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Categoria: News

In questa pagina raccogliamo tutte le news relative alla Corsa all’Anello di Narni ed a tutti gli argomenti ed eventi ad essa collegati.

Istituti Formativi a Narni, dal Medioevo ad oggi

Gli Statuti della città di Narni, la cui genesi va ascritta fra i secoli  XII e XIV, parlano, sostanzialmente, a tre riprese, degli istituti formativi relativi allo STUDIUM della città. In uno si parla della retribuzione dovuta agli insegnanti, in un altro si norma in termini positivi l’ospitalità a favore degli studenti provenienti da altre città, in un terzo dell’esenzione da ogni altro pubblico esercizio, per quanto attiene il corpo insegnante.

È ragguardevole il trattamento riserbato ai magistri. Non solo per le cifre, ma per la qualità della monetazione; non il divisionale misero corrente in città, il denaro cortonese, ma il fiorino fiorentino. Il che ci fa collocare quello specifico provvedimento oltre la metà del duecento da una parte e ci induce ad immaginare che qui insegnassero docenti provenienti da altre aree culturali. L’assieme dei provvedimenti postula un’istituzione di alto livello.

A questo quadro, francamente sorprendente, si era pervenuti grazie ad una serie di opportunità.

In primo luogo la rete delle abbazie, almeno 5 in ambito comitatense. Dotate dubitosamente di scriptoria, su un paio almeno ci si sta riflettendo ( S. Angelo e Benedetto in Massa e San Cassiano), ma certo in possesso di adeguati strumenti formativi. In secondo luogo una probabile scuola vescovile. Esistono elementi che ne postulano l’esistenza. In altra istanza la centralità politica e territoriale di Narni, unica città della conca ternana fino al primo quarto del dodicesimo secolo.

Su questi presupposti dobbiamo pensare poggiasse lo STUDIUM di età comunale di Narni, che continuò ad esistere anche in età moderna quando acquistò ulteriore prestigio, non tanto per la presenza delle Scuole Pie, i Padri Scolopi, quanto perché il Calasanzio, loro fondatore, scrisse qui’ la loro regola.

Inoltre alla metà del seicento, il vescovo Castelli creò il seminario diocesano, altro presidio culturale di bella importanza. Queste compresenze motivarono, nei secoli, un’incredibile biblioteca. Con titoli e testimonianza sorprendenti. Dal Muratori (opera omnia) alla produzione culturale francese di sedicesimo e diciassettesimo secolo, come alle coeve pubblicazioni culturali italiane. Tutto cio’ diede origine ad una vivacità culturale con esponenti di bella grandezza di cui amiamo qui citare il Mautini e Galeotto Marzio per tacere dei Cesi ben presenti a Narni.

Vivacità che parve un poco venir meno nel milleottocento tranne nell’ultimo periodo, quando l’industrializzazione forte della zona, produsse altre esigenze formative e con le riforme messe in campo dallo stato unitario si allargò ulteriormente l’area culturale di base. Processo che si arricchì ancora nel secolo appena trascorso, connotato da due elementi.

Ci fu, specie nella seconda metà del secolo, un’imponente opera di edilizia scolastica. Edifici sorsero un po’ ovunque e la parabola si concluso con la costruzione di un plesso modernissimo di scuola media superiore.

L’aspetto didattico più ragguardevole, tuttavia, attendeva la nascita di un nuovo metodo di apprendimento dovuto ad un grande talento di docente, Carlo Piantoni, che, partendo da Grotta Murella, località assolutamente periferica, arrivò a istituzioni educative mondiali anche attraverso l’esperienza condivisa con l’Alberto Manzi del programma televisivo” Non è mai troppo tardi”.

E ora? Ora si è concluso l’iter con l’istituzione in città di una facoltà universitaria sede locale di quella di Perugia. Presenza essenziale da molti punti di vista, ma piace sottolineare quello di una rinnovata vivacità culturale mai, tuttavia, venuta meno.

 

Bruno Marone

Successo per il Festival delle Arti del Medioevo

NARNI 6 settembre 2022 – Successo per il Festival delle Arti del Medioevo che da giovedì 1 a domenica 4 settembre ha animato il centro storico di Narni con conferenze, eventi gastronomici, laboratori storici, ricostruzioni di ambienti medievali, manifestazioni per i bambini ed esibizioni dei gruppi storici.

Il Festival, organizzato dall’Associazione Corsa all’Anello è stato aperto dalla lettura del bando di sfida da parte del neo sindaco Lorenzo Lucarelli e si è concluso con la corsa equestre in piazza dei Priori vinta dal terziere Fraporta con il cavaliere Luca Paterni. La quattro giorni ha contato il tutto esaurito agli eventi di piazza a partire dagli sbandieratori Città di Narni, passando per i Milites Gattamelata Narni, non dimenticando la Platea Ludica, evento dedicato ai bambini che ha calamitato in città centinaia di visitatori e lo spettacolo di falconeria. Bene anche le conferenze ed i banchetti medievali, così come i forni e le osterie. Grande partecipazione anche per i laboratori che continueranno nei prossimi mesi, seguendo un progetto, quello dell’Università del Medioevo Ricostruito, avviato ormai da tempo. Anche i social, che hanno seguito tutti gli eventi hanno ottenuto un grande riscontro con 94mila utenti raggiunti e 27mila interazioni.

“Siamo molto soddidfatti – ha affermato il presidente dell’Associazione Corsa all’Anello Federico Montesi – della riuscita del Festival, alla sua seconda edizione, che diventerà un appuntamento annuale fisso della Corsa all’Anello. Da evidenziare la massiccia presenza di turisti che hanno potuto apprezzare l’offerta e partecipare ad eventi molto interessanti.

