Il migliore degli arcieri: Robin Hood fra storia e leggenda

Robin Hood: il solo nome evoca un  medioevo immaginario, con i suoi fuorilegge, l’amore vissuto tra castelli e foreste, le facce cinematografiche di Douglas Fairbanks e Kevin Costner, ma anche la simpatica volpe di Walt Disney con tanto di allegra brigata animalesca.

Sebbene le leggende di Robin Hood ci siano pervenute nei secoli attraverso diverse fonti (tra cui molte reinterpretazioni della prima  trasmissione orale), e gran parte della letteratura “favolistica” sia frutto di una rielaborazione tardo medievale, non bisogna dimenticare che gran parte delle nostre conoscenze della storia e dei personaggi del mitico arciere di Sherwood sono in realtà il frutto del lavoro di Alexandre Dumas, che dopo aver affrontato i Tre Moschettieri ed il Conte di Montecristo si volle cimentare anche con questo eroe popolare.

La sua versione di Robin Hood apparve postuma nel 1863, con il sottotitolo “il Proscritto”, proprio ad evidenziare la sua caratteristica di fuorilegge, e collegarlo così al suo personale Olimpo di eroi popolari che aveva già abilmente descritto nei suoi romanzi precedenti.

Dumas consegna alla letteratura di genere il paradigma perfetto delle storie precedenti, creando una sintesi completa delle varie leggende, inserendovi tutti quei personaggi di contorno che sarebbero poi divenuti  familiari grazie al cinema ed alla cultura “pop”. Eppure il suo lavoro letterario ha basi ben solide anche nella tradizione orale e nella storia medievale, tanto da spingerci a chiederci (ancora oggi) chi fosse realmente Robin Hood.

Robin è il ”miglior arciere d’Inghilterra”, la personificazione della giustizia e della lotta contro le angherie e le soverchie dei Normanni nelle antiche terre Sassoni, il protagonista di ben trentotto ballate popolari giunte fino a noi attraverso i secoli, nonché il personaggio principale in oltre sessanta anni di storie hollywoodiane, ma è mai esistito il vero Robin Hood, oppure ci troviamo di fronte all’ennesimo parto della fantasia popolare, sempre alla ricerca di eroi da emulare, con cui giustificare, a posteriori, le proprie azioni ?

La questione non è nuova, diverse sono le tesi a favore, ma altrettanto numerose sono quelle contrarie, quindi proviamo a fare in po’ di ordine, iniziando proprio dai fatti.

Le storie narrate pongono Robin e le sue gesta in luoghi e tempi reali, ben rintracciabili ancora oggi: il Nottinghamshire, al centro dell’Inghilterra, a sud della vecchia capitale York.
La leggenda lo vuole attivo qui, attorno al 1190, durante il regno di Riccardo Cuor di Leone, ma le testimonianze letterarie sono molto più recenti, al massimo risalgono al XIV secolo.

E’ dunque verosimile che la figura di Robin fosse nota sin dagli albori del XIII secolo ?
Alcune testimonianze ci portano ad affermare ciò: al 1261 risale infatti un documento redatto nel Berkshire (centro dell’Inghilterra), in cui un tale William, figlio di Robert il fabbro, viene accusato di furto. Nell’atto di ratifica delle accuse un ufficiale copia il nome del presunto ladro modificandolo in William Robinhood, avvalorando così la tesi che quel nome era ormai divenuto sinonimo di ladro già durante il XIII secolo !

Un  possibile candidato a ricoprire il ruolo storico è un tenente dell’arcivescovo di York, il quale venne accusato di diverse malefatte e dovette fuggire nel 1225, ed allora fu registrato nei documenti del 1227 come “Robin Hod fugitive”.
Non si può però provare che questo Robin Hod fosse proprio quello delle leggende, anche perché il suo stato di fuorilegge, ed il supposto periodo della sua attività non coinciderebbero con quello delle leggende. Gli storici azzardano allora un’altra ipotesi: poiché la leggenda di Robin è diffusa sin dal 1266, anno in cui il suo nome, e quello dei suoi compari, è citato da Walter Bower quale esempio di famoso fuorilegge, si può affermare che a questa data il nome fosse  già noto alle cronache.

Andando a ritroso nel tempo però possiamo richiamare i celebri versi di William Langland, autore che scrive il suo “Piers Plowman” nel XIV secolo, ed all’interno del quale uno dei personaggi, accusato di non essere un buon cristiano, risponde con le testuali parole: “I do not know my Paternoster perfectly as the priest sings it. But I know the rhymes of Robin Hood and Ranulf Earl of Chester” (“Non conosco il paternoster così bene come lo recita il prete, ma conosco le canzoni di Robin Hood e del duca di Chester”).  A questo riguardo sappiamo che tale duca Ranulf morì nell’anno 1153, e visto che Robin viene associato alla sua persona, ecco che il quadro si fa più chiaro… 

Robin viene spesso citato nei racconti come Duca di Huntingdon, e quindi può essere vissuto in un periodo in cui tale ducato aveva ancora legami con la stirpe dei Loxley (che è l’altro nome con cui è noto Robin). La storia testimonia della fine di tale ducato nel 1069, a seguito del quale i Normanni fanno decapitare Sir Waltheof nell’anno 1076.  Questa figura verrà poi associata alla stirpe di Loxley proprio grazie a Robin, e l’evento storico tornerà nella leggenda, in quanto Waltheof potrebbe essere proprio il padre di Robin, ucciso dai Normanni.

