti ad ubriacarsi indecentemente.   Precedentemente già Catone e Plinio il Vecchio avevano descritto la cervogia, definendola una sorta di bevanda nazionale germanica.

Nel corso del medioevo in Germania  si perfezionerà l’arte di preparare la birra: la bevanda diventa velocemente un elemento basilare anche nella dieta monastica, e le prime birrerie artigianali sono proprio legate ai monasteri benedettini, e proprio tra le mura delle abbazie si comincerà  a conservare la bevanda in un recipiente di rame, al posto del coccio, per  conferire alla birra migliori caratteristiche organolettiche.

Dalla birra “anarchica” Medievale alla regolamentazione 

All’inizio la birra tedesca viene aromatizzata con rosmarino, ginepro, ed altre spezie, e soltanto dal 1270 si inizia ad utilizzare il luppolo, di cui si scopre l’ottimo connubio con il malto d’orzo. Ogni produttore comunque si regola come vuole, secondo il gusto personale o la convenienza economica (il luppolo era spesso roppo costoso a quei tempi, e quindi veniva sostituito…) e quindi il gusto della bevanda rimarrà “anarchico” per lungo tempo.

Solo nel 1516, il celebre editto di Guglielmo IV di Baviera porrà una precisa regolamentazione circa la corretta preparazione della birra, come prescritto nel “Reinhetsgebot“, letteralmente “La legge della purezza”.

Nel documento si stabilisce che: “….d’ora in avanti nelle nostre città, mercati e paesi, non sia usata o venduta alcuna birra con altri ingredienti che non siano solo luppolo, malto d’orzo e acqua…..” e si decidono anche pesanti sanzioni per i contravventori.

  Controlli e sanzioni legate alla birra nel Medioevo 

I controlli contro la contraffazione della bevanda – così come in Italia, per il vino –  erano molto rigorosi: i Notai venivano mandati nei vari luoghi di produzione, o nella Gasthaus dove la birra veniva commercializzata, per verificarne la purezza: spesso il notaio versava  una pinta di birra su una panca di legno e vi faceva sedere il mastro birraio (Braumeister) che l’aveva prodotta. Se, asciugandosi, i calzoni di cuoio del  mastro non rimanevano attaccati alla panca, allora la birra era genuina e non succedeva nulla. Se invece quelli  rimanevano attaccati al legno significava  che la birra era stata aromatizzata con altri materiali, tra cui la resina, ed allora erano  guai! 

Il malcapitato veniva immerso in un pentolone della sua stessa birra, con grossi pezzi di ghiaccio, e l’imbroglione si beccava come minimo una polmonite, ma se il pentolone era pieno di birra bollente, il rischio era quello di morire lessati…

[continua…]

Fabio Ronci

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Santa Maria Maggiore a Narni

Santa Maria Maggiore a Narni

Santa Maria Maggiore in mano all’Inquisizione Domenicana

Avete mai sentito parlare della Chiesa di Santa Maria Maggiore a Narni ?

Verso la fine del gennaio del 1304, da poco la gloriosa cattedrale di Narni, Santa Maria Maggiore
( ndr: oggi nota con il nome di Chiesa di San Domenico ), era transitata agli inquisitori domenicani.  Benedetto XI , succeduto a Bonifacio VIII che aveva subito lo sfregio di Anagni, invio’ al vescovo narnese, forse un tizio di nome Pietro, una nota che riassumiamo piuttosto brevemente.

La Nota di Benedetto XI al Vescovo di Narni

In buona sostanza, esauriti i convenevoli di rito, invitava il presule narnese, suo tramite, a destinare i beni che Santa Romana Chiesa aveva sottratto ad alcuni cittadini, rei “de heretica pravitate” al priore ed ai confratelli “ordine predicatorum”, suggerendogli di attivarsi con strumenti propri della sua carica se qualcuno si fosse opposto a quella sua, papale, disposizione.
Di quei pravi eretici cita anche i nomi: Citroncello di Angelo, Leonardo di Janne, Nicola di Toma, Maffeo di Seapine, Guido di Bartolomeo. I quali, tutti avevano case in prossimità della chiesa di Santa Maria Maggiore e gia’ sede dell’Inquisizione di cui i predetti cittadini avevano goduto le carezze.

L’inquisizione a Narni

Manco a dirlo sia il papa che il vescovo erano domenicani tutti tesi a consolidare nella città la loro inquisitoria presenza che prima con l’Inquisizione e poi col Sant’Uffizio, si protrarrà con alterne, testimoniate fortune,  fino alla fine del settecento.

Quel documento, piuttosto sbrigativo, ci passa alcune non secondarie informazioni.

