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Al via le iscrizioni per i laboratori del Festival delle Arti del Medioevo

NARNI 9 agosto 2022 – Al via le iscrizioni per i laboratori organizzati nell’ambito del Festival delle Arti del Medioevo, che si terrà da giovedì 1 a domenica 4 settembre. I laboratori, parte importante dell’edizione estiva della Corsa all’Anello, verranno tenuti da docenti di alto livello e saranno quattro: sartoria storica, teatro medievale, cornamusa e danza medievale. L’organizzazione dei laboratori rientra nel progetto di “In arte veteri”, Università del Medioevo Ricostruito.

 

I Laboratori del Festival delle Arti del Medioevo 2022

LABORATORIO DI SARTORIA STORICA – Sarà riservato a 60 partecipanti e sarà tenuto dal docente Federico Marangoni, scrittore, conferenziere, docente, studioso indipendente e consulente storico. Giovedì 1 settembre alla Sala Digipass alle 18 si inizierà con la conferenza aperta al pubblico “Condottieri e milizie in Italia a fine Trecento”, mentre alle 21 a Palazzo dei Priori ci sarà “Ricostruzione di ruoli e figure militari nei cortei dei Terzieri di Narni”, il laboratorio di sartoria storica. Il ciclo proposto (suddiviso in 4 lezioni, una laboratoriale in presenza il 1 settembre e 3 online con cadenza mensile circa) affronterà i vari argomenti in modo dettagliato e tecnico, finalizzato alla messa in pratica delle informazioni fornite per la realizzazione di nuovi abiti ed oggetti con cui arricchire le parti militari dei cortei dei terzieri. Nel primo incontro, che è l’unico previsto in presenza, si propone di dedicare tempo soprattutto all’analisi degli abiti e oggetti attualmente in dotazione ai terzieri per commentarne pregi e difetti.

 

LABORATORIO DI TEATRO MEDIEVALE – Sarà riservato a 20 partecipanti e sarà tenuto dal docente Andrea Mengaroni, da 25 anni giullare Silvestro, attore e regista, insegnante di teatro. Sabato 3 settembre all’Orto di Poca Considerazione (Palazzo dei Priori), alle 18 si terrà “De Aqua loquendo”, laboratorio di teatro medievale finalizzato alla realizzazione di uno spettacolo avente per tema l’acqua, con la consulenza artistica di Paolo Gazzara che avvierà anche un laboratorio propedeutico di recitazione. Il laboratorio che si vuol proporre per un totale di 40 ore (2 ore a settimana), sarà diviso in due parti: una parte teorica, in cui si affronterà la figura dell’attore ed una parte pratica che prevede la concentrazione sul testo “De Aqua loquendo” per la realizzazione dello spettacolo finale, che vedrà coinvolti insieme i quattri laboratori di danza, costume, cornamusa e teatro.

 

LABORATORIO DI CORNAMUSA – Sarà riservato a 8 partecipanti e sarà tenuto dal docente Matteo Nardella, musicista che si esibisce in concerti di musica medievale e rinascimentale in Italia e all’estero.  Le lezioni saranno articolate tra momenti di pratica individuale per perfezionare il controllo dello strumento e di musica di insieme, cercando di sperimentare in gruppo tra eterofonia e forme di polifonia “rustica”. Si inizierà venerdì 2 settembre all’Orto di Poca Considerazione (Palazzo dei Priori) alle 18 con “ … quae vulgo dicitur ‘Barbara”.

 

LABORATORIO DI DANZA MEDIEVALE – Sarà riservato a 60 partecipanti e sarà tenuto dalla docente Maria Cristina Esposito, esperta di danza storica. Il laboratorio tratterà coreografie originali e in stile con riferimento al tema dell’acqua bene comune, come definito nelle Metamorfosi di Ovidio “Usus communis aquarum est” (Metam. VI, 349), in attinenza al tema generale del progetto teatrale 2022 – 2023 e pratica delle tecniche e degli stili di danza di epoca tardo medievale, con particolare riguardo alle danze di repertorio italiano e francese, ricostruite sulla base delle fonti dell’epoca e riproposte in funzione teatrale in collaborazione con i laboratori di teatro, costumi e musica. Si inizierà domenica 4 settembre a Largo San Francesco alle 11 con “Con festevole & onesto danzare”.

