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Giostre Medievali e Rievocazioni Storiche d’Italia

Giostre Medievali e Rievocazioni Storiche d’Italia

Rievocazioni storiche e giostre medievali: caratteristiche della nostra identità

L’Italia è nota per le sue giostre medievali, nella bella stagione che sta volgendo al termine, in molte realtà cittadine, si è tornati a programmare e realizzare quelle rievocazioni storiche che sono tanto apprezzate e caratteristiche dell’identità europea.
 Tra queste sicuramente sono molto suggestive le tante che culminano con giostre cavalleresche o comunque varie forme di esibizione di destrezza da parte di binomi formati da un cavallo ed un abile cavaliere.

L’origine militare delle giostre medievali

È noto come, aldilà dell’immaginario dei tornei in cui gareggiavano i nobili, molte di queste giostre medievali fossero nate in seno a quegli esercizi preparatori all’arte militare che nel medioevo coinvolgevano ed interessavano un certo numero di uomini di altri ceti, che anche in tal modo, testavano la loro capacità nel difendere la propria comunità. 
Vediamone alcune in particolare, nelle quali possiamo rintracciare delle peculiari connessioni con l’arte bellica.
Due forme di giochi in cui mostrare abilità in sella ad un cavallo erano ad esempio la cosiddetta Quintana e le giostre all’anello.
La prima in genere si riferisce ad una gara in cui un cavaliere lanciato al galoppo cerca di colpire con una lancia una sorta di fantoccio, che in alcuni casi, come ad Arezzo, rappresentava un saraceno, mentre nelle corse all’anello, i cavalieri devono centrare, sempre con una lancia appuntita, una serie di anelli sfidandosi sia in precisione che in velocità.
Quintana e corsa all’anello, come si evince dagli antichi statuti conservati negli archivi di molti di quei floridi e liberi comuni del medioevo, spesso erano comunque entrambe presenti in una stessa realtà, una di seguito all’altra, in occasioni festive importanti e solennità religiose, come ad esempio in onore del santo patrono. 

Le giostre medievali più famose d’Italia – differenze e analogie

Tale compresenza è ancora oggi testimoniata in alcune importanti rievocazioni storiche dell’Italia centrale come Foligno, dove si corre all’anello pur avendo il titolo di quintana.
In effetti però, a Foligno, gli anelli da infilare sono appesi sotto il braccio disteso di una statua che rappresenta il dio Marte.
Ad Ascoli Piceno invece, lo scopo è colpire in vari assalti il bersaglio posto sullo scudo tenuto dal braccio di un fantoccio rappresentante un “moro”. Così a Faenza dove si corre il palio del Niballo nel quale i contendenti si sfidano, partendo da direzioni opposte, a chi colpisce prima un bersaglio posizionato sulle braccia tese della consueta rappresentazione di un guerriero nemico. Simile anche la Giostra dell’Orso di Pistoia, in onore di San Jacopo, dove i fantini devono colpire un bersaglio che rappresenta lo stemma della città.
Anche nella Giostra cavalleresca di Sulmona, si affrontano due sfidanti per volta, l’un contro l’altro, ma in una corsa all’anello. O ancora nella Giostra di Valfabbrica, in Umbria, i cavalieri si sfidano in tornate sia di anello che di quintana.
A Narni, la rievocazione prende proprio il nome di Corsa all’Anello, indicandone chiaramente la tipologia di giostra, ed anche in questo caso si rivela particolarmente avvincente proprio perché si affrontano di volta in volta due cavalieri in una gara che è contemporaneamente influenzata sia dalla mira nell’infilzare l’anello con la lancia che dalla velocità che può far la differenza per la vittoria finale. 

Le lance della Corsa all’Anello di Narni

Da notare che la misura delle lance utilizzate nella più che cinquantennale riproposizione in chiave moderna della Corsa all’Anello di Narni, sia di circa tre metri di lunghezza. Questa misura risulta essere molto simile a quelle utilizzate dalla cavalleria del basso medioevo, come si può ricavare da fonti scritte ed iconografiche dell’Italia centro-settentrionale dalla metà del XIII secolo in avanti. Arrivavano infatti a tale lunghezza per competere con le micidiali lance lunghe che si stavano diffondendo tra le fanterie dell’epoca, che proprio per opporsi ai cavalieri, superavano anche i cinque metri.        
Proprio a Narni, gli statuti medievali, ci raccontano che oltre alla corsa all’anello si svolgeva anche un palio, ossia una corsa di velocità su un percorso che dalla periferia portava verso il centro. 

La differenza con i palii

Non meno diffusi infatti erano i palii, vere e proprie gare di velocità a cavallo, in alcuni casi anche asini e bufali, così denominate perché il premio per il cavaliere che vinceva, era un pregiato drappo di stoffa, il palio o pallio appunto. Erano anche eventi molto coinvolgenti per la popolazione e davvero molto comuni, ma comunque in corrispondenza di celebrazioni per il Santo patrono o altri momenti importanti delle rispettive comunità, come le fiere, le varie festività o particolari eventi eccezionali anche di natura politica. Talvolta si correva anche per motivi ludici e per celebrare vittorie in battaglia e in tal caso anche irridere l’avversario, magari correndo intorno alle mura di una città assediata. 
Tra quelli che si disputano oggi, il più famoso è ovviamente il palio di Siena, conquistatosi un ruolo di riferimento del genere, per l’attaccamento ed investimenti in senso lato della sua comunità ed anche per la sua lunghissima continuità storica. Nel circuito dei giochi storici ce ne sono molte di queste corse, tra i quali il palio di Asti, di Ferrara, di Legnano e tanti altri disseminati in varie regioni d’Italia.

Gli statuti regolavano le giostre medievali

Sempre negli statuti narnesi (libro primo, capitoli IV e V) così come in altri comuni, troviamo diversi dettagli di come dovevano svolgersi queste gare, delle autorità istituzionali che sovrintendevano al loro svolgimento ed in particolare sia il vicario che il responsabile della milizia. Vi sono descritti il valore sia dei pali che degli anelli d’argento così come il fatto che dovessero essere esclusi cavalli usati per lavoro e quindi non adatti alle corse e diverse altre norme. 

Terzieri, sestieri, contrade, rioni…tutti contro tutti!

Rilevante anche il fatto che in molte di queste esibizioni i partecipanti erano divisi per appartenenza a distinte parti delle città, denominate di volta in volta terzieri, sestieri, contrade, borghi, brigate, rioni; ciò ci riporta allo scontrarsi tra fazioni che era molto tipico sia dell’organizzazione militare che anche indicativo di uno spiccato spirito corporativo di quei tempi.
Questo suddividersi in schiere lo troviamo sia per queste corse e giostre medievali a cavallo che per altre forme di giochi più o meno legati ad esercizi militari, come le popolari “battagliole” e le più solenni “armeggerie” a cavallo; attività di natura molto diversa sia per le occasioni in cui si svolgevano che per la diversità di ceti sociali che ne prendevano parte, ma entrambe strettamente legate alle realtà urbane. Forme che via via si affievoliranno verso la fine del medioevo, perché spesso troppo cruente e per il cambiamento dell’arte bellica avviato con le compagnie di ventura.     
Ora molte di queste giostre medievali giunte in vario modo quindi ai nostri giorni, magari in forma di commemorazione o di rievocazione storica, diventano occasione in cui riconoscere l’identità di un territorio, fare aggregazione e divertimento, producendo contemporaneamente cultura e turismo e di conseguenza economia e valorizzazione in senso lato. 