  • La celerità, intanto, con cui i domenicani avevano provveduto ad espletare la loro inquisitoria funzione, fra l’essersi impadroniti della cattedrale di Narni e l’aver imbastito e portato a sentenza, ben cinque processi.
  • Il fatto che quella gloriosa chiesa, Santa Maria Maggiore, il cui splendore è testimoniato dall’epigrafe di facciata e la fatica della costruzione è ricordata in una scritta  interna e in una bellissima onciale sul talamone di base  del monumentale  ingresso, sia passata, senza colpo ferire, all’ordine dei predicatori in un momento in cui il papato era indubbiamente indebolito e il vescovo narnese era sotto inchiesta.

    La spiegazione ?

Forse risiede proprio in quei cinque così celeri e sbrigativi.
Forse la comunità narnese aveva problemi con l’eresia molto più pressanti di quanto siamo attualmente informati.


Santa Maria Maggiore a Narni

Di Croberto68 – Opera propria, Pubblico dominio

Bruno Marone  e Myriam Korman

Scopri tutti gli approfondimenti dei Racconti delle Pergamene

Le Chiese di Narni

La Chiesa di San Francesco

Nel punto più alto del centro storico di Narni si erge la Chiesa di San Francesco.

👉🏻 Tradizione vuole che fu costruita a partire dal 1226, dopo la morte del Santo, nel luogo in cui Francesco dimorò nel 1213 chiamato dal vescovo Ugolino e dove compì i miracoli della guarigione di un paralitico, la restituzione della vista ad una non vedente, la liberazione di una indemoniata.

Varcata la porta della chiesa di Narni, ci si trova in un ambiente che proietta nelle forme del medioevo e la particolarità dei pilastri affrescati che sostengono le arcate a tutto sesto che dividono gli ambienti in tre navate sono una particolarità unica e suggestiva.


Tra le cappelle:
la cappella quattrocentesca, quella della Famiglia Eroli è decorata con affreschi di Pier Antonio Mezzastris che riproducono la vita di San Francesco e di San Bernardino da Siena; quella cinquecentesca di San Giuseppe, fu affrescata da Alessandro Torresani con scende dal Nuovo Testamento.


Santa Maria Impensole

Percorrendo via Mazzini, all’interno del nucleo urbano di Narni, si giunge alla Chiesa romanica di Santa Maria Impensole.

👉🏻  Costruita nel 1175 come luogo di culto benedettino, come riportato un’incisione sull’architrave sopra la porta centrale, deve il suo nome dal terreno ove sorge: “su di un pendio”.

Riedificata sopra i resti di una struttura molto più antica identificata tradizionalmente come Tempio di Bacco di cui mantiene la struttura portante: di certo è fondata sulle strutture che compongono un complesso impianto idrico romano.

La facciata è preceduta da uno splendido portico su colonne costituite dall’assemblaggio di vecchi rocchi che inquadrano in maniera monumentale l’ingresso.

Varcata la soglia si possono ammirare le tre navate: le due laterali più basse separate dalla centrale con e capitelli raffiguranti figure allegoriche e copertura a capriate in legno.
In fondo alla navata l’abside e l’altare in pietra su cui si trova la statua di Maria Assunta del XVII sec.

Il portale è ornato con fregi con piante e animali: un leone, un’aquila, un agnello e un pavone.
Sopra l’arco vi è una scultura che riporta la figura del Cristo redentore.
Il campanile è costruito con struttura a vela, e posto sulla parte posteriore dell’edificio.


L’Abbazia di San Cassiano

Umbria: terra di Santi, terra di Eremi e Abbazie come quella di San Cassiano, arroccata sulle pendici del Monte Santa Croce domina le Gole del Nera.

👉🏻  I documenti la citano come attiva nell’anno 1081, ma la sua fondazione si suppone anteriore. Un sarcofago di epoca romana, fatto dono come da iscrizione al Beato Orso, primo abate dell’abbazia, da parte di Crescenzio di Teodorada, ci riporta indietro almeno di un secolo.

Si hanno poche notizie certe, se non quella dell’anno 1334 relativa alla modifica dell’impianto dell’edificio dalla forma a croce greca a quello del modello basilicale a tre navate. In un periodo compreso fra gli anni 1538 e 1546 fu abate Gian Rinaldo Montoro; dopo questa indicazione, mancano notizie certe e probabilmente fu intorno a quella data, a partire dal tardo XVI secolo, che iniziò la decadenza dell’abbazia con il progressivo abbandono dei monaci. Seguì un periodo di abbandono e progressivo impoverimento dell’edificio, con le consuete asportazioni di tutto il materiale ritenuto di utilità, fino ai lavori di recupero effettuati a spese dello stato negli anni ’70.

