Gli statuti medievali narnesi

I Racconti delle Pergamene dedica il primo contributo al documento più noto della Narnia medievale: gli Statuta Illustrissimae Civitatis Narniae del 1371, gli statuti medievali di Narni.

GLI STATUTI NEI COMUNI DEL MEDIOEVO

Gli statuti furono tra le principali fonti del diritto dei Comuni sin dal Duecento. Andarono a razionalizzare, in una forma scritta, una serie di norme, consuetudini, azioni amministrative e giudiziarie, che regolavano la vita dei cittadini e dei forestieri. Fu proprio grazie a questo strumento che i comuni si rafforzarono come istituzione,  rivendicando autonomia e autorevolezza politica.

É interessante notare come in questo processo, il ceto dei giuristi, che in precedenza si era dimostrato diffidente verso un sistema normativo non esclusivamente legato alla tradizione del diritto, dal Duecento in avanti, si renda protagonista del rafforzamento di potere del Comune stesso, contribuendo ad armonizzare la nuova e più libera produzione statutaria, con i principi giuridici già esistenti.   

GLI STATUTI MEDIEVALI NARNESI

Il testo in latino degli statuti medievali narnesi, è stato  analizzato da valenti studiosi e docenti universitari per fornire i contenuti ai rievocatori narnesi. E successivamente, partecipando in qualità di giurati, nel valutare le ricostruzioni di ambienti, di rievocazioni e cortei storici dei tre Terzieri.

IL CONTESTO STORICO

Il 1371, data di redazione degli statuti, coincide con la costruzione della Rocca dell’Albornoz nell’ambito di quell’azione politica di affermazione del papato. L’obiettivo era quello di frenare la spinta autonomista comunale del secolo precedente, determinando di fatto una condizione di ritrovata stabilità.

LA SUDDIVISIONE IN TRE LIBRI

Gli statuti narnesi sono divisi in tre libri:

  • Il primo tratta diversi argomenti quali l’amministrazione pubblica, le competenze delle magistrature cittadine, le festività, le attività commerciali ed artigianali, la manutenzione delle vie e l’edilizia, il comportamento dei forestieri, le questioni economiche e le gabelle, i rapporti con i castelli;
  • il secondo tratta di giustizia civile;
  • il terzo di quella penale.

COSA CI DICONO GLI STATUTI DI NARNI

Per quanto riguarda la traduzione in italiano di seguito riportata, ci si basa principalmente sul lavoro del compianto concittadino Raffaello Bartolucci, che ci piace omaggiare anche in quest’occasione e sulla consulenza storica di Bruno Marone.

Libro I Cap.V De anulo argenteo currendo in festo beati Iuvenalis de mense maij

Stabiliamo che ad onore e reverenza del gloriosissimo Giovenale martire, patrono, governatore e difensore del popolo e del Comune della città, nel giorno della sua festività, che si celebra il terzo giorno del mese di maggio, si debba correre l’anello d’argento. Che sia del valore e stima di cento soldi cortonesi, e il palio, di cui è fatta menzione nel capitolo precedente, sia del valore di tre libbre d’oro, in questo modo:

il Vicario della città faccia annunciare pubblicamente per la città tre giorni prima della festa, una volta al giorno, che chiunque possieda un cavallo si debba preparare, come e dove riterrà opportuno, per correre l’anello e il palio in quel giorno, e che quelli che vogliono correre si debbano presentare nella piazza maggiore della città, e che a coloro che stanno lì si debba mandare a dire, che tutti quelli che vogliono correre all’anello, debbano stare dall’angolo della chiesa di San Salvato, all’interno verso la fontana, e, dopo che l’anello sia stato posto nel solito luogo, debbano correre uno dopo l’altro con l’asta o bordone, uno per volta, secondo la volontà del Vicario o dell’ufficiale presente, e al cavaliere, che correndo avrà lanciato la sua asta nell’anello, secondo il giudizio dello stesso Miles, si debba dare e assegnare l’anello in segno di vittoria e onore.

Tuttavia  ronzini da soma o giumente non possano correre ne conquistare l’anello.

Aggiunto questo che per primo a correre sia uno delle potestà delle brigate di Mezule, secondo a correre sia uno delle potestà di Fraporta, il terzo sia uno delle potestà del terziere di Santa Maria.

Alcune importanti considerazioni

In questo brano, tradotto dal capitolo originale degli statuti medievali narnesi, troviamo varie informazioni, alcune note, altre meno:

  • Il 3 maggio è la ricorrenza del patrono Giovenale ed intorno a quella data si svolgevano i festeggiamenti a lui dedicati. A Narni negli anni del basso medioevo, si utilizzava il denaro cortonese, che si ritrova nominato in numerevoli capitoli degli statuti stessi.
  • Due figure con alti compiti istituzionali citate nel testo sono il vicario ed il miles. Il primo era una sorta di governatore pro tempore della città, di nomina pontificia. Il secondo un uomo d’arme, ufficiale del vicario stesso, incaricato dell’ordine pubblico.
  • Sappiamo inoltre che tali competizioni, nelle quali, come accade oggi, occorreva molta destrezza, erano anche occasione per alcuni giovani cavalieri, di mantenere una solida preparazione militare, sempre utile alle milizie comunali.
  • Chi poteva disputare la gara, doveva quindi recarsi nella piazza maggiore della città e i binomi cavallo e cavaliere, partivano al galoppo dalla chiesa di San Salvato, oggi non più esistente,  nei pressi della fontana di piazza dei Priori. Viene specificato che giumente e cavalli da soma non potevano essere utilizzati, a ribadire il buon livello richiesto alla competizione.
  • Altra nota è che l’acquisto dell’anello d’argento che andava in premio al vincitore, era a carico della comunità ebraica narnese. È testimoniata in città la presenza di alcune famiglie di religione ebraica, che risiedevano nella zona tra Santa Maria Impensole e San Domenico e svolgevano attività di commercianti ed artigiani, vantando anche medici ed intellettuali. Gli ebrei erano obbligati a finanziare l’iniziativa. Si ritiene che fosse anche un modo per essere partecipi di un importante evento cittadino e vedersi più benevolmente consentita la legittimità delle loro attività economiche.

Marco Matticari