 

Per iscriversi ai laboratori gli interessati potranno accedere alla sezione workshop del sito ufficiale della Corsa all’Anello www.corsallanello.it.

 

Il Festival delle Arti del Medioevo a Narni dal 1 al 4 settembre 2022

NARNI 21 luglio 2022 – A settembre, ricalcando il successo dell’edizione 2020, la Corsa all’Anello tornerà in centro storico con il Festival delle Arti del Medioevo: conferenze, workshop, banchetti, tornei, ricostruzioni medievali e tanti altri eventi animeranno il cuore della città di Narni che diventerà un importante polo di attrazione storica e culturale. L’appuntamento è da giovedì 1 a domenica 4 settembre ed il programma ufficiale verrà presentato a breve. Ecco qualche anticipazione.

Torneranno i workshop relativi alle arti medievali, continuando così il percorso intrapreso che porterà alla realizzazione dell’Università del Medioevo Ricostruito “In Arte Veteri” presentata in occasione della Corsa all’Anello 2022. Ci saranno anche interessanti conferenze, tra cui la chiusura del ciclo riguardante “La rinascita dopo la peste”, tema 2022 degli eventi della Corsa all’Anello e la presentazione del tema 2023, in collaborazione con l’Associazione Festival del Medioevo di Gubbio.

Atteso anche un evento dedicato ai bambini e un grande banchetto medievale congiunto in Piazza dei Priori organizzato dall’Associazione Corsa all’Anello e dai terzieri di Mezule, Fraporta e Santa Maria. Da segnalare anche un evento che riguarderà la ricostruzione degli ambienti medievali in tutto il centro storico che saranno animati e faranno rivivere il Medioevo agli spettaori in un’atmosfera magica che li catapulterà nella vita del Trecento. Domenica 4 settembre ci sarà poi un torneo equestre in Piazza dei Priori che concluderà il Festival delle Arti del Medioevo.

I lussi proibiti alle donne nel Medioevo

I lussi proibiti alle donne nel Medioevo – Sul corpo delle donne

La moda, l’effimero che viene “proibito”

La moda, l’effimero, sono fenomeni niente affatto moderni: l’urgenza per le donne di abbigliarsi per apparire nasce nel Medioevo e in maniera così prepotente, che si ritenne opportuno disciplinare questa tendenza con apposite norme.

Se consideriamo che molte donne sono ancora oggi obbligate ad indossare determinati abiti ed accessori, non possiamo stupirci del fatto che a partire dal XIII secolo e fino alla Rivoluzione francese, furono emanate le cosiddette “Leggi suntuarie”, un insieme di provvedimenti volti a limitare il lusso nell’abbigliamento, nelle concessioni dotali e in alcune occasioni sociali come feste, banchetti e funerali.
L’insieme delle norme è estremamente corposo e può essere approfondito nell’importante lavoro
della professoressa Muzzarelli citato nella bibliografia di riferimento. In questa sede, ci limiteremo ad esporre alcune normative narnesi relative ad abiti, doti e funerali.

Va subito detto che gli scopi dei legislatori erano tutt’altro che univoci: i divieti erano rivolti ad entrambe i sessi, ma in realtà nel Medioevo le limitazioni erano imposte in maniera quasi esclusiva alle donne.

Il lusso vietato, ma non per tutti

Il lusso era sì vietato, ma in base alle diverse categorie sociali, anche e soprattutto allo scopo di rendere immediatamente riconoscibile il ceto di appartenenza. La normativa poteva essere facilmente aggirata: chi denunziava spontaneamente il possesso di abiti contra legem, pagando un’apposita tassa poteva farli registrare e bollare, acquisendo di fatto il diritto di continuare ad indossarli. Tenuto conto che le sanzioni per chi esibiva un abito “vietato” e non denunziato, consistevano in pene pecuniarie elevate (inasprite dalla confisca dell’oggetto del reato e in alcuni casi persino dalla scomunica papale), appare evidente che le leggi suntuarie non colpivano equamente tutti i ceti sociali: i ricchi, semplicemente pagando (la bollatura o la sanzione), potevano abbigliarsi a loro piacimento in barba a qualsiasi divieto.

Un altro aspetto paradossale di queste leggi stava nel fatto che le multe si applicavano anche a coloro che avevano realizzato un abito o un accessorio vietato, sicché sarti, ricamatori e calzolai erano spesso costretti a sborsare somme che superavano di gran lunga il prezzo percepito per il loro lavoro (ferma restando, in molti casi, anche l’applicazione di pene corporali).
Il ricavato delle ammende serviva a rimpinguare le casse cittadine, ma anche le tasche dei denunzianti (una regola che si riscontra in moltissime norme degli Statuti di Narni).