I laboratori – ha continuato Montesi –  rispetto alla passata edizione, hanno contato una maggiore partecipazione, a testimonianza della crescita di attenzione sia da parte dei contradaioli che degli appassionati. Mi preme sottolineare anche le preziose collaborazioni avviate. Basti pensare a quella con il Festival del Medioevo di Gubbio, grazie alla presenza del suo ideatore Federico Fioravanti e con Massimiliano Bassetti (coordinatore scientifico della Fondazione Centro Italiano di Studi sull’Alto Medioevo di Spoleto e direttore del Centro Italiano di Studi sul Basso Medioevo).

Per il resto – ha concluso il presidente –  tutti gli eventi hanno riscosso successo, dalla Platea Ludica, fino alle esibizioni dei gruppi storici della Corsa all’Anello, passando per i banchetti medievali che hanno fatto registrare il tutto esaurito. Il Festival tornerà con nuove sorprese, portando Narni ad essere un importante polo di attrazione storica e culturale”.

Prenotazione biglietti

NARNI 31 agosto 2022 – L’Associazione Corsa all’Anello comunica che per prenotare i biglietti dello spettacolo degli Sbandieratori Città di Narni “L’Arte della Bandiera” che si terrà venerdì 2 settembre alle 21.30 in Piazza dei Priori e della corsa equestre di abilità ed esercizio alle armi “La Civiltà del Torneo” che avraà luogo domenica 4 settembre alle 17 in Piazza dei Priori è necessario accedere ai link sotto riportati:

L’Arte della Bandiera: https://www.eventbrite.com/e/biglietti-larte-della-bandiera-festival-delle-arti-del-medioevo-2022-409926329687?fbclid=IwAR39M0pT8dt6WHV3cwmuMRY7It3kCVQVrmVXrY4qjATc-CvHKqaG3Cz2OUI

La Civiltà del Torneo: https://www.eventbrite.it/e/408653663107

Su il sipario sul Festival delle Arti del Medioevo

NARNI 30 agosto 2022 – Su il sipario sul Festival delle Arti del Medioevo che si terrà da giovedì 1 a domenica 4 settembre nel centro storico di Narni. Laboratori, conferenze, spettacoli ed eventi gastronomici animeranno la quattro giorni dedicata al Medioevo, organizzata dall’Associazione Corsa all’Anello.

1 SETTEMBRE – Si inizierà alle 18 con il bando di apertura in Piazza dei Priori, seguito dalla conferenza di introduzione al laboratorio di sartoria storica a cura del docente Federico Marangoni “Condottieri e milizie in Italia a fine Trecento”.

Dalle 18.30 alle 22.30 in Piazza dei Priori si terrà “Platea Ludica, l’arte del gioco”, allestimento di un accampamento con giochi storici medievali a cura dell’Associazione Culturale Circateatro. A partire dalla 19, per le vie del centro ci sarà “Platea Ludica, Paratrampolata in Do”, parata itinerante su trampoli musicata e danzata, intervallata da momenti di spettacolo, in collaborazione con i terzieri della Corsa all’Anello, i gruppi storici e le associazioni del territorio. Alle 20.30 ed alle 22 all’Orto di Poca Considerazione di Palazzo dei Priori sarà la volta di “Platea Ludica, Giullare Silvestro e Leonardo Da Vinci”. Tutti gli eventi di Platea Ludica sono dedicati ai più piccoli ma anche gli adulti potranno divertirsi e partecipare ad una serata allegra ed emozionante, una notte bianca dei bambini in versione medievale dove il gioco diventerà magia.

Alle 21 a Palazzo dei Priori si terrà il laboratorio di sartoria storica con Federico Marangoni “Ricostruzione di ruoli e figure militari nei cortei dei terzieri di Narni”.

2 SETTEMBRE – Alle 18 all’Orto di Poca Considerazione di Palazzo dei Priori avrà luogo il laboratorio di cornamusa con il docente Matteo Nardella “…quae vulgo dicitur ‘Barbara”. Alle 21.30 in Piazza dei Priori sarà la volta dello spettacolo a cura degli Sbandieratori Città di Narni.

3 SETTEMBRE – Alle 10 all’Auditorium Bortolotti ci saranno gli Stati Generali della Corsa all’Anello “Progettiamo insieme il futuro”, mentre alle 10.30 alla Loggia dei Priori si terrà “La fucina delle armi”, seminari di arti meccaniche, didattica sulle arti medievali di oreficeria, intreccio di cesti, pergamena, percussioni, macramè, rilegatoria, calligrafia.

Alle 16 in Piazza dei Priori sarà la volta di “L’Arte della Guerra”, spettacolo a cura della Compagnia Milites Gattamelata Narni. Alle 17.30 all’Orto di Poca Considerazione di Palazzo dei Priori si terrà “De aqua loquendo”, laboratorio di teatro medievale finalizzato alla realizzazione dello spettacolo “summa” dei saggi di tutti i laboratori. Il docente è Andrea Mengaroni, con la consulenza artistica di Paolo Gazzara.

Alle 18.30 alla Sala Digipass di Palazzo dei Priori ci sarà la conferenza “La Rinascita dopo la peste”. Interverranno Massimiliano Bassetti e Sara Piccolo Paci. Intodurrà e coordinerà Sandro Angelucci, procuratore dello Studium In Arte Veteri.

Alle 20 in Piazza dei Priori si terrà “Alla tavola dei Priori. L’arte del buon mangiare”, banchetto medievale con intrattenimento ed animazione. Menù a cura di Elisabetta Carli. L’evento è a pagamento e la prenotazione è obbligatoria (0744.726233 o 340.1580325), il costo è di 40 euro a persona. Per menù ed ulteriori informazioni www.corsallanello.it ed i social ufficiali della Corsa all’Anello.

4 SETTEMBRE – Alle 11 in centro storico ci sarà “Un tuffo nel 1371!”, visita animata al circuito degli ambienti medievali ed alla stessa ora al Digipass ci sarà “Paesaggi narnesi”, conferenza di introduzione al tema 2023 della Corsa all’Anello, in collaborazione con l’Associazione Festival dei Medioevo di Gubbio. Interverranno Eleonora Mancini, Augusto Ancillotti, Francesco Pirani. Introdurrà e coordinerà Federico Fioravanti, ideatore del Festival del Medioevo di Gubbio.