Oggi l’abbazia è una perla tra il verde, un piacere per gli occhi, un luogo di silenzio, riflessione e preghiera per chi entra tra le sue mura o all’interno della basilica.


Santa Margherita

Ristrutturata da Angelo Cesi nel XVII secolo insieme all’omonimo monastero benedettino, la Chiesa di Santa Margherita sorge nella parte alta della città di Narni, sopra Porta Ternana.

👉🏻 Caratteristica è la facciata bipartita, ma è l’aula unica in cui è realizzata la chiesa a custodire opere di assoluto valore artistico con stucchi e pitture che coprono l’intera superficie delle murature.

Interessanti sono le tele databili XVII-XVIII sec. della Madonna col Bambino tra Santa Margherita e papa Eugenio III e le due più piccole che rappresentano Santa Caterina d’Alessandria e Santa Caterina da Siena.

Ma l’opera più di riguardo è il ciclo pittorico dedicato proprio a Santa Margherita d’Antiochia che alcuni autorevoli critici attribuiscono ad Antonio Circignani, detto il Pomarancio, importante pittore a cavallo tra il Rinascimento e il Barocco a cui sono attribuite anche le opere quali la tela nella chiesa di Sant’Agostino e quella dell’altare maggiore della Chiesa di San Nicola a Itieli.

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Buon lavoro popolo della Corsa all’Anello!

Un calendario perpetuo per individuare la data della Pasqua

Un calendario perpetuo per individuare la data della Pasqua

Scoperto a Santa Pudenziana, era di pietra

Come si fa a calcolare la data della Pasqua?

Quando cade la Pasqua quest’anno? Come si fa per calcolare Pasqua? Proviamo a fare chiarezza sul calcolo data mobile più celebre di tutte le festività Cristiane.
Per farlo utilizzeremo un’antica tecnologia medievale… un calendario di pietra, riscoperto in una chiesa in Umbria.

L’unicum di Narni

Non ci tratteniamo sull’antica e suggestiva chiesa ( X secolo), che si trova in località Visciano nelle campagne a sud di Narni, se non perché reca una lapide che costituisce un unicum nel mondo cristiano.

E’ nel piedritto della finestrella, a destra di chi osserva dall’esterno, a sinistra di chi allora, quando cioè la chiesa fu eretta, celebrava la messa. Questa cosa ha un’importanza enorme. Che vedremo!

La lapide reca sette righe di segni numerici.
E una scritta conclusiva: PESAC.
“Pesac” significa, in ebraico, Pasqua.
Vanno spiegati i numeri soprastanti. Come si vede vanno da uno a sette. Ma non in sequenza. Nel senso che essa si interrompe, tranne in un caso, ogni quattro cadenze.
Semplice la spiegazione: nell’anno bisestile quella sequenza ha un salto.
Infatti riprende non col numero successivo ma con quello che segue questo. Passa, per esempio, da 4 a 6 e non a 5. Perché? Perché ogni 4 anni c’è il bisestile e la sequenza si interrompe. Vediamo di capire perché.

Un compromesso fra calendario solare e lunare, ecco perché la data della Pasqua è mobile!

Come tutti sanno le festività cristiane sono di due tipi: quelle di derivazioni ebraica, come la Pasqua e le festività a questa collegate, e quelle di derivazione romana come per esempio il Natale e festività collegate.
Il problema è che mentre le festività romane seguono il calendario solare, quelle di derivazione ebraica seguono il calendario lunare.
Ecco perché la Pasqua rimane festa mobile!
Perchè la luna e il sole hanno tempi molto diversi. Il sole ha il percorso annuale di 365/366 giorni, la luna invece, ha una durata di 354 giorni, 8 ore, 48 minuti e 36 secondi. Conciliare questi due percorsi è difficile. Molto.
Il calendario pasquale di santa Pudenziana (meglio, S.Maria) è un tentativo assolutamente geniale.

Senza perdersi in questioni troppo dettagliate funziona cosi.
Il riferimento è il plenilunio seguente l’equinozio di primavera; 20, 21 marzo (data oscillante) se si osserva il primo plenilunio che segue; che, essendo il mese solare di 28 giorni oscilla, ovviamente, dal 21 marzo a 28 giorni dopo. Cioè dal 21 marzo al 18 aprile. Pasqua cade esattamente la prima domenica susseguente al plenilunio che cade immediatamente dopo uno di quei giorni. Ecco perché quella festività oscilla fra il 22 marzo e il 25 aprile.