 

Marco Matticari 

Leggi anche: 
Gli statuti medievali narnesi
De Palio currendo in Festo Beati Juvenalis
Cavalli nelle Giostre Medievali

I RACCONTI DELLE PERGAMENE – Approfondimenti di storia medievale     

GIOSTRE, QUINTANE, PALII E RIEVOCAZIONI STORICHE NEL ‘900 – di Roberto Parnetti


Bibliografia:
Statuta Illustrissimae Civitatis Narniae 
Duccio Balestracci , La Festa in armi
Aldo A. Settia, I mezzi della guerra 
Bruno Marone, Esercizi ed abilità militari in La Corsa all’Anello di Narni 

 

Al via le iscrizioni per i laboratori del Festival delle Arti del Medioevo

NARNI 9 agosto 2022 – Al via le iscrizioni per i laboratori organizzati nell’ambito del Festival delle Arti del Medioevo, che si terrà da giovedì 1 a domenica 4 settembre. I laboratori, parte importante dell’edizione estiva della Corsa all’Anello, verranno tenuti da docenti di alto livello e saranno quattro: sartoria storica, teatro medievale, cornamusa e danza medievale. L’organizzazione dei laboratori rientra nel progetto di “In arte veteri”, Università del Medioevo Ricostruito.

 

I Laboratori del Festival delle Arti del Medioevo 2022

LABORATORIO DI SARTORIA STORICA – Sarà riservato a 60 partecipanti e sarà tenuto dal docente Federico Marangoni, scrittore, conferenziere, docente, studioso indipendente e consulente storico. Giovedì 1 settembre alla Sala Digipass alle 18 si inizierà con la conferenza aperta al pubblico “Condottieri e milizie in Italia a fine Trecento”, mentre alle 21 a Palazzo dei Priori ci sarà “Ricostruzione di ruoli e figure militari nei cortei dei Terzieri di Narni”, il laboratorio di sartoria storica. Il ciclo proposto (suddiviso in 4 lezioni, una laboratoriale in presenza il 1 settembre e 3 online con cadenza mensile circa) affronterà i vari argomenti in modo dettagliato e tecnico, finalizzato alla messa in pratica delle informazioni fornite per la realizzazione di nuovi abiti ed oggetti con cui arricchire le parti militari dei cortei dei terzieri. Nel primo incontro, che è l’unico previsto in presenza, si propone di dedicare tempo soprattutto all’analisi degli abiti e oggetti attualmente in dotazione ai terzieri per commentarne pregi e difetti.

 

LABORATORIO DI TEATRO MEDIEVALE – Sarà riservato a 20 partecipanti e sarà tenuto dal docente Andrea Mengaroni, da 25 anni giullare Silvestro, attore e regista, insegnante di teatro. Sabato 3 settembre all’Orto di Poca Considerazione (Palazzo dei Priori), alle 18 si terrà “De Aqua loquendo”, laboratorio di teatro medievale finalizzato alla realizzazione di uno spettacolo avente per tema l’acqua, con la consulenza artistica di Paolo Gazzara che avvierà anche un laboratorio propedeutico di recitazione. Il laboratorio che si vuol proporre per un totale di 40 ore (2 ore a settimana), sarà diviso in due parti: una parte teorica, in cui si affronterà la figura dell’attore ed una parte pratica che prevede la concentrazione sul testo “De Aqua loquendo” per la realizzazione dello spettacolo finale, che vedrà coinvolti insieme i quattri laboratori di danza, costume, cornamusa e teatro.

 

LABORATORIO DI CORNAMUSA – Sarà riservato a 8 partecipanti e sarà tenuto dal docente Matteo Nardella, musicista che si esibisce in concerti di musica medievale e rinascimentale in Italia e all’estero.  Le lezioni saranno articolate tra momenti di pratica individuale per perfezionare il controllo dello strumento e di musica di insieme, cercando di sperimentare in gruppo tra eterofonia e forme di polifonia “rustica”. Si inizierà venerdì 2 settembre all’Orto di Poca Considerazione (Palazzo dei Priori) alle 18 con “ … quae vulgo dicitur ‘Barbara”.

 

LABORATORIO DI DANZA MEDIEVALE – Sarà riservato a 60 partecipanti e sarà tenuto dalla docente Maria Cristina Esposito, esperta di danza storica. Il laboratorio tratterà coreografie originali e in stile con riferimento al tema dell’acqua bene comune, come definito nelle Metamorfosi di Ovidio “Usus communis aquarum est” (Metam. VI, 349), in attinenza al tema generale del progetto teatrale 2022 – 2023 e pratica delle tecniche e degli stili di danza di epoca tardo medievale, con particolare riguardo alle danze di repertorio italiano e francese, ricostruite sulla base delle fonti dell’epoca e riproposte in funzione teatrale in collaborazione con i laboratori di teatro, costumi e musica. Si inizierà domenica 4 settembre a Largo San Francesco alle 11 con “Con festevole & onesto danzare”.

 

Per iscriversi ai laboratori gli interessati potranno accedere alla sezione workshop del sito ufficiale della Corsa all’Anello www.corsallanello.it.

 

Il Festival delle Arti del Medioevo a Narni dal 1 al 4 settembre 2022

NARNI 21 luglio 2022 – A settembre, ricalcando il successo dell’edizione 2020, la Corsa all’Anello tornerà in centro storico con il Festival delle Arti del Medioevo: conferenze, workshop, banchetti, tornei, ricostruzioni medievali e tanti altri eventi animeranno il cuore della città di Narni che diventerà un importante polo di attrazione storica e culturale. L’appuntamento è da giovedì 1 a domenica 4 settembre ed il programma ufficiale verrà presentato a breve. Ecco qualche anticipazione.

Torneranno i workshop relativi alle arti medievali, continuando così il percorso intrapreso che porterà alla realizzazione dell’Università del Medioevo Ricostruito “In Arte Veteri” presentata in occasione della Corsa all’Anello 2022. Ci saranno anche interessanti conferenze, tra cui la chiusura del ciclo riguardante “La rinascita dopo la peste”, tema 2022 degli eventi della Corsa all’Anello e la presentazione del tema 2023, in collaborazione con l’Associazione Festival del Medioevo di Gubbio.

Atteso anche un evento dedicato ai bambini e un grande banchetto medievale congiunto in Piazza dei Priori organizzato dall’Associazione Corsa all’Anello e dai terzieri di Mezule, Fraporta e Santa Maria. Da segnalare anche un evento che riguarderà la ricostruzione degli ambienti medievali in tutto il centro storico che saranno animati e faranno rivivere il Medioevo agli spettaori in un’atmosfera magica che li catapulterà nella vita del Trecento. Domenica 4 settembre ci sarà poi un torneo equestre in Piazza dei Priori che concluderà il Festival delle Arti del Medioevo.

I lussi proibiti alle donne nel Medioevo

I lussi proibiti alle donne nel Medioevo – Sul corpo delle donne

La moda, l’effimero che viene “proibito”

La moda, l’effimero, sono fenomeni niente affatto moderni: l’urgenza per le donne di abbigliarsi per apparire nasce nel Medioevo e in maniera così prepotente, che si ritenne opportuno disciplinare questa tendenza con apposite norme.

Se consideriamo che molte donne sono ancora oggi obbligate ad indossare determinati abiti ed accessori, non possiamo stupirci del fatto che a partire dal XIII secolo e fino alla Rivoluzione francese, furono emanate le cosiddette “Leggi suntuarie”, un insieme di provvedimenti volti a limitare il lusso nell’abbigliamento, nelle concessioni dotali e in alcune occasioni sociali come feste, banchetti e funerali.
L’insieme delle norme è estremamente corposo e può essere approfondito nell’importante lavoro
della professoressa Muzzarelli citato nella bibliografia di riferimento. In questa sede, ci limiteremo ad esporre alcune normative narnesi relative ad abiti, doti e funerali.