Nel Medioevo c’era chi misurava la lunghezza degli strascichi delle donne

Con l’avvento delle leggi suntuarie, al fianco dei comuni cittadini che si peritavano di denunciare i lussi altrui (per moralità o semplice tornaconto personale), le città si animarono di ufficiali armati di metro, che andavano in cerca di strascichi e maniche fuori misura, “pianelle” e sopralzi eccessivi (tali da poter raggiungere anche un metro e mezzo di altezza), accessori e gioielli proibiti o che eccedevano il limite consentito, stoffe e pellicce vietate e persino colori fuori legge o destinati solo a determinate categorie.

Il campo d’azione di ufficiali e delatori era infinito, ma spesso si concentrava davanti alle chiese: le messe, soprattutto quelle domenicali e nelle festività più importanti, erano un’occasione per sfoggiare abiti sontuosi ed esibire il proprio status sociale. Quest’usanza è sopravvissuta a lungo nelle nostre zone: almeno sino agli anni ’70, soprattutto a Natale e a Pasqua, molte donne si recavano in chiesa con abiti e calzature nuove (a Narni si diceva che s’erano “ripulite” a festa) e le signore abbienti facevano largo sfoggio di pellicce. La pratica sembra essere caduta ormai in disuso, ma è ancora viva nei matrimoni, nelle feste e persino in alcuni funerali.

All’asprezza delle leggi suntuarie, si sommava l’opera di moralizzazione dei tanti predicatori che nel Medioevo si spostavano di città in città scagliandosi contro i cattivi costumi (delle donne, ben inteso).
Ciò che si stigmatizzava nelle prediche non era soltanto il danno economico prodotto da abiti e gioielli lussuosi, ma anche la contraffazione messa in atto dalla perfidia insita nelle donne: applicare imbottiture che facevano apparire in carne quelle troppo magre e indossare calzature vertiginose che rendevano alte quelle basse, significava alterare l’opera di Dio ed ingannare gli uomini circa le proprie reali fattezze.

Cosa dicono gli Statuti Narnesi

Alla vasta storiografia di molte città italiane, capace di illustrare nel dettaglio i divieti, le regole, l’entità delle pene e persino i nomi di molti contravventori, fa da contrappunto la scarsità di notizie riguardo Narni. Poche le norme degli Statuti del 1371 in proposito ed assolutamente assenti in materia di abbigliamento, tanto che per approfondire i divieti relativi agli indumenti e agli accessori è necessario consultare le Riformanze (le cui copie, purtroppo, sono disponibili solo a partire dal XVI secolo).

Al Capitolo XI del Libro Primo, si stabilisce che “nessun erede possa avere per il funerale al lutto di qualche defunto, più di due torce di cera fino a dieci libbre di peso, se sarà stato cavaliere, giudice o canonico: negli altri casi fino a un massimo di cinque libbre per ciascun cero, alla pena di 10 libbre cortonesi per ciascun trasgressore. E il Vicario della città sia tenuto ad inviare uno dei notai con i loro dipendenti e un baiulo, a qualsiasi funerale, per indagare e investigare sulle predette disposizioni, alla pena di 10 libbre cortonesi del suo salario. E nessuno o nessuna possa vestirsi di nero tranne la moglie e due servitori al massimo, alla detta pena”.