Alle 11 ed alle 14 in Largo San Francesco ci sarà il laboratorio di danza antica in costume con docente Maria Cristina Esposito “Con festevole e onesto danzare”.

Alle 11.30 alla Loggia dei Priori sarà la volta della didattica ed esposizione di rapaci a cura di “Antica Falconeria Toscana”. Alle 15.30 in Piazza dei Priori si terrà lo spettacolo con rapaci “De Arte venandi cum avibus”.

Alle 17 in Piazza dei Priori ci sarà la mostra e spettacoli di introduzione alla corsa equestre di abilità ed esercizio alle armi “La civiltà del Torneo” che avrà luogo alle 18. Le brigate dei terzieri ostenteranno il proprio prestigio “mostrandolo” in tutti i modi possibili. Dalla ricchezza dei propri abiti e delle insegne alla bravura dei propri cavalieri che armeggeranno in lizza, fra gli squillanti suoni dei musici in festa. Fino alla prova più grande, quella della destrezza in battaglia a cavallo, dove “abilità ed esercizio alle armi” si fonderanno all’ostentazione.

Alle 21 alla Rocca Albornoz (replica alle 22.15) ci sarà “Dante in Narnia Purgatorio”, spettacolo di Riccardo Leonelli (info e prenotazioni 351.2385302, ingresso 15 euro).

GASTRONOMIA – Il terziere Mezule aprirà la Locanda del Pozzo 1 e 2 settembre a cena, 3 settembre pranzo e cena, 4 settembre a pranzo.

Il terziere Fraporta organizzerà giovedì 1 settembre alle 20.30 “Il banchetto di Medeluccia”, fedele riproposizione di un banchetto medievale con pietanze dai ricettari originali ed animazioni a tema.

Santa Maria aprirà la Taberna degli Anelli 1 e 2 settembre solo a cena, 3 settembre a pranzo e cena, 4 settembre solo a pranzo ed il forno di Piazza XIII Giugno.

Al via le iscrizioni per i laboratori del Festival delle Arti del Medioevo

NARNI 9 agosto 2022 – Al via le iscrizioni per i laboratori organizzati nell’ambito del Festival delle Arti del Medioevo, che si terrà dal 1-4/9/2022.
I laboratori, parte importante dell’edizione estiva della Corsa all’Anello, verranno tenuti da docenti di alto livello e saranno quattro: sartoria storica, teatro medievale, cornamusa e danza medievale. L’organizzazione dei laboratori rientra nel progetto di “In arte veteri”, Università del Medioevo Ricostruito.

 

I Laboratori del Festival delle Arti del Medioevo 2022

LABORATORIO DI SARTORIA STORICA – Sarà riservato a 60 partecipanti e sarà tenuto dal docente Federico Marangoni, scrittore, conferenziere, docente, studioso indipendente e consulente storico. Giovedì 1 settembre alla Sala Digipass alle 18 si inizierà con la conferenza aperta al pubblico “Condottieri e milizie in Italia a fine Trecento”, mentre alle 21 a Palazzo dei Priori ci sarà “Ricostruzione di ruoli e figure militari nei cortei dei Terzieri di Narni”, il laboratorio di sartoria storica. Il ciclo proposto (suddiviso in 4 lezioni, una laboratoriale in presenza il 1 settembre e 3 online con cadenza mensile circa) affronterà i vari argomenti in modo dettagliato e tecnico, finalizzato alla messa in pratica delle informazioni fornite per la realizzazione di nuovi abiti ed oggetti con cui arricchire le parti militari dei cortei dei terzieri. Nel primo incontro, che è l’unico previsto in presenza, si propone di dedicare tempo soprattutto all’analisi degli abiti e oggetti attualmente in dotazione ai terzieri per commentarne pregi e difetti.

 

LABORATORIO DI TEATRO MEDIEVALE – Sarà riservato a 20 partecipanti e sarà tenuto dal docente Andrea Mengaroni, da 25 anni giullare Silvestro, attore e regista, insegnante di teatro. Sabato 3 settembre all’Orto di Poca Considerazione (Palazzo dei Priori), alle 18 si terrà “De Aqua loquendo”, laboratorio di teatro medievale finalizzato alla realizzazione di uno spettacolo avente per tema l’acqua, con la consulenza artistica di Paolo Gazzara che avvierà anche un laboratorio propedeutico di recitazione. Il laboratorio che si vuol proporre per un totale di 40 ore (2 ore a settimana), sarà diviso in due parti: una parte teorica, in cui si affronterà la figura dell’attore ed una parte pratica che prevede la concentrazione sul testo “De Aqua loquendo” per la realizzazione dello spettacolo finale, che vedrà coinvolti insieme i quattri laboratori di danza, costume, cornamusa e teatro.

 

LABORATORIO DI CORNAMUSA – Sarà riservato a 8 partecipanti e sarà tenuto dal docente Matteo Nardella, musicista che si esibisce in concerti di musica medievale e rinascimentale in Italia e all’estero.  Le lezioni saranno articolate tra momenti di pratica individuale per perfezionare il controllo dello strumento e di musica di insieme, cercando di sperimentare in gruppo tra eterofonia e forme di polifonia “rustica”. Si inizierà venerdì 2 settembre all’Orto di Poca Considerazione (Palazzo dei Priori) alle 18 con “ … quae vulgo dicitur ‘Barbara”.