Che significano quei numeri? Leggendo il calendario di pietra scoprirai la data di Pasqua

Che significano qui numeri?
Che se
in un anno qualunque la
Pasqua cade il giorno dopo un plenilunio, l’anno successivo accadrà il secondo giorno
e l’anno dopo ancora, il terzo giorno dopo la luna piena di primavera e così via.
Salvo il salto del bisestile indicato con la lettera B.
Per un ciclo di 28 anni cui va intercalato, a cadenza, un tre giorni. Proprio per aggiustare i tempi del calendario lunare e solare.
Tutto ciò secondo la cadenza numerica chiaramente esplicita nell’antica iscrizione.

Una curiosità è anche nella scritta PESAC , che significa Pasqua; se si nota ha una cediglia, PE’SAC. E’ Petrus Sacerdos, colui che commissiona l’opera, lo stesso che la firma anche nell’abside, ma in questo caso non con un particolare carattere onciale (che allude al candelabro ebraico) come nell’iscrizione esterna, ma con lettere capitali.


Perché quella lapide è a sinistra di chi celebra?

Perchè è il cornuepistolae, cioè il tempo.
A destra, sempre della finestrella, c’è una lapide liscia. Cornuevangelii, che è l’eternità.
Chi era il committente abate Pietro? L’abate di S. Angelo e s. Benedetto in Massa.
Ma questo è altro racconto.

Chiesa di Santa Pudenziana – Calendario Pasquale perpetuo
Foto: Jacopo Matticari


Bruno Marone

Narni’s Cathedral of San Giovenale: a Setting of Splendor

Anne Robichaud talk about Narni’s Cathedral in Umbria, and San Giovenale

In Umbria medieval gem, the Narnesi unite in a joyous month-long celebration of San Giovenale

In Italy, the patron saints of cities, towns and villages are feted with joy, emotion, grande passione – and splendid celebratory events rooted in local traditions and history.

In Umbria medieval gem, Narni, the narnesi unite in a joyous month-long celebration of their patron saint, San Giovenale, with events including the re-enactment of medieval markets, banquets, pageants in elegant costumes, concerts and a jousting match.

A young doctor from Carthage will become the saint of Narni

A young doctor from Carthage (Tunis today), Giovenale headed to Rome – possibly to escape persecution (although little is know about his life) – and after his ordination, was sent to evangelize in the area of Roman Narnia and then was ordained Bishop of Narni.

Tradition tells us that he was a prolific miracle worker, and his thaumaturgy even resulted in the conversion of 2,000 in a single day. He died in 376 A.D. and was buried outside Roman wall of Narnia on the Via Flaminia, Roman consular road of 220 B.C.

His successor, Bishop Maximus built a chapel near his grave, using money donated by 40 sailors who had been saved in a storm by the intercession of the saint.

This chapel was probably the Sacello di San Cassio, which was built against the Roman city wall and is englobed into Narni’s Cathedral di San Giovenale.

The Offering of the Candles to San Giovenale in Narni’s

Since the 5th century, his feast has been celebrated on May 3rd, with events starting the night before in Narni’s San Giovenale Cathedral.

Flags of Narni’s three terzieri – competing in the jousting match mid-May – dangle from the arches of the Cathedral portico.

Many locals will gather in anticipation for the evening Offerta dei Ceri (“the Offering of the Candles”) celebration in which candles are offered in homage to San Giovenale by the medieval confraternita, the lay brotherhoods, and Narni dignitaries and nobility inside the Cathedral.

The flags of the three terzieri – Mezule (black and white), Fraporta (blue and red), and Santa Maria (purple and orange) – jut out from the 12th-century capitals flanking the main nave.

As day gives up to night, the procession of noblemen and confratelli of medieval Narni, parade solemnly into the San Giovenale Cathedral bearing lighted candles (ceri)….their veiled dame (noblewomen) waiting decorously to one side.

Backdropping the bishop as he leads prayers to the beloved Saint, the canopied baldacchino over the altar adds a Baroque touch to this medieval church – as does the 18th-century silver reliquary to the right of the bishop.

This bust of San Giovenale will be blessed and carried solemnly in the procession the next morning following a celebratory Mass in his cathedral.

The relics of San Giovenale was stolen!


San Giovenale’s successor, Bishop Massimo (died 416 A.D.) mandated construction of an oratory on his sepulcher, just outside the Narni Roman wall, which rapidly became a most venerated site.

San Giovenale’s body, as well as those of Saints Cassia and Fausta (6th-century Narni bishop – and his wife), were spirited off to Lucca by a Lombard duke in the 9th century.