Questa norma introduce subito un importante distinguo: il peso delle torce di cera variava in base allo status del defunto: cinque libbre per i comuni mortali, il doppio per cavalieri, giudici e canonici.
I cavalieri appartenevano ad una categoria privilegiata, oggetto di limitazioni/concessioni in molte leggi suntuarie. A Siena, alcune norme dello “Statuto del Donnaio” (nome indubbiamente evocativo), dettavano precise regole riguardanti le cerimonie d’investitura, al fine di limitare lo sfarzo e lo scambio di doni importanti. Per contro, ai cavalieri era però concesso d’indossare farsetti e giubbe di mussolina o di altro tessuto di seta ed era a loro che, una volta defunti, si tributavano onoranze funebri dispendiose e spesso talmente solenni da meritare cronache dettagliate, come ad esempio quella che fu composta per il funerale di Giovanni da Pietramala: il suo corpo fu adagiato in una bara coperta di drappo vermiglio, i chierici della Cattedrale recavano cento doppieri accesi. Il corteo era aperto da “due beccamorti a cavallo”, ciascuno dei quali era seguito da sei famigli vestiti di scuro. Erano presenti quindici cavalli bardati ed altri erano coperti da insegne del comune; seguiva lo stendardo da campo del defunto, mentre il cavallo di Giovanni sfilava precedendo la bara del suo padrone, montato da un soldato che indossava l’armatura, le insegne del condottiero e impugnava il suo bastone di comando. In altre città italiane, subito dopo i cavalieri, venivano contemplati i medici piuttosto che i giudici.
Abbastanza rara è invece l’aggiunta dei canonici contemplata nei nostri Statuti, ma bisogna ricordare che Narni era pur sempre territorio del Patrimonio di San Pietro.
Una costante delle leggi suntuarie è invece la limitazione all’uso dell’abito nero: dopo la peste nera del 1348 ed il conseguente, perpetuo lutto, fu proibito a qualsiasi categoria sociale di vestire a lutto, con la sola eccezione delle vedove.

La seconda norma degli Statuti cittadini è contenuta nel Libro III (Super Maleficijs et Criminalibus causis). Al Capitolo LXVII si legge: “Stabiliamo che, per ciascuna donna da maritare o da dotare non possano essere promessi o dati, come beni mobili dotali, se non questi beni mobili dotale scritti sotto, vale a dire: panni di lana da donna, due letti di panni, un soppedaneo di legno, alla pena di 25 libbre cortonesi, da applicare alla Camera, per chi dà, promette o ottiene o riceve la promessa. E la tale promessa, da qui in poi, non abbia valore né vigore per legge; e per essa non si possa agire o difendere nei tribunali della città di Narni, e nessun notaio faccia scrivere né scriva oltre la detta forma, alla pena di 10 libbre cortonesi, da applicarsi alla Camera. E chiunque possa denunciare e
accusare i trasgressori delle cose predette”.

Un esempio pratico di una dote del XIV secolo, del tutto in linea con le limitazioni fissate dai nostri Statuti, ci viene fornito da un atto notarile stipulato a Narni l’11 marzo 1375 dal notaio Macthiutius Salvatelli. L’atto/quietanza ci informa che “Petrucolus Iohannis Lucarelli rilascia quietanza a Tomas Cecchi Petrignani per la corresponsione della dote di sua sorella Sabecta, promessa a lui in sposa con atto immediatamente precedente. La dote in questione consiste in 600 lire di denari cortonesi, due letti ben forniti di biancheria, una tunica, un mantello ed un tappeto”.

In teoria si potrebbe pensare che le restrizioni riguardo ai beni mobili dotali fossero identiche per ogni ceto sociale, ma nella pratica è evidente che “i panni di lana da donna” non meglio specificati, potevano variare di qualità e numero in base alle disponibilità economiche della famiglia, così come i “due letti di panni”. Anche il valore del “soppedaneo” (cassone per i capi di vestiario che normalmente veniva collocato ai piedi del letto) poteva essere ben diverso a seconda del tipo di legno utilizzato e dei decori.

La dote di Giacoma di messer Antonio Bocarini Brunori di Leonessa, sposa del Gattamelata.

Si pensi ad esempio alla dote di Giacoma di messer Antonio Bocarini Brunori di Leonessa, andata in sposa nel 1410 al Gattamelata. La sua dote era piuttosto esigua: 500 ducati d’oro, ma il suo corredo di nozze era magnifico e contenuto in splendide casse di legno, lavorate con intagli a rilievo, dipinte con arabeschi di fiori e frutti, decorate con storie sacre e profane (soprattutto sponsali antichi), massime morali, versetti della Bibbia, dei Salmi e il Pater noster in latino volgare. Quindi, ancora una volta, semplicemente tacendo i dettagli, la normativa non poneva limiti alle categorie più ricche.

