Viaggiatori stranieri e pellegrini

Viaggiatori stranieri e pellegrini a Narni dal Medioevo ai Grand Tour

La città di Narni, posta lungo l’ultimo tratto umbro della Via Flaminia,  ha da sempre goduto di una discreta importanza all’interno dei percorsi “Romei”,  tanto che i viaggiatori e pellegrini di ogni epoca hanno eletto la città come ultima tappa del loro viaggio prima di giungere a Roma.

Questa sua relativa vicinanza alla Città Santa ne ha però determinato  anche una certa “marginalità”, prima all’interno dei pellegrinaggi, quindi nella storia del Grand Tour, in quanto i viaggiatori sono fatalmente attratti da Roma – che ormai dista meno di 100 miglia – e quindi tendono a non fermarsi a lungo all’interno delle mura cittadine, desiderosi invece di giungere a San Pietro nel più breve tempo possibile.

L’immagine di Narni è legata indissolubilmente al suo Ponte d’Augusto – specialmente tra il 17° ed il 19° secolo – un’ opera imponente che ancora oggi testimonia del passato imperiale della Narnia romana: poeti, scrittori, artisti (il Corot, tra i più noti) lo hanno descritto, dipinto, raffigurato nei secoli, e praticamente ogni viaggiatore lo cita all’interno delle sue memorie di viaggio.

La sola visita al ponte però non comporta la salita verso il borgo, spesso ammirato solo dal basso, dal fiume Nera, e quindi la città medievale sfugge all’attenzione dei viaggiatori moderni.   

Il tipico viaggiatore del Grand Tour europeo è infatti attratto dalle antichità classiche, dalle tracce di Roma, dal fascino del marmo (come scrive Goethe), e tende a tralasciare gli scenari “gotici” delle città umbre, troppo simili a quelli nordici da cui è fuggito…

Il sacello del Santo: un’attrazione per pellegrini e viagiatori

La storia però non è sempre stata così: nel medioevo Narni accoglie viaggiatori, stranieri, mercanti, e persino i pellegrini Romei, che vengono appositamente  ad ammirare la cattedrale locale,  attratti dal Sacello del Santo Patrono Giovenale, a cui la religiosità popolare ha attribuito miracoli sin dalla metà del 6° secolo, come ci testimonia il Liber Pontificalis, redatto all’epoca di Papa Virgilio (537-55).[1]
Nell’alto medioevo questo culto si estende, e diverse sono le chiese che vengono dedicate al Santo, tra cui quella a Rieti (nel 792) e a Magliano Sabina (nel 817)[2].
Il Sacello di San Giovenale verrà però depredato dal marchese Adalberto di Toscana nell’anno 878, e le spoglie del Santo (insieme a quelle dei Santi Cassio e Fausta) saranno portate a Lucca, per ritornare a  Narni solo nel 880, grazie all’intercessione del Pontefice Giovanni VIII.
Il viaggio delle spoglie verso “casa” seguirà l’itinerario della Via Francigena, lungo la quale nasceranno altri luoghi di culto dedicati al Santo, che  – secondo la tradizione popolare – saranno benedetti proprio dai miracoli operati dalle stesse spoglie.
La notorietà del Santo quindi è bene attestata lungo l’alto medioevo, ma cresce nei secoli a venire, fino ad essere “normata” persino negli Statuti cittadini, il corpus di leggi che regolano la vita di Narni in ogni aspetto per tutto il medioevo, e che saranno rivisti ed adeguati nel 1371, dopo il ritorno della città nell’alveo dello Stato Pontificio.

La fortuna di essere lungo la via Flaminia

La città, propio grazie all’antica strada consiliare Flaminia,  si trova quindi naturaliter lungo uno dei  percorsi che i pellegrini scelgono per muoversi verso  Roma provenendo dalla costa orientale d’Italia, un cammino che si intensificherà a partire dal 16° secolo, grazie alla fama del Santuario di Loreto, che diverrà una delle tappe fondamentali dei nuovi pellegrini e dei viaggiatori del Grand Tour.

La presenza di viaggiatori e pellegrini nel Medioevo è quindi ancora legata alla prossimità di Roma, e come tale il loro passaggio e la loro sosta in città viene – per così dire – regolamentata persino negli  Statuti cittadini.

Viaggiatori, studenti e pellegrini possono sostare ed essere accuditi nei vari “Hospitales e nelle strutture religiose della città, protetti e senza correre  il rischio di essere attaccati dagli indigeni, così almeno possiamo leggere tra le righe dei vari capitoli statutari che trattano la loro presenza.