 

LABORATORIO DI DANZA MEDIEVALE – Sarà riservato a 60 partecipanti e sarà tenuto dalla docente Maria Cristina Esposito, esperta di danza storica. Il laboratorio tratterà coreografie originali e in stile con riferimento al tema dell’acqua bene comune, come definito nelle Metamorfosi di Ovidio “Usus communis aquarum est” (Metam. VI, 349), in attinenza al tema generale del progetto teatrale 2022 – 2023 e pratica delle tecniche e degli stili di danza di epoca tardo medievale, con particolare riguardo alle danze di repertorio italiano e francese, ricostruite sulla base delle fonti dell’epoca e riproposte in funzione teatrale in collaborazione con i laboratori di teatro, costumi e musica. Si inizierà domenica 4 settembre a Largo San Francesco alle 11 con “Con festevole & onesto danzare”.

 

Per iscriversi ai laboratori gli interessati potranno accedere alla sezione workshop del sito ufficiale della Corsa all’Anello www.corsallanello.it.

 

Il Festival delle Arti del Medioevo a Narni dal 1 al 4 settembre 2022

NARNI 21 luglio 2022 – A settembre, ricalcando il successo dell’edizione 2020, la Corsa all’Anello tornerà in centro storico con il Festival delle Arti del Medioevo: conferenze, workshop, banchetti, tornei, ricostruzioni medievali e tanti altri eventi animeranno il cuore della città di Narni che diventerà un importante polo di attrazione storica e culturale. L’appuntamento è da giovedì 1 a domenica 4 settembre ed il programma ufficiale verrà presentato a breve. Ecco qualche anticipazione.

Torneranno i workshop relativi alle arti medievali, continuando così il percorso intrapreso che porterà alla realizzazione dell’Università del Medioevo Ricostruito “In Arte Veteri” presentata in occasione della Corsa all’Anello 2022. Ci saranno anche interessanti conferenze, tra cui la chiusura del ciclo riguardante “La rinascita dopo la peste”, tema 2022 degli eventi della Corsa all’Anello e la presentazione del tema 2023, in collaborazione con l’Associazione Festival del Medioevo di Gubbio.

Atteso anche un evento dedicato ai bambini e un grande banchetto medievale congiunto in Piazza dei Priori organizzato dall’Associazione Corsa all’Anello e dai terzieri di Mezule, Fraporta e Santa Maria. Da segnalare anche un evento che riguarderà la ricostruzione degli ambienti medievali in tutto il centro storico che saranno animati e faranno rivivere il Medioevo agli spettaori in un’atmosfera magica che li catapulterà nella vita del Trecento. Domenica 4 settembre ci sarà poi un torneo equestre in Piazza dei Priori che concluderà il Festival delle Arti del Medioevo.

I lussi proibiti alle donne nel Medioevo

I lussi proibiti alle donne nel Medioevo – Sul corpo delle donne

La moda, l’effimero che viene “proibito”

La moda, l’effimero, sono fenomeni niente affatto moderni: l’urgenza per le donne di abbigliarsi per apparire nasce nel Medioevo e in maniera così prepotente, che si ritenne opportuno disciplinare questa tendenza con apposite norme.

Se consideriamo che molte donne sono ancora oggi obbligate ad indossare determinati abiti ed accessori, non possiamo stupirci del fatto che a partire dal XIII secolo e fino alla Rivoluzione francese, furono emanate le cosiddette “Leggi suntuarie”, un insieme di provvedimenti volti a limitare il lusso nell’abbigliamento, nelle concessioni dotali e in alcune occasioni sociali come feste, banchetti e funerali.
L’insieme delle norme è estremamente corposo e può essere approfondito nell’importante lavoro
della professoressa Muzzarelli citato nella bibliografia di riferimento. In questa sede, ci limiteremo ad esporre alcune normative narnesi relative ad abiti, doti e funerali.

Va subito detto che gli scopi dei legislatori erano tutt’altro che univoci: i divieti erano rivolti ad entrambe i sessi, ma in realtà nel Medioevo le limitazioni erano imposte in maniera quasi esclusiva alle donne.

Il lusso vietato, ma non per tutti

Il lusso era sì vietato, ma in base alle diverse categorie sociali, anche e soprattutto allo scopo di rendere immediatamente riconoscibile il ceto di appartenenza. La normativa poteva essere facilmente aggirata: chi denunziava spontaneamente il possesso di abiti contra legem, pagando un’apposita tassa poteva farli registrare e bollare, acquisendo di fatto il diritto di continuare ad indossarli. Tenuto conto che le sanzioni per chi esibiva un abito “vietato” e non denunziato, consistevano in pene pecuniarie elevate (inasprite dalla confisca dell’oggetto del reato e in alcuni casi persino dalla scomunica papale), appare evidente che le leggi suntuarie non colpivano equamente tutti i ceti sociali: i ricchi, semplicemente pagando (la bollatura o la sanzione), potevano abbigliarsi a loro piacimento in barba a qualsiasi divieto.

Un altro aspetto paradossale di queste leggi stava nel fatto che le multe si applicavano anche a coloro che avevano realizzato un abito o un accessorio vietato, sicché sarti, ricamatori e calzolai erano spesso costretti a sborsare somme che superavano di gran lunga il prezzo percepito per il loro lavoro (ferma restando, in molti casi, anche l’applicazione di pene corporali).
Il ricavato delle ammende serviva a rimpinguare le casse cittadine, ma anche le tasche dei denunzianti (una regola che si riscontra in moltissime norme degli Statuti di Narni).

Nel Medioevo c’era chi misurava la lunghezza degli strascichi delle donne

Con l’avvento delle leggi suntuarie, al fianco dei comuni cittadini che si peritavano di denunciare i lussi altrui (per moralità o semplice tornaconto personale), le città si animarono di ufficiali armati di metro, che andavano in cerca di strascichi e maniche fuori misura, “pianelle” e sopralzi eccessivi (tali da poter raggiungere anche un metro e mezzo di altezza), accessori e gioielli proibiti o che eccedevano il limite consentito, stoffe e pellicce vietate e persino colori fuori legge o destinati solo a determinate categorie.