Va subito detto che gli scopi dei legislatori erano tutt’altro che univoci: i divieti erano rivolti ad entrambe i sessi, ma in realtà nel Medioevo le limitazioni erano imposte in maniera quasi esclusiva alle donne.

Il lusso vietato, ma non per tutti

Il lusso era sì vietato, ma in base alle diverse categorie sociali, anche e soprattutto allo scopo di rendere immediatamente riconoscibile il ceto di appartenenza. La normativa poteva essere facilmente aggirata: chi denunziava spontaneamente il possesso di abiti contra legem, pagando un’apposita tassa poteva farli registrare e bollare, acquisendo di fatto il diritto di continuare ad indossarli. Tenuto conto che le sanzioni per chi esibiva un abito “vietato” e non denunziato, consistevano in pene pecuniarie elevate (inasprite dalla confisca dell’oggetto del reato e in alcuni casi persino dalla scomunica papale), appare evidente che le leggi suntuarie non colpivano equamente tutti i ceti sociali: i ricchi, semplicemente pagando (la bollatura o la sanzione), potevano abbigliarsi a loro piacimento in barba a qualsiasi divieto.

Un altro aspetto paradossale di queste leggi stava nel fatto che le multe si applicavano anche a coloro che avevano realizzato un abito o un accessorio vietato, sicché sarti, ricamatori e calzolai erano spesso costretti a sborsare somme che superavano di gran lunga il prezzo percepito per il loro lavoro (ferma restando, in molti casi, anche l’applicazione di pene corporali).
Il ricavato delle ammende serviva a rimpinguare le casse cittadine, ma anche le tasche dei denunzianti (una regola che si riscontra in moltissime norme degli Statuti di Narni).

Nel Medioevo c’era chi misurava la lunghezza degli strascichi delle donne

Con l’avvento delle leggi suntuarie, al fianco dei comuni cittadini che si peritavano di denunciare i lussi altrui (per moralità o semplice tornaconto personale), le città si animarono di ufficiali armati di metro, che andavano in cerca di strascichi e maniche fuori misura, “pianelle” e sopralzi eccessivi (tali da poter raggiungere anche un metro e mezzo di altezza), accessori e gioielli proibiti o che eccedevano il limite consentito, stoffe e pellicce vietate e persino colori fuori legge o destinati solo a determinate categorie.

Il campo d’azione di ufficiali e delatori era infinito, ma spesso si concentrava davanti alle chiese: le messe, soprattutto quelle domenicali e nelle festività più importanti, erano un’occasione per sfoggiare abiti sontuosi ed esibire il proprio status sociale. Quest’usanza è sopravvissuta a lungo nelle nostre zone: almeno sino agli anni ’70, soprattutto a Natale e a Pasqua, molte donne si recavano in chiesa con abiti e calzature nuove (a Narni si diceva che s’erano “ripulite” a festa) e le signore abbienti facevano largo sfoggio di pellicce. La pratica sembra essere caduta ormai in disuso, ma è ancora viva nei matrimoni, nelle feste e persino in alcuni funerali.

All’asprezza delle leggi suntuarie, si sommava l’opera di moralizzazione dei tanti predicatori che nel Medioevo si spostavano di città in città scagliandosi contro i cattivi costumi (delle donne, ben inteso).
Ciò che si stigmatizzava nelle prediche non era soltanto il danno economico prodotto da abiti e gioielli lussuosi, ma anche la contraffazione messa in atto dalla perfidia insita nelle donne: applicare imbottiture che facevano apparire in carne quelle troppo magre e indossare calzature vertiginose che rendevano alte quelle basse, significava alterare l’opera di Dio ed ingannare gli uomini circa le proprie reali fattezze.

Cosa dicono gli Statuti Narnesi

Alla vasta storiografia di molte città italiane, capace di illustrare nel dettaglio i divieti, le regole, l’entità delle pene e persino i nomi di molti contravventori, fa da contrappunto la scarsità di notizie riguardo Narni. Poche le norme degli Statuti del 1371 in proposito ed assolutamente assenti in materia di abbigliamento, tanto che per approfondire i divieti relativi agli indumenti e agli accessori è necessario consultare le Riformanze (le cui copie, purtroppo, sono disponibili solo a partire dal XVI secolo).

Al Capitolo XI del Libro Primo, si stabilisce che “nessun erede possa avere per il funerale al lutto di qualche defunto, più di due torce di cera fino a dieci libbre di peso, se sarà stato cavaliere, giudice o canonico: negli altri casi fino a un massimo di cinque libbre per ciascun cero, alla pena di 10 libbre cortonesi per ciascun trasgressore. E il Vicario della città sia tenuto ad inviare uno dei notai con i loro dipendenti e un baiulo, a qualsiasi funerale, per indagare e investigare sulle predette disposizioni, alla pena di 10 libbre cortonesi del suo salario. E nessuno o nessuna possa vestirsi di nero tranne la moglie e due servitori al massimo, alla detta pena”.

Questa norma introduce subito un importante distinguo: il peso delle torce di cera variava in base allo status del defunto: cinque libbre per i comuni mortali, il doppio per cavalieri, giudici e canonici.
I cavalieri appartenevano ad una categoria privilegiata, oggetto di limitazioni/concessioni in molte leggi suntuarie. A Siena, alcune norme dello “Statuto del Donnaio” (nome indubbiamente evocativo), dettavano precise regole riguardanti le cerimonie d’investitura, al fine di limitare lo sfarzo e lo scambio di doni importanti. Per contro, ai cavalieri era però concesso d’indossare farsetti e giubbe di mussolina o di altro tessuto di seta ed era a loro che, una volta defunti, si tributavano onoranze funebri dispendiose e spesso talmente solenni da meritare cronache dettagliate, come ad esempio quella che fu composta per il funerale di Giovanni da Pietramala: il suo corpo fu adagiato in una bara coperta di drappo vermiglio, i chierici della Cattedrale recavano cento doppieri accesi. Il corteo era aperto da “due beccamorti a cavallo”, ciascuno dei quali era seguito da sei famigli vestiti di scuro. Erano presenti quindici cavalli bardati ed altri erano coperti da insegne del comune; seguiva lo stendardo da campo del defunto, mentre il cavallo di Giovanni sfilava precedendo la bara del suo padrone, montato da un soldato che indossava l’armatura, le insegne del condottiero e impugnava il suo bastone di comando. In altre città italiane, subito dopo i cavalieri, venivano contemplati i medici piuttosto che i giudici.
Abbastanza rara è invece l’aggiunta dei canonici contemplata nei nostri Statuti, ma bisogna ricordare che Narni era pur sempre territorio del Patrimonio di San Pietro.
Una costante delle leggi suntuarie è invece la limitazione all’uso dell’abito nero: dopo la peste nera del 1348 ed il conseguente, perpetuo lutto, fu proibito a qualsiasi categoria sociale di vestire a lutto, con la sola eccezione delle vedove.

La seconda norma degli Statuti cittadini è contenuta nel Libro III (Super Maleficijs et Criminalibus causis). Al Capitolo LXVII si legge: “Stabiliamo che, per ciascuna donna da maritare o da dotare non possano essere promessi o dati, come beni mobili dotali, se non questi beni mobili dotale scritti sotto, vale a dire: panni di lana da donna, due letti di panni, un soppedaneo di legno, alla pena di 25 libbre cortonesi, da applicare alla Camera, per chi dà, promette o ottiene o riceve la promessa. E la tale promessa, da qui in poi, non abbia valore né vigore per legge; e per essa non si possa agire o difendere nei tribunali della città di Narni, e nessun notaio faccia scrivere né scriva oltre la detta forma, alla pena di 10 libbre cortonesi, da applicarsi alla Camera. E chiunque possa denunciare e
accusare i trasgressori delle cose predette”.

