fbpx

Tag: birra

La birra in Europa nel medioevo ( Parte 2 )

La birra in Europa nel medioevo

Dalla Cervogia alla Ale:  la birra nell’Europa medievale

La birra in Britannia nel Medioevo

Anche in Britannia nel Medioevo si preparava birra di orzo, aromatizzata con rosmarino e verbena,  ed i conquistatori Romani la bevevano volentieri, una volta che le scorte del loro vino si fossero purtroppo trasformate in un imbevibile aceto… 

I Britanni che volevano vendere la propria birra piantavano davanti alle loro case un palo con dell’edera, per segnalare che erano disponibili al commercio (l’uso ricorda quello della Frasca delle nostre Taverne medievali e moderne) oppure semplicemente per avvisare  i passanti della possibilità di bere birra fresca nel luogo. 

Anche in Inghilterra la birra veniva prodotta e bevuta in grandissime quantità, ma il popolo consumava birra pura solo nelle grandi occasioni; per il resto dell’anno doveva accontentarsi di una birra leggera, ricavata dagli scarti dell’orzo.

Ad ogni contea la sua birra

In ogni contea si produceva un tipo di birra diverso, ed ogni produttore vantava la miglior birra dell’impero, anche se tradizionalmente la migliore era considerata quella del Wessex, nel sud-ovest del regno.

Storicamente i re anglosassoni commemoravano i loro morti in battaglia con lunghi e fastosi banchetti (come ci testimoniano documenti medievali, dal carme Eddico in poi), durante i quali i nomi dei caduti venivano salutati con lunghi brindisi a base di birra. 

Grendel: un mostro che uccideva chi beveva troppa birra

Nel celebre epos anglosassone Beowulf,  l’eroe affronta il  mostro Grendel – che era solito uccidere e mangiare i commensali dei banchetti proprio perchè questi si attardavano troppo a bere. Anche Beowulf  è un grande bevitore di  birra, ma l’eroe ha il dono di non ubriacarsi, mentre gli uomini della sua squadra cadono uno dopo l’altro a terra ubriachi. Ovviamente il malvagio Grendel avrà gioco facile con loro, e così il povero Beowulf sarà costretto a combattere da solo e vincere, uccidendo infine l’odiato mostro. 

Anche in Inghilterra però – come in Germania –  la birra veniva aromatizzata con le spezie più diverse, così, già nel 1200, si scrive il codice di Hywel Dda, con il quale si dettano regole di produzione e di mercato, stabilendo pesanti sanzioni per i contravventori.

Soltanto dopo il 1400 però  comincerà la vera produzione industriale, ed il consumo aumenterà, e quindi nel 1454 Enrico IV concede la prima patente di fabbricazione della storia inglese, alla Brewers’ Company (Corporazione birraria).

Come si sviluppa la storia della birra nel medioevo italiano?  

Anche in  Italia – malgrado la prevalenza storica del vino – alcune popolazioni sub alpine sono contagiate dalla bevanda “barbara”, e forse la prima città dove venne prodotta localmente della birra fu Pavia, essendo capitale longobarda sin dal V° secolo.  Poi furono gli stessi conquistatori longobardi ad insegnare la lavorazione ai locali, forse dopo aver esaurito le loro scorte originali. 

Ma quelle prime produzioni durarono probabilmente solo per il tempo del  dominio longobardo.

Un grande sviluppo al consumo ed alla produzione della bionda bevanda in Italia è invece legato all’imperatore Federico Barbarossa: con lui infatti arriva in Italia la birra vera, quella prodotta dai tedeschi. Tra gli italiani però il consumo di birra stenta a crescere, poiché la bevanda é idealmente collegata al nordico invasore, quindi guardata con sospetto, se non con vero rancore.

La birra del frate

I frati dei conventi invece attribuiscono alla birra poteri medicinali, e quasi ogni Abbazia in Italia produce la sua birra nel medioevo, spesso tramandandone l’uso sino ai nostri giorni.  Ma la birra non viene ancora considerata vera bevanda da tavola, visto che prevalentemente viene ancora  somministrata ai convalescenti come ricostituente, o alle partorienti per produrre più latte, oppure  per lenire altri mali… 

E’ comunque una birra forte, densa, corposa, carica di zuccheri e proteine. Le famose birre d’Abbazia belghe ne conservano tuttora la memoria storica.

Dalla Dea Cerere alla “Cervesa”

Il nome stesso che in Italia si attribuisce alla birra è diverso: Cervogia, (la cui eco oggi resta nel suo nome spagnolo, Cerveza) con probabile derivazione da “cereale”che risale a sua volta da Cerere, la dea romana del raccolto e delle messi, del grano e dell’orzo, la Grande Madre della Terra dalla quale scaturisce la vita.

D’altronde anche nella lingua italiana la birra viene spesso accostata alla vita ed alla “salute” – pensiamo al celebre “Chi beve birra, campa cent’anni”, ma la tradizione letteraria che associa birra e benessere non può che essere profondamente legata alle due lingue madri della bevanda: l’inglese ed  il tedesco infatti abbondano di aforismi e proverbi sull’argomento. Ne vogliamo citare – per concludere questo brevissimo excursus – due, dai personaggi forse più eminenti delle due culture:

Chi beve birra, si addormenta presto; colui che dorme a lungo, non pecca; chi non pecca, entra in Paradiso. Dunque, beviamo birra!” (Martin Lutero)

Una pinta di birra è un pasto da re.” (William Shakespeare).