Il campo d’azione di ufficiali e delatori era infinito, ma spesso si concentrava davanti alle chiese: le messe, soprattutto quelle domenicali e nelle festività più importanti, erano un’occasione per sfoggiare abiti sontuosi ed esibire il proprio status sociale. Quest’usanza è sopravvissuta a lungo nelle nostre zone: almeno sino agli anni ’70, soprattutto a Natale e a Pasqua, molte donne si recavano in chiesa con abiti e calzature nuove (a Narni si diceva che s’erano “ripulite” a festa) e le signore abbienti facevano largo sfoggio di pellicce. La pratica sembra essere caduta ormai in disuso, ma è ancora viva nei matrimoni, nelle feste e persino in alcuni funerali.

All’asprezza delle leggi suntuarie, si sommava l’opera di moralizzazione dei tanti predicatori che nel Medioevo si spostavano di città in città scagliandosi contro i cattivi costumi (delle donne, ben inteso).
Ciò che si stigmatizzava nelle prediche non era soltanto il danno economico prodotto da abiti e gioielli lussuosi, ma anche la contraffazione messa in atto dalla perfidia insita nelle donne: applicare imbottiture che facevano apparire in carne quelle troppo magre e indossare calzature vertiginose che rendevano alte quelle basse, significava alterare l’opera di Dio ed ingannare gli uomini circa le proprie reali fattezze.

Cosa dicono gli Statuti Narnesi

Alla vasta storiografia di molte città italiane, capace di illustrare nel dettaglio i divieti, le regole, l’entità delle pene e persino i nomi di molti contravventori, fa da contrappunto la scarsità di notizie riguardo Narni. Poche le norme degli Statuti del 1371 in proposito ed assolutamente assenti in materia di abbigliamento, tanto che per approfondire i divieti relativi agli indumenti e agli accessori è necessario consultare le Riformanze (le cui copie, purtroppo, sono disponibili solo a partire dal XVI secolo).

Al Capitolo XI del Libro Primo, si stabilisce che “nessun erede possa avere per il funerale al lutto di qualche defunto, più di due torce di cera fino a dieci libbre di peso, se sarà stato cavaliere, giudice o canonico: negli altri casi fino a un massimo di cinque libbre per ciascun cero, alla pena di 10 libbre cortonesi per ciascun trasgressore. E il Vicario della città sia tenuto ad inviare uno dei notai con i loro dipendenti e un baiulo, a qualsiasi funerale, per indagare e investigare sulle predette disposizioni, alla pena di 10 libbre cortonesi del suo salario. E nessuno o nessuna possa vestirsi di nero tranne la moglie e due servitori al massimo, alla detta pena”.

Questa norma introduce subito un importante distinguo: il peso delle torce di cera variava in base allo status del defunto: cinque libbre per i comuni mortali, il doppio per cavalieri, giudici e canonici.
I cavalieri appartenevano ad una categoria privilegiata, oggetto di limitazioni/concessioni in molte leggi suntuarie. A Siena, alcune norme dello “Statuto del Donnaio” (nome indubbiamente evocativo), dettavano precise regole riguardanti le cerimonie d’investitura, al fine di limitare lo sfarzo e lo scambio di doni importanti. Per contro, ai cavalieri era però concesso d’indossare farsetti e giubbe di mussolina o di altro tessuto di seta ed era a loro che, una volta defunti, si tributavano onoranze funebri dispendiose e spesso talmente solenni da meritare cronache dettagliate, come ad esempio quella che fu composta per il funerale di Giovanni da Pietramala: il suo corpo fu adagiato in una bara coperta di drappo vermiglio, i chierici della Cattedrale recavano cento doppieri accesi. Il corteo era aperto da “due beccamorti a cavallo”, ciascuno dei quali era seguito da sei famigli vestiti di scuro. Erano presenti quindici cavalli bardati ed altri erano coperti da insegne del comune; seguiva lo stendardo da campo del defunto, mentre il cavallo di Giovanni sfilava precedendo la bara del suo padrone, montato da un soldato che indossava l’armatura, le insegne del condottiero e impugnava il suo bastone di comando. In altre città italiane, subito dopo i cavalieri, venivano contemplati i medici piuttosto che i giudici.
Abbastanza rara è invece l’aggiunta dei canonici contemplata nei nostri Statuti, ma bisogna ricordare che Narni era pur sempre territorio del Patrimonio di San Pietro.
Una costante delle leggi suntuarie è invece la limitazione all’uso dell’abito nero: dopo la peste nera del 1348 ed il conseguente, perpetuo lutto, fu proibito a qualsiasi categoria sociale di vestire a lutto, con la sola eccezione delle vedove.

La seconda norma degli Statuti cittadini è contenuta nel Libro III (Super Maleficijs et Criminalibus causis). Al Capitolo LXVII si legge: “Stabiliamo che, per ciascuna donna da maritare o da dotare non possano essere promessi o dati, come beni mobili dotali, se non questi beni mobili dotale scritti sotto, vale a dire: panni di lana da donna, due letti di panni, un soppedaneo di legno, alla pena di 25 libbre cortonesi, da applicare alla Camera, per chi dà, promette o ottiene o riceve la promessa. E la tale promessa, da qui in poi, non abbia valore né vigore per legge; e per essa non si possa agire o difendere nei tribunali della città di Narni, e nessun notaio faccia scrivere né scriva oltre la detta forma, alla pena di 10 libbre cortonesi, da applicarsi alla Camera. E chiunque possa denunciare e
accusare i trasgressori delle cose predette”.

Un esempio pratico di una dote del XIV secolo, del tutto in linea con le limitazioni fissate dai nostri Statuti, ci viene fornito da un atto notarile stipulato a Narni l’11 marzo 1375 dal notaio Macthiutius Salvatelli. L’atto/quietanza ci informa che “Petrucolus Iohannis Lucarelli rilascia quietanza a Tomas Cecchi Petrignani per la corresponsione della dote di sua sorella Sabecta, promessa a lui in sposa con atto immediatamente precedente. La dote in questione consiste in 600 lire di denari cortonesi, due letti ben forniti di biancheria, una tunica, un mantello ed un tappeto”.