Infine il nome di Robin viene inoltre sempre associato a quello dello sceriffo di Nottingham, secondo la tradizione William Peveril, che fu anche capo guardia della foresta di Sherwood proprio all’epoca della conquista normanna, quindi attorno al 1066 !

Un’altra questione collegata all’esistenza di Robin è quella inerente alla permanenza del suo gruppo nella foresta di Sherwood: perché tali uomini furono costretti a rifugiarsi lì, lontano dalla città di Nottingham, per divenire fuorilegge ? In questo caso ci viene di nuovo incontro la storia: dopo la conquista normanna del 1066 molti nobili sassoni furono uccisi ad Hastings, chi rimase in vita fu privato dei propri possedimenti e costretto a vivere in tenda, ai margini della città.

Molte di queste persone furono chiamate Tilvatid (chi vive in una tenda), ed i Normanni li chiamarono con disprezzo Silvatici. Ciò potrebbe chiarire anche perché Robin è associato (come i sassoni ribelli) alla vita nella foresta.
Il Robin della leggenda sembra quindi coincidere con Robin duca di Huntigdon, imparentato con i Loxley, vissuto all’epoca della conquista normanna, morto prima del 1100, sulla cui tomba (o supposta tale) a Kirklees è incisa la seguente iscrizione:

Robert Earl of Huntingdon
Lies under this little stone.
No archer was like him so good;
His wildness named him ROBIN HOOD.
For thirteen years, and something more,
These northern parts he vexed sore.
Such outlaws as he and his men
May England never know again.

(Robert Duca di Huntingdon   Giace sotto questa pietra  Nessun arciere fu pari a lui  Per la sua natura fu detto ROBIN HOOD.  Per tredici anni e più  Queste terre del nord egli rese aride.
Fuorillege come lui ed I suoi uomini Possa l’Inghilterra non vederne più)

La leggenda ci consegna quindi  l’immagine di un fuorilegge, divenuto tale perché accusato di molti crimini dal perfido Sceriffo di Nottingham, tra cui rapine ai danni di viaggiatori inermi e l’uccisione di diversi cervi reali.  Tra le altre cose storicamente Sherwood era infatti una foresta reale, soggetta alle leggi del Re, ed esclusivo spazio di caccia della corte.
Ciò in quanto la caccia è sempre stata passione reale, ed il fatto di aver deliberatamente ucciso dei cervi “reali” in quel luogo rappresenta un’esplicita violazione della legge, e quindi la messa al bando di Robin e dei suoi uomini, i quali però – con sprezzo del pericolo e delle convenzioni – torneranno a vivere di nascosto proprio là.

Un ennesimo mistero circonda poi la sua figura: perché Robin viene sempre ricordato come arciere e non, come succede ad altri eroi, come cavaliere?
L’arco in questione è il cosiddetto Long Bow, o arco lungo, vanto e delizia di tutti i nobili inglesi che lo usano per andare a caccia, o per fare la guerra, come è ancora ben visibile sul famoso arazzo di Bayeux risalente al XII – XIII secolo.

Tra il 1150 ed il 1500 è proprio l’arco l’arma più micidiale d’Europa, quella che permette alle truppe inglesi di vincere e sconfiggere avversari di diverso genere, con lanci di frecce che possono sorvolare le prime linee della fanteria e colpire la cavalleria nelle seconde linee degli eserciti; un’arma la cui gittata poderosa può arrivar fino a 200 metri, e che sarà ancora nel XVI secolo fondamentale, ad esempio, al Re Enrico V (quello di Shakespeare, di “…noi felici pochi, noi manipolo di fratelli…”) i quale se ne servirà per sconfiggere Francesi ad Azincourt.

Ecco quindi che Robin, grazie alla sua maestria con l’arco, rappresenta in pieno il carattere e le virtù inglesi, o forse dovremmo dire sassoni, in opposizione ai Normanni, contro cui userà spesso la sua arma, a mo’ di stendardo di liberazione.

La fama letteraria della figura è molto antica: esistono ben trentotto ballate tradizionali nate attorno alle gesta ed alla figura di Robin. Molte di esse però furono scritte solo tra il XVII ed il XVIII secolo, altre invece risalgono almeno al XV secolo, e si suppone che siano state scritte almeno un secolo prima.
Le figure che attorniano di volta in volta Robin sono altrettanto note, e spesso hanno anch’esse legami con la storia ufficiale: Guy di Gisborne, il Frate (a volte Tac, a volte con altri nomi), vari monaci dei Monasteri attorno a Nottingham, e Lady Marian chiaramente…

In conclusione: luci ed  ombre si proiettano sulla figura storica di Robin Hood, ma l’impatto popolare delle sue storie, delle leggende e le canzoni che lo hanno descritto è ancora vivo e pulsante.  Il pregio del libro di Dumas è quello di aver “sintetizzato” la storia e le leggende, donando loro una veste letteraria degna dei migliori romanzi del Romanticismo europeo, consegnandoci la figura del buon fuorilegge che tanto successo avrà nella nostra cultura letteraria.

Fabio Ronci