Un esempio pratico di una dote del XIV secolo, del tutto in linea con le limitazioni fissate dai nostri Statuti, ci viene fornito da un atto notarile stipulato a Narni l’11 marzo 1375 dal notaio Macthiutius Salvatelli. L’atto/quietanza ci informa che “Petrucolus Iohannis Lucarelli rilascia quietanza a Tomas Cecchi Petrignani per la corresponsione della dote di sua sorella Sabecta, promessa a lui in sposa con atto immediatamente precedente. La dote in questione consiste in 600 lire di denari cortonesi, due letti ben forniti di biancheria, una tunica, un mantello ed un tappeto”.

In teoria si potrebbe pensare che le restrizioni riguardo ai beni mobili dotali fossero identiche per ogni ceto sociale, ma nella pratica è evidente che “i panni di lana da donna” non meglio specificati, potevano variare di qualità e numero in base alle disponibilità economiche della famiglia, così come i “due letti di panni”. Anche il valore del “soppedaneo” (cassone per i capi di vestiario che normalmente veniva collocato ai piedi del letto) poteva essere ben diverso a seconda del tipo di legno utilizzato e dei decori.

La dote di Giacoma di messer Antonio Bocarini Brunori di Leonessa, sposa del Gattamelata.

Si pensi ad esempio alla dote di Giacoma di messer Antonio Bocarini Brunori di Leonessa, andata in sposa nel 1410 al Gattamelata. La sua dote era piuttosto esigua: 500 ducati d’oro, ma il suo corredo di nozze era magnifico e contenuto in splendide casse di legno, lavorate con intagli a rilievo, dipinte con arabeschi di fiori e frutti, decorate con storie sacre e profane (soprattutto sponsali antichi), massime morali, versetti della Bibbia, dei Salmi e il Pater noster in latino volgare. Quindi, ancora una volta, semplicemente tacendo i dettagli, la normativa non poneva limiti alle categorie più ricche.

Venendo alle Riformanze, al volume 4, in data 21 gennaio 1537, si legge: “In considerazione della Rovina et danni ch’avemo patiti, riformiamo il vestire delle donne. Statuimo et ordinamo che nessuna donna di qualunque stato, qualità e condizione, se sia tanto narnese che forestiera, essendo maritata e abitando in Narni, possa né debba portare alcuna sorte di veste di broccato, velluto, seta, damasco e altra sorte di drappi, eccetto Ciambellotto del quale ne possono avere una vesta e non di più. (Il Ciambellotto o Camellotto era un tessuto di lana pesante in armatura di tela, fatto con peli di cammello, solitamente usato per abiti invernali). Si prescrive che possano portare tre braccia di drappo di broccato e broccadello in fuora le maniche. Statuimo et ordinamo che le dicte donne come sopra, non possano né debbano portare alcuna sorta d’oro, d’argento, perle né gioielli, né catene, né collane in capo né al collo né al petto né in alcun altro loco, né portare scuffie, corone, centure d’oro ed argento né di perle. Item statuimo et ordinamo che le dicte donne non possano né debbano portare più di tre anelli d’oro o d’argento con quelle pietre che gli piacerà. Nessuna donna che abbia una dote di 100 ducati o di 200 ducati, possa né debba portare sbernia o drappo di nessuna sorte, né vesti di rosato né di pavonazzo, eccetto possa portare maniche di rosato ovvero di pavonazzo. Donna con 300 ducati di dote: non possa e non debba portare vesti di Cabilotto (forse anche qui si intendeva Ciambellotto). Nessuna donna, di qualunque condizione e qualità non possa né debba portare vesti d’alcuna sorte con intagli, ovvero ricami per alcun modo. E se qualcuno non osservasse i presenti Capitoli, acciocché il timor della pena abbia ad osservar, statuimo et ordinamo che qualunque persona contravverà alli sopradetti Capitoli & Riformanze, caschi ipso facto et ipso iure nella pena di Cinquanta ducati e perda tutto quello che indossa contro la forma dei presenti Capitoli. Item statuimo et ordinamo che qualunque persona contravvenga ai sopradetti Capitoli caschi ipso facto nella scomunica papale e non si possa assolvere se non dal Papa, eccetto in articulo mortis. Item statuimo et ordinamo che qualunque sarto, ovvero ricamatore tagliasse ovvero cucisse o ricamasse o intagliasse alcuna sorte di vesti contro la forma dei presenti Capitoli, caschi ipso facto nella pena di venticinque scudi”.

Al primo capitolo si riforma anche la misura delle doti da dare nella città di Narni e nel suo distretto, che debbono limitarsi a 100, 200, 300 o al massimo 400 ducati. A questo proposito “si statuisce e si ordina che nessun padre, né madre, né fratelli, né zii, né alcuna altra persona, possa né debba promettere o dare alcuna cosa tanto in denari, quanto in beni stabili o ancora in mobili, né in nessun altro modo, al di sopra dei limiti anzidetti, quindi non oltre i 400 ducati, in modo che la donna non abbia alcuna cosa che valga oltre la cifra stabilita, eccetto che derivasse da eredità ovvero legati”.

La formula di queste disposizioni è ufficiale: “convocati Magistri D. Prioris ecc, in nome di Dio,
Amen”. Segue la data della stipula e l’elenco nominativo di tutti i convenuti.
Appare chiaro che in quella sede si riformarono norme precedenti che purtroppo sono andate perdute, perché, in particolar modo nella parte riguardante gli abiti e gli accessori vietati, non si fece certo riferimento agli Statuti del 1371, che come abbiamo visto non ne parlano affatto.

Quanto alla dote, furono fissati limiti precisi anche riguardo al valore dei beni dotali mobili, pertanto è difficile capire se anche in questo caso, si riformarono norme precedenti oppure se si trattò di un semplice ampliamento della norma statutaria in materia.
Fatto sta che nel 1537, oltre alla multa e alla perdita dell’abito, a Narni si comminava anche la scomunica papale ed è facile intuire che questa “sanzione” aggiuntiva fosse già presente anche nelle precedenti Riformanze. Allo stesso modo nella nostra città, gli artigiani che avevano realizzato l’abito incriminato, erano tenuti al pagamento di una multa, pari alla metà di quanto dovuto dai reali contravventori.

Il controllo del patrimonio delle donne nel Medioevo

Quanto alle limitazioni in materia di dote, vale forse la pena specificare che il reale intento dei legislatori non era certo arginare il fenomeno del lusso, quanto controllare in maniera efficace i diritti patrimoniali delle donne nel Medioevo.
Alla morte del marito infatti, la dote tornava alla vedova in piena e libera proprietà, ecco dunque che bisognava limitarla, per evitare che le donne possedessero un patrimonio personale importante.
Resta il fatto che la parte più incisiva delle Riformanze narnesi è tutta nel prologo: “in considerazione della Rovina et danni ch’avemo patiti, riformiamo il vestire delle donne”. Segno evidente che i legislatori erano pericolosi misogini terrorizzati dal gentil sesso e da un malinteso cristianesimo. Dispiace dirlo, ma è indubbio che alcuni di loro siano ancora tra noi.

