Istituti Formativi a Narni, dal Medioevo ad oggi

Gli Statuti della città di Narni, la cui genesi va ascritta fra i secoli  XII e XIV, parlano, sostanzialmente, a tre riprese, degli istituti formativi relativi allo STUDIUM della città. In uno si parla della retribuzione dovuta agli insegnanti, in un altro si norma in termini positivi l’ospitalità a favore degli studenti provenienti da altre città, in un terzo dell’esenzione da ogni altro pubblico esercizio, per quanto attiene il corpo insegnante.

È ragguardevole il trattamento riserbato ai magistri. Non solo per le cifre, ma per la qualità della monetazione; non il divisionale misero corrente in città, il denaro cortonese, ma il fiorino fiorentino. Il che ci fa collocare quello specifico provvedimento oltre la metà del duecento da una parte e ci induce ad immaginare che qui insegnassero docenti provenienti da altre aree culturali. L’assieme dei provvedimenti postula un’istituzione di alto livello.

A questo quadro, francamente sorprendente, si era pervenuti grazie ad una serie di opportunità.

In primo luogo la rete delle abbazie, almeno 5 in ambito comitatense. Dotate dubitosamente di scriptoria, su un paio almeno ci si sta riflettendo ( S. Angelo e Benedetto in Massa e San Cassiano), ma certo in possesso di adeguati strumenti formativi. In secondo luogo una probabile scuola vescovile. Esistono elementi che ne postulano l’esistenza. In altra istanza la centralità politica e territoriale di Narni, unica città della conca ternana fino al primo quarto del dodicesimo secolo.

Su questi presupposti dobbiamo pensare poggiasse lo STUDIUM di età comunale di Narni, che continuò ad esistere anche in età moderna quando acquistò ulteriore prestigio, non tanto per la presenza delle Scuole Pie, i Padri Scolopi, quanto perché il Calasanzio, loro fondatore, scrisse qui’ la loro regola.

Inoltre alla metà del seicento, il vescovo Castelli creò il seminario diocesano, altro presidio culturale di bella importanza. Queste compresenze motivarono, nei secoli, un’incredibile biblioteca. Con titoli e testimonianza sorprendenti. Dal Muratori (opera omnia) alla produzione culturale francese di sedicesimo e diciassettesimo secolo, come alle coeve pubblicazioni culturali italiane. Tutto cio’ diede origine ad una vivacità culturale con esponenti di bella grandezza di cui amiamo qui citare il Mautini e Galeotto Marzio per tacere dei Cesi ben presenti a Narni.

Vivacità che parve un poco venir meno nel milleottocento tranne nell’ultimo periodo, quando l’industrializzazione forte della zona, produsse altre esigenze formative e con le riforme messe in campo dallo stato unitario si allargò ulteriormente l’area culturale di base. Processo che si arricchì ancora nel secolo appena trascorso, connotato da due elementi.

Ci fu, specie nella seconda metà del secolo, un’imponente opera di edilizia scolastica. Edifici sorsero un po’ ovunque e la parabola si concluso con la costruzione di un plesso modernissimo di scuola media superiore.

L’aspetto didattico più ragguardevole, tuttavia, attendeva la nascita di un nuovo metodo di apprendimento dovuto ad un grande talento di docente, Carlo Piantoni, che, partendo da Grotta Murella, località assolutamente periferica, arrivò a istituzioni educative mondiali anche attraverso l’esperienza condivisa con l’Alberto Manzi del programma televisivo” Non è mai troppo tardi”.

E ora? Ora si è concluso l’iter con l’istituzione in città di una facoltà universitaria sede locale di quella di Perugia. Presenza essenziale da molti punti di vista, ma piace sottolineare quello di una rinnovata vivacità culturale mai, tuttavia, venuta meno.

 

Bruno Marone