Narni e gli Ospitalieri di San Giovanni

Narni e gli Ospitalieri di San Giovanni

Una Croce maltese

In cima alla parete, ove posa la cattedra, si praticò una fenditura a foggia di croce maltese”: è l’inciso con il quale Giovanni Eroli nel 1898 (Descrizione delle chiese di Narni), parlando della chiesa di santa Maria di Visciano o santa Pudenziana, apriva spazi infiniti sulla presenza dei Gerosolimitani, ovvero di quei monaci e cavalieri di san Giovanni di Gerusalemme, – poi di Rodi e di Malta -, che un tempo erano nella Terra di Narni.
Quindi di quegli Ospitalieri di San Giovanni che per disciplina si dedicavano ai malati e ai pellegrini che transitavano per la ‘strada romana’, e il cui presidio non era distante dalla chiesa di Visciano.

L’Ospedale di Plaiano

Infatti, partendo da Visciano, superato il castello di Borgaria fino alla via Flaminia, a salire verso Itieli, un tempo si incontrava l’Hospitale de Narnia cum Cappella sancti Thomae, et omnibus suis pertinentis (Collectio Bullarum), ovvero la chiesa di San Tommaso con tutti i suoi beni che nel 1158, sotto papa Adriano IV, era sottoposta al Capitolo Vaticano.
Dalla località in cui sorgeva, la chiesa era detta di san Tommaso “de Plaiano”, oggi Piaiano, termine che può rispondere a “Plojano” indicato nel 1224 in una lettera di papa Onorio III ai canonici di Narni.

In seguito era anche indicata l”“ecclesia sancti Nicolay de Narnia cum hospitale, que antiquitus dicebatur ecclesia sancti Thome”, a definire la chiesa di san Nicola che in passato era detta di san Tommaso, come ricostruito da Mirko Stocchi ne “Il Capitolo Vaticano e le ‘ecclesiae subiectae’ nel Medioevo”, Edizioni Capitolo Vaticano, 2010.

Ne risulta che sia l’antico titolo di san Tommaso che quello più recente di san Nicola identificavano la stessa struttura, che tuttavia sarà meglio nota come Ospedale, ossia Casa, Custodia o Commenda di san Tommaso di Plaiano.

Un complesso di fabbricati e di terreni individuato tra i due attuali poderi di Piaiano, non lontano dalla via Flaminia, in una vasta estensione che forse si allineava ai ‘ruderi di san Nicola o san Niccolò‘, e ai resti di un perduto acquedotto (Cartografia IGM, – Contributo di Marco Bartolini). La fontana di San Nicolò, che si incontra lungo la via per Itieli, per il sito e nella denominazione può testimoniare quella struttura, che poté vedere il perugino Giacomo Mansueti, vescovo di Narni dal 1232 al 1260, e cavaliere gerosolimitano, o di Rodi, come da scrittura di Ferdinando Ughelli, in “Italia Sacra”, edita nel 1643.

La Commenda

Nel 1373 la Custodia di Plaiano fu sottoposta a verifica per ordine di papa Gregorio XI, al pari di altri Case dell’Ordine di san Giovanni, delle quali ha trattato Anthony Luttrell nel 1985, nel noto “The Hospitallers around Terni e Narni 1333-1373”, che si legge nel Bollettino Deputazione Storia Patria per l’Umbria. Tuttavia quella ispezione non dovette subire esiti negativi, infatti nel 1420 la struttura risultava operativa, e al momento era guidata dal commendatario Francesco Menici (L. Araldi, l’Italia nobile, 1722 – Altri), il quale agiva in piena autonomia.

Indipendenza che comunque doveva confrontarsi con un territorio in cui insistevano altri Ospedali; e purtroppo scontrarsi con un riposizionamento interno all’Ordine che vantaggiava la Commenda di Orte.
Per cui nel 1453 “Sancti Thome de Narnea” era tra quelle sedi che dipendevano dalla Precettoria ortana di san Matteo, o san Masseo (Luttrell-  AA.vv -Contributo di Emanuele Orrù): in tal modo si certificava l’avvenuta decadenza della Casa di Narni, la cui Commenda poteva in ultimo interpretarsi come un insieme di beni da sottoporre a profitto e a tassazione.

Giacomo Bonriposi

Il passaggio nell’orbita ortana, che nei fatti spegneva l’Ospedale narnese, si verificò durante il periodo in cui il perugino “Giacomo dei Mansueti fu Cavaliere dell’Ordine Gierosolimitano, e l’anno 1436 hebbe la Commenda di s. Luca in Perugia, con titolo di Arcipriore, la quale resse molti anni, e poi meritò essere promosso al Vescovato di Narni, con particolare allegrezza di quel popolo, che havea piena notizia della sua esemplare bontà e Religione”. Come scriveva nel 1648 Cesare Crispolti, in “Perugia Augusta”, confondendo però il casato di Giacomo, che rispondeva alla famiglia dei Bonriposi (Ughelli -Brusoni, msc. Bibl. Narni).

Giacomo Bonriposi, vescovo di Narni dal 1418 al 1455, svolse incarichi per i papi Martino V ed Eugenio IV, e nella città natale fu Commendatario degli Ospitalieri di san Giovanni nella chiesa di san Luca, mostrando così la sua ‘Religione’ giovannita a Perugia e a Narni.

Altre Custodie degli Ospitalieri di san Giovanni a Narni

Nella diocesi di Narni tracce di quella Osservanza, individuate tra i secoli XII e XV, si possono leggere in un’area più estesa, a iniziare dalla chiesa di santo Stefano sulla via di Collescipoli: Pietro Lunel, vescovo di Gaeta e visitatore apostolico la considerò “ordinis Sancti Ioannis Jerosolimitani” (Archivio Vescovile, 1571). Di quello stesso Ordine della chiesa di san Simeone nel territorio di Narni, di cui non si colgono altri elementi di riscontro.

Circa la presenza dei Cavalieri di Gerusalemme sono da verificare anche quei “segni” che si incontrano nel centro di Narni, e che attestano accoglienza e protezione, come la raffigurazione della Madonna del popolo o della Misericordia, caratterizzata da una particolare croce, che appare nella chiesa di san Francesco. E come l’affresco di san Giorgio, quale cavaliere crociato nell’atto di sconfiggere il drago, che si vede nella ex chiesa di santa Maria Maggiore, o san Domenico.

Una spada nella roccia

Dati storici e suggestioni a chiudere un racconto sulle presenze gerosolimitane, e in particolare sugli Ospitalieri di San Giovanni che furono di stanza a Narni e che “rivivono” nella strada per Itieli, verso la fontana di san Nicolò. Mentre nel circolare sentiero del Censo, che fronteggia l’abitato itielese, inaspettatamente appare una spada nella roccia, a evocare quelle Fraternite di monaci cavalieri che sapevano declinare l’assistenza e la difesa in armi.

La spada, inserita in tempi recenti, dimostra lo spirito di Itieli, che sa recuperare le antiche memorie.
Così come sa immegersi nel passato la chiesa di santa Pudenziana, che oggi accoglie una ripresentazione di Cavalieri crociati a custodia del luogo, quasi a proseguire una missione che forse non si è mai fermata da quando “si praticò una fenditura a foggia di croce maltese”.

Claudio Magnosi