Mariella Agri

Leggi altri: Racconti delle Pergamene – approfondimenti di storia medievale
Consulta gli Statuti di Narni online


Bibliografia di riferimento:

  • Duccio Balestracci, Le armi, i cavalieri, loro: Giovanni Acuto e i condottieri nell’Italia del
    Trecento. Editori Laterza, 2009
  • Raffaello Bartolucci (traduzione a cura di), Statuta Illustrissimae Civitatis Narniae, Terni, 2016
    E. David, C. Perissinotto, C. Carmi, V. Coronelli (a cura di) – Le pergamene dell’archivio del
    Capitolo della cattedrale di Narni (1047-1941). Regesti, Selci-Lama (PG), 2017
  • Maria Giuseppina Muzzarelli, Le regole del lusso. Apparenza e vita quotidiana dal Medioevo
    all’età moderna. Bologna, Il Mulino, 2020

Le formule magiche nel Medioevo e le donne curiose

Le formule magiche nel Medioevo e le donne curiose

La voce, uno strumento potente

Le donne curiose hanno anche voce ed è questo lo strumento più potente a loro disposizione, anche più delle mani: con queste infatti si possono tagliare e cogliere le erbe medicamentose solo dopo che con la voce si è pronunciato il cantus necessario per in – cantare dove “in” è una particella che esprime “volontà” e “intensità” e “cantare”, derivante da “canere”, cantare, indica l’esprimere un’intenzione, un vaticinio, una magia.
“Formule magiche”, sussurri, litanie, invocazioni accompagnano movimenti e gesti antichi e per ‘funzionare’ devono ripetersi inalterati di nonna in madre in figlia, tutte anelli di una eterna catena.
La voce quindi è il medium attraverso il quale il potere dell’asserzione travalica le frontiere del mondo fantastico per invadere quello sensibile, modificando la realtà.

Nel Medioevo, è credenza comune che con le giuste formule magiche le erbe attivano il loro potenziale curativo e possono intervenire nei processi di guarigione delle malattie attraverso filtri, unguenti, sciroppi..
Il potere dunque è nella parola, il mezzo magico più antico di tutti perché connesso con la credenza che nel verbo risieda un potere misterioso e tremendo capace, per bocca dell’incantatrice, di modificare e plasmare la natura inesorabile delle cose.

Nel Medioevo la legge punisce chi utilizza “formule magiche” o ingiurie

Le parole hanno una forza che deve essere rispettata e temuta, per questo non vanno usate a sproposito. Non meravigli che leggi e norme sanzionavano il loro uso improprio come anche il cap. XXIV del III libro degli Statuti dell’illustrissima città di Narni ricordano:

Nel Medioevo Narnese, chi pronuncia “formule magiche” o parole ingiuriose contro qualcuno doveva pagare una sanzione
“Inoltre stabiliamo che chiunque abbia proferito parole ingiuriose o una parola ingiuriosa a qualcuno, se abbia detto a qualcuno traditore, omicida, ladro, falso, cornuto o parole equivalenti, incorra nella pena di 10 libbre cortonesi per ogni volta, per altre parole ingiuriose sia pena, per ogni volta 40 soldi cortonesi, e per parole
ingiuriose non si applichi la norma della duplicazione delle pene, se le predette parole ingiuriose non siano state rivolte a un cavaliere giudice oppure ad un medico.”

‘ciò che è stato detto’

Lo statuto non cerca solo di favorire la buona educazione quanto cercare di evitare ciò che potrebbe essere nefasto: è nella natura umana creare corrispondenze tra parole e azioni, tra miti e riti.
Fatum significa ‘destino’ e deriva dal verbo latino fari ( dire, parlare), letteralmente si traduce con ‘ciò che è stato detto’, dunque decretato/stabilito. Fas è la cosa lecita perché è stata sancita da una norma già detta.

Attenti a quel che dite…potrebbe succedere davvero!

Eleonora Mancini

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Il veleno nel Medioevo e le donne curiose

Il veleno nel Medioevo e le donne curiose

Qual’era la pena nel medioevo per chi utilizzava il veleno?

Lib.III Cap.XXII
Pena per chi mette il veleno nel cibo e nelle bevande ( nel Medioevo )
(De poena dantis venenum in cibo, vel potu)

“Inoltre stabiliamo che, chiunque nel cibo o nella bevanda, o, in  altro modo, abbia dato il veleno o qualcosa di letale a qualcuno, paghi come condanna 500 libbre cortonesi, e se quello, a cui sia stato dato il veleno, fosse morto per esso, chi lo ha dato sia bruciato con il fuoco, di modo che muoia.
E così diciamo di colui, che abbia fatto dare, e quello che abbia preparato tale veleno, e lo abbia dato consapevolmente, paghi altrettanto, vale a dire 500 libbre, e se quello, a cui sia stato dato il veleno fosse morto, il tale, che lo ha preparato, sia bruciato.”

Dalla cura alla curisità

Il terzo libro degli Statuti narnesi è dedicato ai malefici e ai crimini. Temi scabrosi e scottanti allo stesso tempo. Temi a cui volge facilmente la curiosità.
L’aspetto più inaspettato della parola “curiosità” è il fatto che essa derivi dal latino cura, nel senso di premura, attenzione. Sarebbe quindi “curioso” colui che si cura di qualcosa o qualcuno; noi diamo questo significato a chi vuol sapere, indagare, conoscere. La curiosità, si dice, essere la madre della ricerca ma la ricerca ha bisogno di pratica e applicazione.

Malefici sì, ma scienziati. O, più spesso, scienziate.

E’ forse un preambolo lungo ma è il volo mentale che credo necessario per giungere col pensiero a chi quei veleni letali li preparava davvero, a chi sapeva scegliere, triturare, mischiare, estrarre olii esseziali dalle giuste piante per dare la morte. Malefici sì, ma scienziati. O, più spesso, scienziate.

Erano quasi sempre donne le detentrici di questi saperi pratici ed erboristici, formati dall’alba dei tempi sul campo, nel vero senso del termine, o nei boschi dove abbondano le herbae che rappresentano la base della farmacopea domestica: artemisia, ruta, mirto, menta, verbena, caprifoglio, betonica, malva e salvia. Tutte erbe “buone” e, non stupirà, sono ancora alla base di tanti rimedi detti “della nonna”. Ma la Natura è Madre e Matrigna; dà (per mantenere la salute) e prende (la vita) con le piante dette psicotrope che a volte possono essere letali, come i narcotici e gli allucinogeni che servono per confezionare gli unguenti per il famoso “volo della strega”: belladonna, mandragora, stremonio, canapa, papavero, oppio, giusquiamo, cicuta e aconito.

Non basta però saper scegliere l’erba giusta, bisogna raccoglierla nel momento più propizio che è sempre regolato dalla posizione degli astri che donano, solo in alcuni momenti dell’anno, una speciale e potente carica medicinale agli elementi terrestri, piante o pietre che siano. E ’sempre quando si aprono le porte solstiziali di San Giovanni che il momento “balsamico” giunge e l’esperta Erbaria, colei che raccoglie le erbe, avrà le piante magiche migliori per confezionare i medicamenti: iperico, verbena, artemisia, rosmarino, lavanda ruta, aglio, prezzemolo; tutti finiranno in unguenti, balsami, impiastri o preparati per futuri infusi, decotti e sciroppi con aggiunta di olio, meglio se benedetto. Ad un sapere sacro antico se ne unisce uno nuovo e tutto serve per produrre rimedi dal potere lenitivo, antinfiammatorio, emolliente, per curare le piaghe, le punture di insetti, ferite da morso o da taglio.

Il valore degli u-mani che raccolgono e trasformano

Le erbe sono nelle case come nei monasteri e nei conventi e le stesse mani che le raccolgono e trasformano in medicamento sono le stesse che cucinano, spesso con le stesse erbe ed il cibo giusto, si sa, è la prima medicina per il corpo. 

Le mani delle donne sono mani magiche, grandi sapienze maneggiano e quasi sempre chi sa guarire sa, o capita, che possa provocare anche il suo contrario e a quel punto si è considerate streghe, E per loro c’è il fuoco. 