Fabio Ronci

LEGGI ANCHE: “La birra in Europa nel Medioevo – parte I”
POTREBBERO INTERESSARTI GLI ALTRI “Racconti delle Pergamene”

La birra in Europa nel medioevo ( Parte 1 )

La birra in Europa nel medioevo

Dalla Cervogia alla Ale:

 

Storia della birra in Europa nel Medioevo. Curiosità, origini ed evoluzione di una delle bevande più conosciute al mondo: la birra.

Da un’antica ballata tedesca

Im Leben ward ich Gambrinus genannt,
König zu Flandern und Brabant.
Ich hab aus Gersten Malz gemacht
und Bierbrauen zuerst erdacht.
Drum können die Brauer sagen,
daß sie einen König zum Meister haben.

(In vita Gambrino fui chiamato / Re delle Fiandre e del Bramante / dall’orzo il malto ho creato / e per primo l’arte di far birra ho inventato / perciò i birrai vantar  potranno  / che per maestro loro un Re ben hanno)

Questi versi sono tratti da una ballata popolare tedesca, che narra di Gambrinus, mitico Re germanico, inventore della birra, e ci dicono già molto del rapporto tra i tedeschi e la loro amata bevanda bionda.

Grato per il dono della birra il popolo germanico pensò  addirittura di santificare il leggendario sovrano,  che infatti per i posteri divenne Sanktus Gambrinus

In realtà molti sono  i dubbi circa la stessa esistenza di questo monarca: secondo la leggenda, sarebbe un contemporaneo di Carlomagno, ma ciò che importa ai tedeschi è che proprio lui sia l’inventore della birra .

Le origini della birra in Europa

La storia ufficiale però segue ben altre strade: la birra in Europa era  infatti già nota ai tempi di Tacito, il quale descriveva con ribrezzo i guerrieri Galli che ne bevevano enormi quantità, definita dallo storico Romano “barbaro vino di orzo”, i cui  effetti sugli uomini erano gli particolarmente sgraditi,  soprattutto quando li vedeva sdraiati su pelli d’orso, intenti ad ubriacarsi indecentemente.   Precedentemente già Catone e Plinio il Vecchio avevano descritto la cervogia, definendola una sorta di bevanda nazionale germanica.

Nel corso del medioevo in Germania  si perfezionerà l’arte di preparare la birra: la bevanda diventa velocemente un elemento basilare anche nella dieta monastica, e le prime birrerie artigianali sono proprio legate ai monasteri benedettini, e proprio tra le mura delle abbazie si comincerà  a conservare la bevanda in un recipiente di rame, al posto del coccio, per  conferire alla birra migliori caratteristiche organolettiche.

Dalla birra “anarchica” Medievale alla regolamentazione 

All’inizio la birra tedesca viene aromatizzata con rosmarino, ginepro, ed altre spezie, e soltanto dal 1270 si inizia ad utilizzare il luppolo, di cui si scopre l’ottimo connubio con il malto d’orzo. Ogni produttore comunque si regola come vuole, secondo il gusto personale o la convenienza economica (il luppolo era spesso roppo costoso a quei tempi, e quindi veniva sostituito…) e quindi il gusto della bevanda rimarrà “anarchico” per lungo tempo.

Solo nel 1516, il celebre editto di Guglielmo IV di Baviera porrà una precisa regolamentazione circa la corretta preparazione della birra, come prescritto nel “Reinhetsgebot“, letteralmente “La legge della purezza”.

Nel documento si stabilisce che: “….d’ora in avanti nelle nostre città, mercati e paesi, non sia usata o venduta alcuna birra con altri ingredienti che non siano solo luppolo, malto d’orzo e acqua…..” e si decidono anche pesanti sanzioni per i contravventori.

  Controlli e sanzioni legate alla birra nel Medioevo 

I controlli contro la contraffazione della bevanda – così come in Italia, per il vino –  erano molto rigorosi: i Notai venivano mandati nei vari luoghi di produzione, o nella Gasthaus dove la birra veniva commercializzata, per verificarne la purezza: spesso il notaio versava  una pinta di birra su una panca di legno e vi faceva sedere il mastro birraio (Braumeister) che l’aveva prodotta. Se, asciugandosi, i calzoni di cuoio del  mastro non rimanevano attaccati alla panca, allora la birra era genuina e non succedeva nulla. Se invece quelli  rimanevano attaccati al legno significava  che la birra era stata aromatizzata con altri materiali, tra cui la resina, ed allora erano  guai! 

Il malcapitato veniva immerso in un pentolone della sua stessa birra, con grossi pezzi di ghiaccio, e l’imbroglione si beccava come minimo una polmonite, ma se il pentolone era pieno di birra bollente, il rischio era quello di morire lessati…

[continua…]

Fabio Ronci

LEGGI ALTRI RACCONTI

Copyright © 2009 - 2022 by Ente Corsa all'Anello - Narni (TR). Tutti i diritti sono riservati ed è vietato qualsiasi utilizzo non autorizzato.