Le Gole del Nera

E’ di prima mattina che passi sotto il ponte romano. Lo chiamano di Augusto ma di recente sono nate incertezze. Tecnica costruttiva dubbia. Sembra vada collocato più tardi. Forse Marziale lo vide poco dopo costruito. Più o meno sotto i Flavi. Venne giù oltre mille anni dopo. Sinistrato forse dal terribile terremoto visto da Benedetto del Soratte e sfinito da qualche piena del Nera. Rimane un’arcata. Imponente.

Più oltre un mulino, oggi diversamente utilizzato, possesso degli Eroli. Lassù in alto S. Casciano. Abbazia tardantica distrutta i primi anni del 900 dai saraceni e restaurata da Orso abile monaco, attivo forse anche a S. Pietro a Ferentillo. Abbazia vescovile ebbe una storia con Farfa. Poi , nel 14esimo secolo, un Eroli vescovo ne fece abbazia commendatizia. E questo potrebbe spiegare la proprietà attuale del mulino che era, prima, possesso abbaziale. Vai oltre nel fresco mattino.

A sinistra la grotta che accoglieva tombe romane. La zona si chiama funara ma nulla ha a che fare con le corde. Sentieri di cinghiali per l’abbeverata. A destra Il Nera adesso limpido e rumoroso. Gattici altissimi. Salici gentili. Rovi ovunque che qui nascondono altro mulino. Il sole, adesso, è sceso. Splendono corrusche le rupi abitate ab antiquo dall’eremita di San Jacobo. Vennero giù in pezzi dal terremoto evocato da Benedetto. Occuparono il Nera emergendo di un cubito. Scendiamo più oltre e biforchiamo la strada dell’Asse. ” Da Roma a Berlino un cipresso e un pino” rimangono, il cipresso e il pino, oltre a un nuovo sistema viario.

Più avanti centrali e centrali e fiume soggetto a torsioni. Da queste parti una delle centrali più antiche d’Italia. Sgorga acqua acidula. Gelida. Attraversiamo. Su, a media costa, il convento di S. Giovanni e miniere di ferro. A sinistra Stifone ed acque di singolare colore come diceva Claudiano. Laggiù, sullo sfondo, la strettoia ove Tiberio immaginava diga che difendesse Roma dalle piene del Tevere che erano, poi, quelle del Nera. Dopo: il porto fluviale di Narni da dove molti amavano imbarcarsi per l’ Urbe. Una poiana gira verso il sole. Il silenzio accarezza un alito di vento.

Bruno Marone