Lo statuto non dice la parola terribile ma la lascia intendere.

Una donna che sa è una donna curiosa, una donna curiosa è una donna che cura.

Eleonora Mancini

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Corsa, suggestione per gli ambienti medievali

NARNI 27 aprile 2022 – Grande suggestione per gli ambienti medievali ed antichi mestieri ricostruiti dai terzieri di Mezule, Fraporta e Santa Maria. Domani, 28 aprile, a partire dalle 16, la giuria del Bravio (premio per il miglior terziere) visiterà tutte le ricostruzioni trecentesche che per l’occasione verranno animate da personaggi in abito storico che riporteranno gli spettatori nel Medioevo, in emozionanti momenti di vita quotidiana.

AMBIENTI MEDIEVALI Gli ambienti medievali di Narni rappresentano una delle parti più suggestive della Corsa all’Anello. Gli antichi mestieri sono la testimonianza del dovizioso lavoro di ricerca storica e filologica condotta dai responsabili dei terzieri che nell’ambito della giornata medievale, del corteo storico e della ricostruzione degli ambienti offrono ai visitatori uno spaccato del Medioevo che da sempre rappresenta una delle grandi ricchezze della festa dedicata al patrono San Giovenale.

Gli ambienti, di sera illuminati dalle fiaccole che li rendono ancora più suggestivi, sono visitabili tutti i giorni, fino all’8 maggio. C’è anche la possibilità di fare le visite guidate a cura di Sistema Museo in tutto il circuito, tutte le domeniche, festivi e prefestivi dalle 10 alle 15,30 con partenza dalla Loggia dei Priori (info narni@sistemamuseo.it e tel. 3280746383).*

Quest’anno il terziere Mezule (responsabili Allegra Mercuri e Vera Schweirz) ha realizzato l’armaiolo in Piazza Pozzo della Comunità, il vasaio ed il decoratore in Vicolo dei Capretti, l’hospitalis Civitas Narniae (ospedale di San Giacomo) in Via Cocceio Nerva ed il lanaiolo in Vicolo dei Lavatoi.

Fraporta (responsabili Cesare Meloni e Lorenzo De Florio) ha dato vita alla bottega del ceraiolo ed alla bottega del falegname in Via degli Artigiani, al complesso conventuale di San Francesco ed alla chiesa di San Francesco in Piazza San Francesco ed all’orto medievale, officina delle spezie e cantiere medievale a Palazzo Fraporta.

Santa Maria (responsabile Pamela Raspi) ha presentato la chiesa di Santa Maria Impensole in Via Mazzini, la spezieria in Via Santa Maria Impensole, la bottega dell’armaiolo in Via San Giuseppe, la cereria in Vicolo delle Torri, le stufe in via Mazzini, la bottega del dipintore in Vicolo degli Orti e la difesa in Porta Nova (Porta della Fiera).

*Grazie al CAM Circuito Ambienti Medievali è possibile visitare le ricostruzioni durante tutto l’anno.

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Università del Medioevo Narni

Narni ospiterà l’Università del Medioevo Ricostruito

NARNI 23 aprile 2022 – E’ una delle conferenze più attese ed importanti della 54esima edizione della Corsa all’Anello: domani, domenica 24 aprile, alle 17.30 al Teatro Comunale Giuseppe Manini verrà presentato il nuovo organo della Corsa all’Anello “In Arte Veteri”, l’Università del Medioevo Ricostruito. Alla presentazione, tenuta dal’Associazione Corsa all’Anello, parteciperà la presidente della Regione Umbria Donatella Tesei.

LA STORIA – Nel1305, venne inaugurato a Narni, nel convento dei Domenicani, lo studium “in Arte Veteri”, per l’educazione del clero, nonché, per i laici che si dedicavano alle lettere ed alle scienze. Narni era un centro di fermento culturale di alto livello nel Medioevo, maestri di arti liberali, giureconsulti, medici, fisici, chirurghi, erano tutti invitati ad esercitare la propria arte difesi da ogni “offesa” dagli statuti cittadini.

UNIVERSITA’ DEL MEDIOEVO RICOSTRUITO – Oggi, Narni si vuole riproporre come centro di fermento culturale del Medioevo, in particolare del Medioevo ricostruito, come mezzo di avvicinamento di massa alla storia ed al lavoro, traendo professionalità da quella che è una passione.

Narni, nel Palazzo dei Priori, ospiterà, un nuovo Studium “In Arte Veteri”, Università del Medioevo Ricostruito. Lo Studio, che sarà organo funzionale della Corsa all’Anello, avrà la stessa identica organizzazione delle università medievali, sia a livello gestionale che a livello strutturale. Saranno presenti sia le arti puramente intellettuali (le liberali) che quelle concrete (le meccaniche), il tutto gestito da rettore, procuratori, maestri e bidelli.

Concretamente lo Studio, che ingloberà la Commissione cultura della Corsa all’Anello, si occuperà quindi della creazione di progetti, compresi quelli per la partecipazione ai bandi, pubblicazioni, organizzazione di conferenze, organizzazione di corsi e workshop, gestirà le pubblicazioni e gli aperitivi delle Pergamene, individuerà nell’anno corrente il tema dell’anno successivo, divenendo insomma una vera e propria fucina del sapere. Nuove funzionalità potranno crearsi ed evolversi nel tempo a seconda delle esigenze.

Come nel Medioevo, inoltre, si avvarrà della collaborazione di docenti provenienti da tutta Italia, in una sezione scientifica esterna che fungerà da organo di consultazione sia per lo Studium stesso che per i terzieri della Corsa all’Anello.

Si terranno corsi di avvicinamento alle arti del Medioevo, non solo dal punto di vista dell’approfondimento storico, ma anche della creazione di manufatti, dando un nuovo impulso all’artigianato e sviluppando nuove professionalità, come la recente edizione del Festival delle Arti, che si è tenuta a settembre, ha dimostrato. Su tutte il corso di sartoria storica che già trova spazio nella sede dell’Associazione Corsa all’Anello. Non a caso il primo piano di Palazzo dei Priori, ospiterà il museo “multimedievale”, in corso di allestimento, che sarà affiancato da oggetti, frutto di alte arti e di altro sapere, come costumi, strumenti musicali, gioielli, armi e bandiere. Tutto ciò che verrà studiato sul piano teorico, troverà compimento nell’esposizione al museo, a dimostrazione di come la storia possa assurgersi dal piano teorico e concretamente materializzarsi, per divenire compagna più vicina delle genti moderne.

Palazzo dei Priori, diventerà insomma centro del Medioevo ricostruito, gioiello unico al mondo. Quindi Narni, non sarà più solo Centro geografico d’Italia, ma anche Centro della cultura medievale.

Domani, in occasione della presentazione del nuovo organo, verranno presentati anche il rettore (presidente), il vicerettore (direttore), i procuratori (direttore arti liberali e direttore arti meccaniche), i maestri (direttori sezione letteraria, scientifica, didattica arti e artigianato, didattica artistica), cancelliere (direttore sezione scientifica esterna) e bidelli (tutor corsi e seminari).

ALTRI EVENTI 24 APRILE – Dalle 10 alle 23 in Piazza dei Priori ci sarà il Mercato Medievale “La fucina delle arti e dei mestieri”. Alle 18.45 al Chiostro di Sant’Agostino si terrà “Domum regionis eximii Narniae”, omaggio ai terzieri della superba Narnia. Alle 21.30 in Piazza Galeotto Marzio ci sarà l’esibizione della Scuola di Bandiera e a seguire lo spettacolo degli Sbandieratori Città di Narni.