In teoria si potrebbe pensare che le restrizioni riguardo ai beni mobili dotali fossero identiche per ogni ceto sociale, ma nella pratica è evidente che “i panni di lana da donna” non meglio specificati, potevano variare di qualità e numero in base alle disponibilità economiche della famiglia, così come i “due letti di panni”. Anche il valore del “soppedaneo” (cassone per i capi di vestiario che normalmente veniva collocato ai piedi del letto) poteva essere ben diverso a seconda del tipo di legno utilizzato e dei decori.

La dote di Giacoma di messer Antonio Bocarini Brunori di Leonessa, sposa del Gattamelata.

Si pensi ad esempio alla dote di Giacoma di messer Antonio Bocarini Brunori di Leonessa, andata in sposa nel 1410 al Gattamelata. La sua dote era piuttosto esigua: 500 ducati d’oro, ma il suo corredo di nozze era magnifico e contenuto in splendide casse di legno, lavorate con intagli a rilievo, dipinte con arabeschi di fiori e frutti, decorate con storie sacre e profane (soprattutto sponsali antichi), massime morali, versetti della Bibbia, dei Salmi e il Pater noster in latino volgare. Quindi, ancora una volta, semplicemente tacendo i dettagli, la normativa non poneva limiti alle categorie più ricche.

Venendo alle Riformanze, al volume 4, in data 21 gennaio 1537, si legge: “In considerazione della Rovina et danni ch’avemo patiti, riformiamo il vestire delle donne. Statuimo et ordinamo che nessuna donna di qualunque stato, qualità e condizione, se sia tanto narnese che forestiera, essendo maritata e abitando in Narni, possa né debba portare alcuna sorte di veste di broccato, velluto, seta, damasco e altra sorte di drappi, eccetto Ciambellotto del quale ne possono avere una vesta e non di più. (Il Ciambellotto o Camellotto era un tessuto di lana pesante in armatura di tela, fatto con peli di cammello, solitamente usato per abiti invernali). Si prescrive che possano portare tre braccia di drappo di broccato e broccadello in fuora le maniche. Statuimo et ordinamo che le dicte donne come sopra, non possano né debbano portare alcuna sorta d’oro, d’argento, perle né gioielli, né catene, né collane in capo né al collo né al petto né in alcun altro loco, né portare scuffie, corone, centure d’oro ed argento né di perle. Item statuimo et ordinamo che le dicte donne non possano né debbano portare più di tre anelli d’oro o d’argento con quelle pietre che gli piacerà. Nessuna donna che abbia una dote di 100 ducati o di 200 ducati, possa né debba portare sbernia o drappo di nessuna sorte, né vesti di rosato né di pavonazzo, eccetto possa portare maniche di rosato ovvero di pavonazzo. Donna con 300 ducati di dote: non possa e non debba portare vesti di Cabilotto (forse anche qui si intendeva Ciambellotto). Nessuna donna, di qualunque condizione e qualità non possa né debba portare vesti d’alcuna sorte con intagli, ovvero ricami per alcun modo. E se qualcuno non osservasse i presenti Capitoli, acciocché il timor della pena abbia ad osservar, statuimo et ordinamo che qualunque persona contravverà alli sopradetti Capitoli & Riformanze, caschi ipso facto et ipso iure nella pena di Cinquanta ducati e perda tutto quello che indossa contro la forma dei presenti Capitoli. Item statuimo et ordinamo che qualunque persona contravvenga ai sopradetti Capitoli caschi ipso facto nella scomunica papale e non si possa assolvere se non dal Papa, eccetto in articulo mortis. Item statuimo et ordinamo che qualunque sarto, ovvero ricamatore tagliasse ovvero cucisse o ricamasse o intagliasse alcuna sorte di vesti contro la forma dei presenti Capitoli, caschi ipso facto nella pena di venticinque scudi”.

Al primo capitolo si riforma anche la misura delle doti da dare nella città di Narni e nel suo distretto, che debbono limitarsi a 100, 200, 300 o al massimo 400 ducati. A questo proposito “si statuisce e si ordina che nessun padre, né madre, né fratelli, né zii, né alcuna altra persona, possa né debba promettere o dare alcuna cosa tanto in denari, quanto in beni stabili o ancora in mobili, né in nessun altro modo, al di sopra dei limiti anzidetti, quindi non oltre i 400 ducati, in modo che la donna non abbia alcuna cosa che valga oltre la cifra stabilita, eccetto che derivasse da eredità ovvero legati”.

La formula di queste disposizioni è ufficiale: “convocati Magistri D. Prioris ecc, in nome di Dio,
Amen”. Segue la data della stipula e l’elenco nominativo di tutti i convenuti.
Appare chiaro che in quella sede si riformarono norme precedenti che purtroppo sono andate perdute, perché, in particolar modo nella parte riguardante gli abiti e gli accessori vietati, non si fece certo riferimento agli Statuti del 1371, che come abbiamo visto non ne parlano affatto.

Quanto alla dote, furono fissati limiti precisi anche riguardo al valore dei beni dotali mobili, pertanto è difficile capire se anche in questo caso, si riformarono norme precedenti oppure se si trattò di un semplice ampliamento della norma statutaria in materia.
Fatto sta che nel 1537, oltre alla multa e alla perdita dell’abito, a Narni si comminava anche la scomunica papale ed è facile intuire che questa “sanzione” aggiuntiva fosse già presente anche nelle precedenti Riformanze. Allo stesso modo nella nostra città, gli artigiani che avevano realizzato l’abito incriminato, erano tenuti al pagamento di una multa, pari alla metà di quanto dovuto dai reali contravventori.