The body of San Giovenale was later returned to Narni when Pope John VIII (born in Narni) threatened him with excommunication in the late 9th-century – although not Cassio and Fausta.

On their return to Narni, the relics of San Giovenale were apparently buried in the rock below a new shrine (now known as the Sacello di Santi Giovanale e Cassio) that was built close to the site of his original grave.

The Sacello di Santi Giovenale e Cassio was incorporated into the 12th-century cathedral in the 15th-century with the addition of a fourth nave (on the right as one enters the cathedral).

Later this small votive chapel is called simply Sacello di Cassio (“Chapel of Cassio”) in celebration of return of the relics of Cassio and Fausta in the late 17th-century (and at that time, the relics of San Giovenale were moved to the crypt beneath the main altar).

The wall serving as entrance to the sacello was constructed in the early 16th century, adopting architectural fragments from an earlier structure.

The inscription on the architrave above the entrance – just above the cosmatesque mosaic motif – records that Bishop Pietro Gormaz (1499-1515) commissioned the structure. Above this inscription, a 6th marble relief depicting two lambs facing a cross is dedicated to San Cassio and his wife Fausta.

Discovering the San Giovenale Cathedral with Anne

An early 14th-century polychrome wooden statue of San Giovenale is to the left of the relief….and to the right, a 16th-century Pieta’.

If you enter the door below the relief of the lambs, you’ll step into the 17th-century chapel, two 15th-century images of the saints, Giovenale and Cassio, reigning over the altar.

To the left of the altar, a small doorway leads you to the original sacello carved into the Roman walls of the town sheltering the sandstone sarcophagus once holding the body of San Giovenale, 7th-century reliefs sculpted on the front of the tomb.

As you leave the sacello, passing once again through the small chapel, look up as you re-enter the cathedral’s fourth nave. You’ll see a recent (1955) discovery: a 9th-century mosaic of Cristo benedicente (Christ blessing), flanked by 12th-c. frescoes depicting miracles of San Giovenale:

You’ll want to visit San Giovenale’s tomb below the main altar before leaving.

As you head to the main altar, you’ll pass San Giovenale blessing you in the 15th-c tempera on wood panel painting by Lorenzo di Pietro, known as “Vecchietta.”

Vecchietta’s wooden statue of Sant’Anthony Abbot is across the nave on the left side of the cathedral, his name and date (1475), inscribed on the base.

San Giovenale’s tomb is in the crypt, just below the altar and his relics were transferred here in the mid- 17th-century, although work on the presbytery and crypt was finished only in the 18th-century.

The narnesi make frequent visits to his tomb…..and not just on his feast day.

About Anne

Anne Robichaud received her degrees in both English Literature and Italian Language and Literature from the University of Santa Clara (California) in 1970, after also having completed studies in Italian literature and culture, as well as art history at the University for Foreigners in Perugia, Italy in 1969. She furthered her studies at the University of California, Berkeley in l972 and since 1973 has lived in Italy.

After teaching for two years in Rome, she and her Italian husband moved to a mountain area outside of Assisi (Umbria) where they worked the land, raised three children, and began restoring their farmhouse.

Narni e la Valnerina protagoniste di Stop and Go

Narni e la Valnerina protagoniste di Stop and Go

Il programma di Rai 2 – in onda sabato ore 16:30

Oggi 6 Febbraio 2021 su Rai2 alle 16:30 Narni, la Valnerina e i territori dell’Umbria Meridionale sono protagonisti su Rai2 del programma condotto da Marco Mazzocchi e Laura Forgia

La tredicesima puntata di Stop and Go, ci accompagnerà fra moderni centauri e antichi cavalieri attraverso i territori dell’Umbria Meridionale.

“Un’altra occasione per mettere in vetrina Narni e le sue bellezze, unendo storia, ambiente e natura”

Lorenzo Lucarelli, Assessore turismo e cultura del Comune di Narni


Marco Mazzocchi e Laura Forgia percorreranno la Valnerina riscoprendo le bellezze della nostra Narni, le Gole del fiume Nera, verso le cascate delle Marmore, e oltre. Marco Mazzocchi incontrerà il campione ternano di motoGP Danilo Petrucci, e il noto alpinista, Andrea Di Bari presso la falesia rocciosa di Ferentillo.
Laura Forgia entrerà all’interno della Rocca Albornoz di Narni alla scoperta di una collezione di moto d’epoca realizzata dal grande appassionato di motori Goliardo Filippetti. Quindi percorrerà la ciclabile lungo le Gole del Nera alla ricerca di storie e paesaggi mostrando anche qualche immagine della Corsa all’Anello.

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