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Corsa 2022: tutte le mostre e le conferenze

Corsa 2022: tutte le mostre e le conferenze

NARNI 20 aprile 2022 – Su il sipario sulla 54esima edizione della Corsa all’Anello (La Sfida). Domani, 21 aprile, inizierà la festa dedicata al Patrono San Giovenale che terminerà domenica 8 maggio con l’avvincente gara equestre al Campo de li Giochi. Tanti gli eventi in programma, tra tradizione ed innovazione, che si snoderanno nei 18 giorni di festa.
Il PROGRAMMA è consultabile sul sito ufficiale e sui social della Corsa all’Anello.

Domani, si inizierà alle 18 con la lettura del bando per le vie della città che sancirà l’inizio dei festeggiamenti, seguito alle 19.30 dall’apertura dei forni e delle osterie. Alle 21, alla Loggia dei Priori l’Ensemble “Anonima Frottolisti” terrà il concerto di apertura.

Nell’edizione 2022 della Corsa all’Anello di Narni, grande attenzione è stata data alle mostre ed alle conferenze che faranno immergere i visitatori e gli spettatori in epoche lontane, approfondendo temi di grande interesse.

MOSTRE:
Dal 22 aprile all’8 maggio alla Sala della Vergine di Palazzo dei Priori ci sarà Ars Palliorum 2022, esposizione dei Bravi vincitori delle precedenti edizioni di Ars Palliorum. A cura di Gaia Cecca. L’inaugurazione si terrà il 22 aprile alle 18.30 con la presentazione alla città del Bravio 2022 “Anello per la pace” dell’artista Xavier Vantaggi. Descriverà l’opera Lorenzo Barbaresi. La mostra sarà visitabile nei festivi e prefestivi dalle 11 alle 13 e dalle 18 alle 22 e nei giorni feriali dalle 18 alle 22.

Dal 23 aprile all’8 maggio all’Auditorium Bortolotti (Complesso San Domenico) ci sarà Tracce di Isolamento. Nei sotterranei di Palazzo dei Priori l’installazione “Evasioni”. Arte contemporanea, installazioni, pittura, fotografia, scultura, performance, convegni ed eventi promossi dal Comune di Narni, dall’Associazione Minerva minervAArte e dall’Associazione Corsa all’Anello. La mostra sarà visitabile nei giorni festivi e prefestivi dalle 11 alle 13 e dalle 16 alle 24 e nei giorni feriali dalle 18 alle 23.

Dal 24 aprile all’8 maggio ci sarà “L’Anello – Uniti e Distinti”, mostra fotografica di Alessandro Montanari. “Una storia di antiche passioni, una storia di rivalità ed appartenenza, un storia di grande festa, una storia di divisioni ed unioni , una storia di personaggi, di donne e di uomini, una storia di hosterie, dove il vino inebria la notte, una storia di ospitalità, una storia di un territorio che tiene viva, una storia… La storia della Corsa all’Anello. La mostra sarà visitabile nei giorni festivi e prefestivi dalle 11 alle 13 e dalle 18 alle 22 e nei giorni feriali dalle 18 alle 22. L’inaugurazione si terrà domenica 24 aprile alle 18.30 con letture di Francesco Montanari.

CONFERENZE:
Domenica 24 aprile alle 17.30 al teatro comunale Giuseppe Manini si terrà “In arte Veteri, dalla Commissione Cultura all’Università Medievale”, conferenza di presentazione del nuovo organo della Corsa all’Anello.

Lunedì 25 aprile alle 17.30 nella sala consiliare di Palazzo del Podestà ci sarà “La fame e l’abbondanza, come cambia l’alimentazione dopo la peste nera”, conferenza del professore Massimo Montanari che sarà seguita dal seminario di cucina medievale “La fame e l’abbondanza. Ricette medievali del dopo peste”, con dimostrazioni dal vivo di Elisabetta Carli nell’atrio di Palazzo del Podestà.

Sabato 30 aprile alle 18 al teatro comunale Giuseppe Manini si terrà “La Rinascita dopo la peste”, storie da sfogliare. Modererà Federico Fioravanti, ideatore e direttore del Festival del Medioevo.

Lunedì 2 maggio all’Auditorium Bortolotti sarà la volta di “Pesti e Pandemie: le opportunità da cogliere nei momenti di crisi. Prospettive offerte dal digitale in campo artistico”, conferenza a cura di Lauretta Storani.

Giovedì 5 maggio ci sarà “Con l’aiuto dei santi, devozione, superstizione e arte nei tempi incerti della malattia”. Antropologia, sociologia e demoetnoantropologia per “vedere oltre”. Conferenza dei professori dell’Università di Perugia Massimiliano Minelli, Daniele Parbuono e Raffaele Federici.

 

Dopo aver visitato mostre e preso parte alle conferenze dell’edizione 2022, è il momento di concedersi un break, magari con un bicchiere di buon vino agli Aperitivi delle Pergamene, appuntamento da non perdere.

EVENTI 22 aprile – Alle 19 all’Orto di Poca Considerazione (Palazzo dei Priori) ci sarà il primo appuntamento con Gli Aperitivi delle Pergamene. Divagazioni storiche in compagnia di un bicchiere di vino. La lettura sarà “La rinascita dopo la peste: igiene, alimentazione e pratiche dopo le pandemia nel medioevo”, con degustazione di ciliegiolo di Narni Tenuta Cavalier Mazzocchi e tartufo Urbani Tartufi.
Alle 21 ci sarà lo spettacolo itinerante nei tre terzieri con Andrea Mengaroni “Frà Ginpero De Lavigna”, peregrino a Compostela.

Corsa all’Anello, presentato il programma della Sfida 2022

Corsa all’Anello – il programma della Sfida 2022

NARNI 9 aprile 2022 – Tutto è pronto per l’inizio della 54esima edizione della Corsa all’Anello (21 aprile – 8 maggio), che è stata presentata oggi pomeriggio nella sala consiliare del Comune di Narni.
Presenti, oltre al presidente dell’Associazione Corsa Federico Montesi ed al direttivo, il sindaco di Narni Francesco De Rebotti, l’assessore alla Corsa all’Anello Tiziana Pacciaroni e la consigliera regionale Eleonora Pace.

IL TEMA DEGLI EVENTI 2022

Il tema scelto è senza dubbio attuale: “La Rinascita dopo la peste”. Arte, commercio, cultura: invenzioni e capolavori della fine del Medioevo. E lo è sia in teoria che in pratica, tanto che la Sfida, il primo appuntamento della Corsa all’Anello, vuol finalmente rendere omaggio alla propria tradizione, rinascendo dopo l’epidemia, grazie alle migliorate condizioni pandemiche. Rinasceranno nelle piazze e nelle vie quei suoni, colori e sensazioni, per due anni ricordati e conservati con mostre e ambientazioni nelle passate edizioni.

Tutto tornerà agli occhi del mondo nello splendore che lo ha reso famoso, rinascendo dal covid, come nel Medioevo tutto rinacque a nuovo splendore dopo la peste nera del 1348. Il 1371, anno di riferimento della manifestazione, rappresenta di per sé nei suoi abiti, negli ambienti ricostruiti, nelle giornate medievali, nella corsa storica, il modo più concreto, più spettacolare possibile per dimostrare la “Rinascita”, oggi come allora.

Il programma della Corsa all’Anello 2022, si snoderà per 18 giorni tra eventi della tradizione, mercati, conferenze, mostre, spettacoli, concerti ed esibizioni, non dimenticando l’offerta gastronomica dei terzieri.

Torneranno le giornate medievali (25 e 30 aprile e 1 maggio), l’offerta dei ceri (2 maggio), la processione e la corsa storica (3 maggio), le benedizioni dei cavalieri (4, 5 e 6 maggio), il grande corteo storico (7 maggio) e l’avvincente giostra equestre al Campo de li Giochi (8 maggio).

