In questa notte di mezza estate

Seta moneta

le donne di Gaeta

che filano la seta

la seta e la bambace

a me non mi piace

mi piace San Giovanni

che batte le castagne

le batte forte forte

da far tremar le porte

le porte son d’argento…

Chi non conosce questa vecchia filastrocca?

La memoria corre lontana e ci riporta a quando eravamo bambini e alle voci delle mamme e delle nonne che, cantandola, ci dondolavano sulle gambe.

Mamme e nonne non sapevano che ci stavano raccontando una delle storie più antiche del mondo. Perché ne parliamo proprio oggi?Perché tra martedì 23 e mercoledì 24 giugno sarà la notte di San Giovanni.

Notte di magia e di girotondi, di anime inquiete e aspettative, durante la quale i frutti e le erbe diventano malefici o purificatori e tutto può accadere…è la notte del climax del tempo balsamico, per questo alcuni di noi prepareranno l’acqua odorosa per lavarsi e rigenerarsi l’indomani, altri saranno  impegnati  a cogliere i

malli delle noci per preparare il Nocino migliore, mentre, i più superstiziosi metteranno una scopa di sagina fuori della porta di casa per evitare l’ingresso delle streghe…

questa è la notte più magica dell’anno!

La religione si fonde con la superstizione, insieme diventano tradizione, ma va bene così, sono tutti aspetti della nostra cultura che, attraverso i Santi Giovanni, il Battista (24 giugno) e l’Evangelista (27 dicembre) ha ancora bisogno di aprire le porte del Tempo per dar inizio al declino e all’ascesa del cammino solare.

Dall’alba dei tempi le chiavi delle porte erano appartenute a Giano, divinità infatti solare, che ha lasciato il compito di sorvegliare i “varchi solstiziali” a due santi speciali, quelli con la vicinanza fonetica più stringente.

Janus/Joannes, un binomio perfetto e necessario per accompagnare gli uomini dalla religione arcaico romana a quella cristiana in un mondo dove la vita, i ritmi e l’agricoltura erano dettati dalla stagionalità e dalla luce del sole.

Tutto questo era già tradizione almeno sette secoli fa, ce lo raccontano gli Statuti (Libro III, Cap.LXXXVII) “Nessuna persona nella festa del Beato Giovanni o in altra festa vada la corona”.

La corona non era di fiori ma di teste d’aglio, serviva ad allontanare il Maligno, aveva quindi la funzione di protezione contro il male ed il peccato ma serviva anche ad allontanare i dolori.

Se il divieto esisteva  è evidente che la pratica di festeggiare il santo così adornati doveva essere abbastanza diffusa e comune, ma da dove proveniva questa abitudine?

Difficile dire con certezza in quali tempi si sia formata questa mentalità magica e tra quali genti avesse più forza. Nei lunghi secoli dalla tarda antichità all’alto medioevo il territorio narnese, come tutta la penisola, aveva conosciuto una forte “carica sacrale” che la magia poi perderà nei secoli successivi. A portarla erano

stati soprattutto i Longobardi, ce lo raccontano due singolari e suggestivi monumenti della loro cultura, gli editti di Rotari (643) e di Liutprano(712).

Nel secondo documento soprattutto si percepisce in modo più chiaro un’idea della magia legata d’istinto alla nozione di natura, di forza, di valore, di dominio lecito o illecito; un passo è illuminante: “Nessun campione presuma, accingendosi al combattimento, di avere con se erbe malefiche o altre cose simili, ma soltanto le armi convenienti..”.

Gli elementi vegetali della natura quindi sono considerati armi, dotate di forza e di capacità di agire, esattamente come l’aglio delle corone di San Giovanni…uno dei santi più cari proprio ai Longobardi..ma sono solo tracce, deboli, affascinanti del tempo

Con il viso profumato dall’acqua odorosa o con un bicchierino di Nocino…

Buon San Giovanni a tutti !

Eleonora Mancini