Il controllo del patrimonio delle donne nel Medioevo

Quanto alle limitazioni in materia di dote, vale forse la pena specificare che il reale intento dei legislatori non era certo arginare il fenomeno del lusso, quanto controllare in maniera efficace i diritti patrimoniali delle donne nel Medioevo.
Alla morte del marito infatti, la dote tornava alla vedova in piena e libera proprietà, ecco dunque che bisognava limitarla, per evitare che le donne possedessero un patrimonio personale importante.
Resta il fatto che la parte più incisiva delle Riformanze narnesi è tutta nel prologo: “in considerazione della Rovina et danni ch’avemo patiti, riformiamo il vestire delle donne”. Segno evidente che i legislatori erano pericolosi misogini terrorizzati dal gentil sesso e da un malinteso cristianesimo. Dispiace dirlo, ma è indubbio che alcuni di loro siano ancora tra noi.

Mariella Agri

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Bibliografia di riferimento:

  • Duccio Balestracci, Le armi, i cavalieri, loro: Giovanni Acuto e i condottieri nell’Italia del
    Trecento. Editori Laterza, 2009
  • Raffaello Bartolucci (traduzione a cura di), Statuta Illustrissimae Civitatis Narniae, Terni, 2016
    E. David, C. Perissinotto, C. Carmi, V. Coronelli (a cura di) – Le pergamene dell’archivio del
    Capitolo della cattedrale di Narni (1047-1941). Regesti, Selci-Lama (PG), 2017
  • Maria Giuseppina Muzzarelli, Le regole del lusso. Apparenza e vita quotidiana dal Medioevo
    all’età moderna. Bologna, Il Mulino, 2020

Le formule magiche nel Medioevo e le donne curiose

Le formule magiche nel Medioevo e le donne curiose

La voce, uno strumento potente

Le donne curiose hanno anche voce ed è questo lo strumento più potente a loro disposizione, anche più delle mani: con queste infatti si possono tagliare e cogliere le erbe medicamentose solo dopo che con la voce si è pronunciato il cantus necessario per in – cantare dove “in” è una particella che esprime “volontà” e “intensità” e “cantare”, derivante da “canere”, cantare, indica l’esprimere un’intenzione, un vaticinio, una magia.
“Formule magiche”, sussurri, litanie, invocazioni accompagnano movimenti e gesti antichi e per ‘funzionare’ devono ripetersi inalterati di nonna in madre in figlia, tutte anelli di una eterna catena.
La voce quindi è il medium attraverso il quale il potere dell’asserzione travalica le frontiere del mondo fantastico per invadere quello sensibile, modificando la realtà.

Nel Medioevo, è credenza comune che con le giuste formule magiche le erbe attivano il loro potenziale curativo e possono intervenire nei processi di guarigione delle malattie attraverso filtri, unguenti, sciroppi..
Il potere dunque è nella parola, il mezzo magico più antico di tutti perché connesso con la credenza che nel verbo risieda un potere misterioso e tremendo capace, per bocca dell’incantatrice, di modificare e plasmare la natura inesorabile delle cose.

Nel Medioevo la legge punisce chi utilizza “formule magiche” o ingiurie

Le parole hanno una forza che deve essere rispettata e temuta, per questo non vanno usate a sproposito. Non meravigli che leggi e norme sanzionavano il loro uso improprio come anche il cap. XXIV del III libro degli Statuti dell’illustrissima città di Narni ricordano:

Nel Medioevo Narnese, chi pronuncia “formule magiche” o parole ingiuriose contro qualcuno doveva pagare una sanzione
“Inoltre stabiliamo che chiunque abbia proferito parole ingiuriose o una parola ingiuriosa a qualcuno, se abbia detto a qualcuno traditore, omicida, ladro, falso, cornuto o parole equivalenti, incorra nella pena di 10 libbre cortonesi per ogni volta, per altre parole ingiuriose sia pena, per ogni volta 40 soldi cortonesi, e per parole
ingiuriose non si applichi la norma della duplicazione delle pene, se le predette parole ingiuriose non siano state rivolte a un cavaliere giudice oppure ad un medico.”

‘ciò che è stato detto’

Lo statuto non cerca solo di favorire la buona educazione quanto cercare di evitare ciò che potrebbe essere nefasto: è nella natura umana creare corrispondenze tra parole e azioni, tra miti e riti.
Fatum significa ‘destino’ e deriva dal verbo latino fari ( dire, parlare), letteralmente si traduce con ‘ciò che è stato detto’, dunque decretato/stabilito. Fas è la cosa lecita perché è stata sancita da una norma già detta.

Attenti a quel che dite…potrebbe succedere davvero!

Eleonora Mancini

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Progetto MiC rievocazioni storiche: in Umbria scelta la Corsa all’Anello

NARNI 17 giugno 2022 – La Corsa all’Anello di Narni è stata scelta per l’Umbria dall’Icpi (Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale), che opera in seno al Ministero dei Beni Culturali, come unica rievocazione storica da approfondire nell’ambito del progetto “Mappatura delle rievocazioni storiche”.

Quest’ultimo è stato ideato dal Servizio VI della Direzione Generale Archeologia Belle Arti e Paesaggio e dall’Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale del MiC a partire dall’idea della costituzione di un osservatorio nazionale sul fenomeno delle rievocazioni.

La mappatura del Patrimonio Immateriale

La mappatura, iniziata nel novembre 2021, ha come obiettivo la realizzazione di un’ampia ricognizione sul territorio nazionale a carattere demoetnoantropologico volta a conoscere la varietà delle rievocazioni storiche.

I ricercatori sono partiti da un primo elenco contenente più di mille manifestazioni a cura del Servizio VI e dell’Icpi che, oltre ai dati reperiti dalle autocandidature e da fonti web, ha incorporato anche le informazioni richieste agli istituti periferici del MiC e reperite dalle Pro Loco.

Dopo la prima fase di ricognizione, la ricerca antropologica vera a propria è entrata nel vivo con lo studio di un numero limitato di rievocazioni.
Nel corso di un anno, otto ricercatori scelti hanno infatti redatto schede catalografiche e inventariali, sperimentando, nella prima fase di lavoro, la “scheda descrittiva per eventi culturali” elaborata dall’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione.
I ricercatori hanno selezionato poi almeno cinquanta rievocazioni ciascuno per documentarle.