 

CORSA ALL’ANELLO 2022 – IL PROGRAMMA

Si inizierà giovedì 21 aprile alle 18 con la lettura del bando per le vie della città e l’apertura dei tipici forni ed osterie.  Alle 21 alla Loggia dei Priori si terrà il concerto di apertura “Quadrangulae”, a cura dell’Ensemble Anonima Frottolisti.

Venerdì 22 aprile alla Sala della Vergine (Palazzo dei Priori) ci sarà Ars Palliorum 2022, presentazione del Bravio 2022 dell’artista Xavier Vantaggi. Alle 19 all’Orto di Poca Considerazione di Palazzo dei Priori si terrà il primo appuntamento de Gli Aperitivi delle Pergamene, mentre alle 21 in Piazza dei Priori sarà la volta dello spettacolo itinerante nei tre terzieri con Andrea Mengaroni “Fra Ginepro De Lavigna”, Peregrino a Compostela.

Sabato 23 aprile alle 17 al Pozzo della Comunità ci sarà il premio Ninny Tenuzzo, mentre alle 17.30 all’Auditorium Bortolotti verà presentata la mostra “Tracce” che rimarrà aperta fino all’8 maggio. Alle 20.30 in Piazza dei Priori si terrà lo spettacolo Giullaracci e Giullarini ed alle 21.30 in Piazza Galeotto Marzio si esibiranno i Milites Gattamelata.

Domenica 24 aprile dalle 10 alle 23 ci sarà in Piazza dei Priori il Mercato Medievale ed alle 16.30 all’Orto di poca Considerazione di Palazzo dei Priori si terrà l’incontro con Erika Madera “Medichesse, streghe e sante: il contributo delle donne all’arte della cura. Alle 17.30 al Teatro Manini ci sarà la presentazione della Commissione Cultura della Corsa all’Anello ed alle 18.30 nella Sala Ex Refettorio di Palazzo dei Priori verrà inauguarata la mostra fotografica “L’Anello – Uniti e Distinti” del famoso fotografo romano Alessandro Montanari. Per l’occasione l’attore Francesco Montanari farà delle letture. Alle 18.45 al Chiostro di San’Agostino ci sarà un omaggio ai terzieri della Superba Narnia ed alle 21.30 in Piazza Galeotto Marzio si esibiranno gli Sbandieratori della Città di Narni.

Lunedì 25 aprile dalle 9 alle 20 riaprirà il Mercato Medievale ed alle 17 al Campo de li Giochi si terranno le prove ufficiali della Corsa all’Anello. Alle 17.30 nella Sala Consiliare del Palazzo del Podestà si terrà “La fame e l’abbondanza. Come cambia l’alimentazione dopo la peste nera”, conferenza del celebre professore Massimo Montanari. La conferenza sarà seguita dal seminario di cucina medievale “La fame e l’abbondanza. Ricette medievali del dopo – peste”, con dimostrazioni dal vivo di Elisabetta Carli. Alle 21.30 in Piazza San Bernardo si terrà la giornata medievale del terziere Santa Maria “Vespera ideorum”.

Martedì 26 aprile ci sarà una giornata dedicata ai bambini: alle 10 in Piazza dei Priori si esibiranno gli allievi della scuola primaria di San Liberato ed alle 16.30 quelli della scuola dell’infanzia Rodari di Narni Scalo.

Mercoledì 27 aprile alle 19 all’Orto di Poca Considerazione di Palazzo dei Priori, ci sarà un evento dedicato ai personaggi che hanno fatto la storia della Corsa ed alle 21.30 in Piazza dei Priori si terrà “De la vita nova, il seme sarai”, spettacolo di danza a cura del gruppo Il Corteggio di Mezule.

Giovedì 28 aprile ci sarà la visita dei giurati alle ambientazioni medievali ricreati nei terzieri che saranno visitabili per tutto il periodo della Corsa all’Anello.

Venerdì 29 aprile sarà la volta alle 18 in centro storico dell’esibizione dei piccoli musici delle scuole dei terieri, alle 19 degli Aperitivi delle Pergamene ed alle 21,30 in Piazza San Francesco di “Or Vegna la Danza”, spettacolo di danza a cura di “La pazzia del ballo” del terziere Fraporta.

Sabato 30 aprile alle 18 al Teatro Comunale si terrà un ciclo di approfondimenti sul tema “La Rinascita dopo la peste”. Modererà Federico Fioravanti, ideatore e direttore del Festival del Medioevo. Alle 21.30 in Vicolo dei Capretti, Via dei Lavatoi, Via Cocceio Nerva e nel Sagrato della Chiesa di Santa Margherita ci sarà la giornata medievale del terziere Mezule “De Contemptiis”, emarginati, esclusi, perseguitati.

Domenica 1 maggio alle 11 in Piazza Ivo Germani, ci sarà il battesimo di terziere di Santa Maria, alle 16.30 in Vicolo dei Teatro e Piazza San Francesco la giornata medievale del terziere Fraporta “Un piccolo cero”. Alle 18.30 ci sarà in centro storico uno spettacolo itinerante della Compagnia della Fiera, alle 20.30 in Piazza dei Priori lo spettacolo finale del laboratorio teatrale tenuto da Andrea Mengaroni ed alle 21.45 in Via Mazzini lo spettacolo di danza del gruppo Walpurgis di Santa Maria “Lieto danzar tra arte e mestieri”.

Lunedì 2 maggio alle 21 in Cattedrale si terrà l’Offerta dei Ceri e a mezzanotte il brindisi a San Giovenale.

Martedì 3 maggio, giornata del Patrono San Giovenale, alle 10.30 in Cattedrale ci sarà la solenne celebrazione eucaristica presieduta dal Vescovo Mons. Francesco Antonio Soddu, seguita dalla processione con il busto del santo, in centro storico. Alle 17 in Piazza dei Priori si terrà la corsa storica.

Mercoledì 4 maggio alle 16 in piazza Pozzo della Comunità ci sarà il battesimo di terziere di Mezule ed alle 21.30 nella chiesa di San Francesco si terrà la benedizione dei cavalieri del terziere Fraporta. Seguirà la processione verso la Cattedrale.

Giovedì 5 maggio alle 16.30 in Piazza dei Priori avrà luogo lo spettacolo a cura dei bambini della scuola dell’infanzia San Bernardo ed alle 21.30 nella chiesa di Santa Maria Impensole si terrà la benedizione dei cavalieri di Santa Maria, seguita dalla processione verso la Cattedrale.

Venerdì 6 maggio alle 21.30 nella chiesa di Santa Margherita avrà luogo la benedizione dei cavalieri del terziere Mezule. A seguire la processione verso la Cattedrale.

Sabato 7 maggio alle 18 in Piazza dei Priori si terrà il sorteggio dei cavalieri giostranti. Alle 21 nelle vie del centro storico si snoderà il grande corteo storico.

Domenica 8 maggio alle 14 partirà il corteo storico per il Campo de li Giochi dove alle 16 si svolgerà la Corsa all’Anello. Alle 21.30 in Piazza dei Priori ci sarà la cerimonia di chiusura della 54esima edizione della Corsa all’Anello.

Per tutto il periodo della Corsa all’Anello si potranno gustare i piatti tipici medievali nelle taverne e la focaccia nei forni dei terzieri.

Tutto il programma si può consultare sul sito della Corsa all’Anello 2022 www.corsaallanello.it e sui social della festa.

La Corsa all’Anello di Narni sarà presente da domani, 10 aprile al 12 aprile alla Bit di Milano, nell’ambito del progetto Medieval Italy.

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