San Francesco, Narni, le chiese dei mendicanti

Dall’enciclica Laudato sì di Papa Francesco

 “ il mondo è qualcosa di più che un problema da risolvere, è un mistero gaudioso che contempliamo nella letizia e nella lode”.

Ottobre è il mese  in cui si ricorda San Francesco d’Assisi ( 1182 – 1226), ricorrendo la sua memoria  liturgica, proprio il quarto giorno di questo mese.

Nel libro primo, capitolo ventotto, degli Statuti trecenteschi della città di Narni, si elencano una serie di festività da osservare e tra queste la festa di San Francesco. In tali festività, erano vietate la maggior parte delle attività artigianali, di commercio e della giustizia civile, mentre le poche attività concesse erano specificate chiaramente, come alcune particolari ed inderogabili mansioni legate al nutrimento di persone e bestiame. Trasgredire tali norme comportava vedersi  comminare forti sanzioni pecuniarie. 

 San Francesco ha dei legami rilevanti con Narni ed il territorio circostante, negli anni a cavallo tra il primo ed il secondo decennio del XIII secolo. E’ infatti attestato il suo passaggio a Narni e la memoria della sua presenza riscontrabile nelle antiche biografie come gli scritti di Tommaso da Celano ed altre fonti e in varie opere dipinte disseminate tra l’Umbria meridionale e  l’alto Lazio. Sappiamo di sue predicazioni e miracoli nella nostra zona, come della sua permanenza in quel luogo ameno noto come Sacro Speco, vicino alla località di Sant’Urbano. Viene tramandato poi che, il Santo si fermò anche sotto ai castelli di San Vito e Guadamello, dove il Tevere fa da confine tra Umbria e Lazio, di ritorno da Roma, dove si era incontrato col potente papa Innocenzo III; siamo nel 1210, quando Francesco andò dal pontefice per discutere le modalità con le quali condurre la comunità dei suoi già numerosi seguaci, ottenendo il permesso di predicare e quindi il riconoscimento come comunità evangelica, che poi, circa dieci anni più tardi portò alla stabilizzazione ed istituzione dell’Ordine francescano, con la conseguente approvazione della Regola.

Saranno quindi narnesi alcuni dei suoi primi confratelli ed in città venne poi fondato il convento e la grande chiesa a lui intitolata. Inoltre sembra sia narnese uno tra quei protomartiri francescani, tutti comunque provenienti dal nostro territorio, che unitisi al nascente ordine francescano, partirono a predicare il Vangelo in Marocco, subendo il martirio nel 1220.

Le comunità dei frati minori si distribuivano in varie custodie, che erano sostanzialmente delle organizzazioni territoriali con funzione anche di tutela di luoghi particolarmente simbolici per il culto del santo e dei suoi primi seguaci, tra i quali frate Matteo da Narni. Proprio la città di Narni ospitava uno di questi insediamenti di riferimento per tutto il territorio limitrofo.   

     Della chiesa e del convento all’interno delle mura cittadine, dove si riunirono i frati minori francescani, abbiamo riscontri a partire dalla seconda metà del Duecento. La chiesa, che presenta elementi originali, sia nella collocazione, che nella facciata e nell’interno, rispetto ad altre chiese medievali narnesi, reca caratteristiche riscontrabili in molti edifici religiosi voluti dagli ordini mendicanti dell’epoca : un interno ampio e tendenzialmente unitario degli spazi, l’area del coro volutamente in evidenza rispetto a quella dei fedeli, la grande dimensione pur senza eccessive concessioni alla decorazione complessiva.   

Gli ordini mendicanti ( francescani, domenicani e agostiniani tra quelli presenti a Narni ) in effetti erano portatori di una nuova radicale religiosità fortemente riformista, ad esempio promuovendo l’ideale della  povertà e quindi anche nelle loro costruzioni, solevano marcare le istanze dei loro movimenti, cercando autonomia, pur con ovvi elementi di derivazione, rispetto al tradizionale assetto della chiesa medievale con la complessa spazialità romanica e al confronto coi grandi esempi dei complessi monastici benedettini e con il rigore delle proporzioni dei cistercensi.  Tali peculiari nuove caratteristiche, riscontrabili suprattutto nelle chiese mendicanti del Duecento, saranno poi via via attenuate, basti pensare alla crescente complessità dell’area presbiteriale, per la caratteristica di questi movimenti di sapersi anche ben confrontare e quindi dialogare con le varie realtà locali e con le classi che rappresentavano la società del tempo. Ecco allora che le chiese mendicanti ebbero un ruolo nel diffondersi del linguaggio figurativo gotico e dell’edificio religioso come contenitore e palcoscenico favorevole alla funzione della predicazione alla moltitudine dei fedeli, che proprio gli ordini mendicanti perseguivano. Superavano comunque un’articolazione più complessa degli spazi, il rispetto assoluto delle proporzioni e di possenti e statiche strutture, uno stile più dotto e un utilizzo scenografico delle decorazioni, per favorire una più diretta fruibilità,  una lettura più immediata, in sostanza un luogo di incontro anche talvolta imperfetto, dove, facendo un paragone con la letteratura del tempo, si parlasse una lingua più “volgare” e comprensibile.  

E infatti anche nella chiesa narnese troviamo la diffusa grande aula ( le navate laterali hanno uno sviluppo che forma omogeneità rispetto a quella centrale) con copertura a tetto e con il coro in risalto, con volta in muratura ed elementi gotici nell’abside.  Le navate laterali sono delimitate dal ritmo dei grandi pilastri cilindrici, mentre sul loro lato esterno si aprono delle cappelle che ancor più dilatano lo spazio. Sia nei pilastri che nelle cappelle laterali si sono conservati molti affreschi, attribuiti a vari artisti e datati a partire dal Trecento fino al Manierismo, che rappresentano temi mariani e santi venerati nel nostro territorio.

Nonostante i frati minori nel medioevo, come altri ordini mendicanti, insediassero le loro comunità nel tessuto cittadino e cercassero il rapporto fruttuoso con le componenti sociali delle realtà comunali, non disdegnavano comunque la ricerca di siti anche più solitari. Tra questi merita di essere preso in considerazione il Santuario denominato Sacro Speco, dove risiedono ancor oggi stabilmente dei frati minori francescani, situato in posizione dominante ed incastonato nei boschi vicino alla località di Sant’Urbano nel comune di Narni. In questo luogo suggestivo si trovava già un antico eremo legato ai benedettini e sappiamo che Francesco vi soggiornò intorno al 1213 con alcuni suoi compagni. Qui, inseriti sia all’interno che all’esterno del santuario stesso, troviamo diversi luoghi che la tradizione vede legati alla sua presenza. Alcuni dei più significativi sono un piccolo oratorio preesistente dedicato a San Silvestro; un pozzo di raccolta dell’acqua piovana dove per intercessione del  santo che si trovava in stato di malattia, avvenne il miracolo della trasformazione dell’acqua in vino rigenerante; la profonda fenditura della roccia, quello specus da cui prende nome il luogo, dove il santo soleva ritirarsi in preghiera e meditazione ; un riparo in pietra dove poteva riposarsi durante la sua convalescenza.

Il personaggio Francesco d’Assisi, ha lasciato quindi delle tracce tangibili e delle memorie importanti nella nostra storia e al di là delle fede e dell’esempio che ci ha testimoniato nella sua intensa e breve vita, merita di essere festeggiato e ricordato proprio dalle terre dell’Umbria, che trasudano il suo messaggio di amore, pace, semplicità e rispetto del creato.

Marco Matticari