Accoglienza e incoming nella Narni medievale

Nella Narni medievaleoltre alle diverse Tabernaei viaggiatori possono chiedere ospitalità  nei locali appartenenti ai vari monasteri, oppure dormire presso l’Ospedale di San Giacomo (Hospitalis Sancti Jacobi), posto  lungo il tratto interno della Flaminia, nel Terziere di Sopra, di cui ancora oggi sono visibili gli  imponenti resti.[3]

A tale struttura – per pellegrini, viaggiatori, ma anche per i  narnesi, con particolare attenzione alle bambine orfane ed ai malati – sono dedicati molti capitoli negli Statuti: il Cap. LXI del libro I ne regola la gestione, tramite un Rettore indipendente, laico e benestante; nel Cap. LXX si raccomanda invece di costruire una strada nuova che colleghi l’ospedale alla strada romana nei pressi della strada di Feronia, ciò affinché sia più comodo  per i pellegrini giungere alla loro meta senza passare per strade private confinanti.  Questo capitolo ci testimonia quindi indirettamente della “vivacità” di questo percorso, che rischia di essere “ingolfato” dai passanti.

L’ospedale di San Giacomo funziona anche – come già accennato – da rifugio per  le bambine orfane e le madri singole: nel Cap. CCXVIII del Libro I si stabilisce che  il palazzo adiacente all’ospedale deve essere adibito a rifugio per  le bambine orfane, le quali potranno vivere qui fino all’età del matrimonio. Il Comune devolve delle elemosine per questo scopo, anche se le bambine potranno filare la lana per guadagnare qualche introito extra.

Questo è ciò che succede dentro le mura cittadine, ma la strada che percorrono viaggiatori e cittadini passa anche al di fuori del borgo, quindi il  Comune è tenuto a sistemare e “mattonare” le vie d’accesso più comuni, tra cui la Via Flaminia nei pressi di Porta delle Arvolte (l’attuale Porta Ternana), come stabilito nel Cap. LXXXVII del Libro I, così come spetta al Vicario della città la pulizia dei fossi e dei vicoli per facilitare il passaggio dei forestieri.

Dal punto di vista dell’accoglienza – come accennato sopra – Narni dispone di molte Taverne ed alcune Locande (la distinzione sta nel fatto che mentre la taverna serve solo cibo e bevande, la Locanda offre anche un giaciglio…), ma i pellegrini possono essere ospitati anche in casa di privati cittadini, o nelle sedi degli ordini religiosi.

Il Cap. XXXV del Libro III affronta addirittura il caso della morte di un pellegrino  in casa altrui: nel caso in cui questo non avesse fatto testamento, il padrone di casa dovrà custodire i suoi  beni – comunicandolo al Vicario – per due mesi, in attesa che un erede legittimo li richieda per se’; passato questo periodo i beni saranno  dati ai poveri.

I pellegrini o i viaggiatori che intendono invece alloggiare nelle taverne non dovranno portare armi in città, ma dovranno lasciarle in custodia al locandiere, così come stabilito dal Cap. LXXIII del Libro III.

Oltre a preoccuparsi della salute e del ricovero dei viaggiatori “di passaggio”, spesso diretti a Roma, Narni è ospitale anche nei confronti degli studenti, alla cui cura è dedicato il Capitolo CXIV del libro I degli  Statuti; questo tipo di ospiti sono molto apprezzati dalla Comunitas, in quanto accrescono il prestigio culturale e partecipano alla vita cittadina. 
I suddetti studenti godono infatti del privilegio dell’incolumità, e la loro sicurezza viene garantita dalle autorità al pari di quella dei locali. Hanno diritto ad un alloggio e ad un contributo in denaro di 25 soldi cortonesi l’anno per mantenersi agli studi in città.

Come traspare da questi pochi esempi, il tema del viaggio, della permanenza e della sicurezza in città è presente sin dal Medioevo, a testimonianza dell’attenzione che le autorità locali prestano ai forestieri, che – con il passare dei secoli – transiteranno sempre più numerosi lungo la Flaminia, attratti tra i due poli religiosi classici del Grand Tour nascente: Loreto e Roma.

Fabio Ronci


[1] Pani Ermini Letizia, da: San Giovenale: la Cattedrale di Narni  nella Storia dell’Arte – Atti del convegno; Pg. 86 – Ed. Centro Studi Storici  Narni 1998

[2]Pani Ermini Letizia, ibid.

[3] L’ospedale si trovava lungo l’attuale via XX Settembre, di fronte alla chiesa di S. Agnese.