Rievocare in Umbria

A partire da ciò, le rievocazioni sono state selezionate ancora una volta e per l’Umbria la scelta è ricaduta sulla Corsa all’Anello, grazie alla segnalazione dell’antropologa Francesca Uccella, ricercatrice individuata dall’Icpi per la Toscana e l’Umbria che, durante la passata edizione della festa dedicata a San Giovenale, ha partecipato ad alcuni eventi della rievocazione, tra cui il corteo storico e la Corsa all’Anello.

Ora, partirà l’approfondimento sulla Corsa all’Anello che avrà quindi uno spazio per così dire particolare nel progetto di ricerca.
II progetto prevede la realizzazione di diversi canali di restituzione degli esiti della ricerca, tra cui la realizzazione di uno spazio specificamente dedicato alle rievocazioni storiche considerate di valore come patrimonio immateriale, sul nuovo sito Icpi all’interno del quale saranno resi fruibili la mappatura degli eventi e i relativi corredi documentari.
Ci saranno poi pubblicazioni e convegni a riguardo.

Per la Corsa all’Anello si tratta di un grande riconoscomento che testimonia ancora una volta la qualità della manifestazione e che contribuirà a farla conoscere ancora di più come eccellenza nel panorama delle rievocazioni storiche.

Approfondisci Il Progetto “Mappatura delle rievocazioni storiche”

Il veleno nel Medioevo e le donne curiose

Il veleno nel Medioevo e le donne curiose

Qual’era la pena nel medioevo per chi utilizzava il veleno?

Lib.III Cap.XXII
Pena per chi mette il veleno nel cibo e nelle bevande ( nel Medioevo )
(De poena dantis venenum in cibo, vel potu)

“Inoltre stabiliamo che, chiunque nel cibo o nella bevanda, o, in  altro modo, abbia dato il veleno o qualcosa di letale a qualcuno, paghi come condanna 500 libbre cortonesi, e se quello, a cui sia stato dato il veleno, fosse morto per esso, chi lo ha dato sia bruciato con il fuoco, di modo che muoia.
E così diciamo di colui, che abbia fatto dare, e quello che abbia preparato tale veleno, e lo abbia dato consapevolmente, paghi altrettanto, vale a dire 500 libbre, e se quello, a cui sia stato dato il veleno fosse morto, il tale, che lo ha preparato, sia bruciato.”

Dalla cura alla curisità

Il terzo libro degli Statuti narnesi è dedicato ai malefici e ai crimini. Temi scabrosi e scottanti allo stesso tempo. Temi a cui volge facilmente la curiosità.
L’aspetto più inaspettato della parola “curiosità” è il fatto che essa derivi dal latino cura, nel senso di premura, attenzione. Sarebbe quindi “curioso” colui che si cura di qualcosa o qualcuno; noi diamo questo significato a chi vuol sapere, indagare, conoscere. La curiosità, si dice, essere la madre della ricerca ma la ricerca ha bisogno di pratica e applicazione.

Malefici sì, ma scienziati. O, più spesso, scienziate.

E’ forse un preambolo lungo ma è il volo mentale che credo necessario per giungere col pensiero a chi quei veleni letali li preparava davvero, a chi sapeva scegliere, triturare, mischiare, estrarre olii esseziali dalle giuste piante per dare la morte. Malefici sì, ma scienziati. O, più spesso, scienziate.

Erano quasi sempre donne le detentrici di questi saperi pratici ed erboristici, formati dall’alba dei tempi sul campo, nel vero senso del termine, o nei boschi dove abbondano le herbae che rappresentano la base della farmacopea domestica: artemisia, ruta, mirto, menta, verbena, caprifoglio, betonica, malva e salvia. Tutte erbe “buone” e, non stupirà, sono ancora alla base di tanti rimedi detti “della nonna”. Ma la Natura è Madre e Matrigna; dà (per mantenere la salute) e prende (la vita) con le piante dette psicotrope che a volte possono essere letali, come i narcotici e gli allucinogeni che servono per confezionare gli unguenti per il famoso “volo della strega”: belladonna, mandragora, stremonio, canapa, papavero, oppio, giusquiamo, cicuta e aconito.

Non basta però saper scegliere l’erba giusta, bisogna raccoglierla nel momento più propizio che è sempre regolato dalla posizione degli astri che donano, solo in alcuni momenti dell’anno, una speciale e potente carica medicinale agli elementi terrestri, piante o pietre che siano. E ’sempre quando si aprono le porte solstiziali di San Giovanni che il momento “balsamico” giunge e l’esperta Erbaria, colei che raccoglie le erbe, avrà le piante magiche migliori per confezionare i medicamenti: iperico, verbena, artemisia, rosmarino, lavanda ruta, aglio, prezzemolo; tutti finiranno in unguenti, balsami, impiastri o preparati per futuri infusi, decotti e sciroppi con aggiunta di olio, meglio se benedetto. Ad un sapere sacro antico se ne unisce uno nuovo e tutto serve per produrre rimedi dal potere lenitivo, antinfiammatorio, emolliente, per curare le piaghe, le punture di insetti, ferite da morso o da taglio.

Il valore degli u-mani che raccolgono e trasformano

Le erbe sono nelle case come nei monasteri e nei conventi e le stesse mani che le raccolgono e trasformano in medicamento sono le stesse che cucinano, spesso con le stesse erbe ed il cibo giusto, si sa, è la prima medicina per il corpo. 

Le mani delle donne sono mani magiche, grandi sapienze maneggiano e quasi sempre chi sa guarire sa, o capita, che possa provocare anche il suo contrario e a quel punto si è considerate streghe, E per loro c’è il fuoco. 

Lo statuto non dice la parola terribile ma la lascia intendere.

Una donna che sa è una donna curiosa, una donna curiosa è una donna che cura.

Eleonora Mancini

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