Venendo alle Riformanze, al volume 4, in data 21 gennaio 1537, si legge: “In considerazione della Rovina et danni ch’avemo patiti, riformiamo il vestire delle donne. Statuimo et ordinamo che nessuna donna di qualunque stato, qualità e condizione, se sia tanto narnese che forestiera, essendo maritata e abitando in Narni, possa né debba portare alcuna sorte di veste di broccato, velluto, seta, damasco e altra sorte di drappi, eccetto Ciambellotto del quale ne possono avere una vesta e non di più. (Il Ciambellotto o Camellotto era un tessuto di lana pesante in armatura di tela, fatto con peli di cammello, solitamente usato per abiti invernali). Si prescrive che possano portare tre braccia di drappo di broccato e broccadello in fuora le maniche. Statuimo et ordinamo che le dicte donne come sopra, non possano né debbano portare alcuna sorta d’oro, d’argento, perle né gioielli, né catene, né collane in capo né al collo né al petto né in alcun altro loco, né portare scuffie, corone, centure d’oro ed argento né di perle. Item statuimo et ordinamo che le dicte donne non possano né debbano portare più di tre anelli d’oro o d’argento con quelle pietre che gli piacerà. Nessuna donna che abbia una dote di 100 ducati o di 200 ducati, possa né debba portare sbernia o drappo di nessuna sorte, né vesti di rosato né di pavonazzo, eccetto possa portare maniche di rosato ovvero di pavonazzo. Donna con 300 ducati di dote: non possa e non debba portare vesti di Cabilotto (forse anche qui si intendeva Ciambellotto). Nessuna donna, di qualunque condizione e qualità non possa né debba portare vesti d’alcuna sorte con intagli, ovvero ricami per alcun modo. E se qualcuno non osservasse i presenti Capitoli, acciocché il timor della pena abbia ad osservar, statuimo et ordinamo che qualunque persona contravverà alli sopradetti Capitoli & Riformanze, caschi ipso facto et ipso iure nella pena di Cinquanta ducati e perda tutto quello che indossa contro la forma dei presenti Capitoli. Item statuimo et ordinamo che qualunque persona contravvenga ai sopradetti Capitoli caschi ipso facto nella scomunica papale e non si possa assolvere se non dal Papa, eccetto in articulo mortis. Item statuimo et ordinamo che qualunque sarto, ovvero ricamatore tagliasse ovvero cucisse o ricamasse o intagliasse alcuna sorte di vesti contro la forma dei presenti Capitoli, caschi ipso facto nella pena di venticinque scudi”.

Al primo capitolo si riforma anche la misura delle doti da dare nella città di Narni e nel suo distretto, che debbono limitarsi a 100, 200, 300 o al massimo 400 ducati. A questo proposito “si statuisce e si ordina che nessun padre, né madre, né fratelli, né zii, né alcuna altra persona, possa né debba promettere o dare alcuna cosa tanto in denari, quanto in beni stabili o ancora in mobili, né in nessun altro modo, al di sopra dei limiti anzidetti, quindi non oltre i 400 ducati, in modo che la donna non abbia alcuna cosa che valga oltre la cifra stabilita, eccetto che derivasse da eredità ovvero legati”.

La formula di queste disposizioni è ufficiale: “convocati Magistri D. Prioris ecc, in nome di Dio,
Amen”. Segue la data della stipula e l’elenco nominativo di tutti i convenuti.
Appare chiaro che in quella sede si riformarono norme precedenti che purtroppo sono andate perdute, perché, in particolar modo nella parte riguardante gli abiti e gli accessori vietati, non si fece certo riferimento agli Statuti del 1371, che come abbiamo visto non ne parlano affatto.

Quanto alla dote, furono fissati limiti precisi anche riguardo al valore dei beni dotali mobili, pertanto è difficile capire se anche in questo caso, si riformarono norme precedenti oppure se si trattò di un semplice ampliamento della norma statutaria in materia.
Fatto sta che nel 1537, oltre alla multa e alla perdita dell’abito, a Narni si comminava anche la scomunica papale ed è facile intuire che questa “sanzione” aggiuntiva fosse già presente anche nelle precedenti Riformanze. Allo stesso modo nella nostra città, gli artigiani che avevano realizzato l’abito incriminato, erano tenuti al pagamento di una multa, pari alla metà di quanto dovuto dai reali contravventori.

Il controllo del patrimonio delle donne nel Medioevo

Quanto alle limitazioni in materia di dote, vale forse la pena specificare che il reale intento dei legislatori non era certo arginare il fenomeno del lusso, quanto controllare in maniera efficace i diritti patrimoniali delle donne nel Medioevo.
Alla morte del marito infatti, la dote tornava alla vedova in piena e libera proprietà, ecco dunque che bisognava limitarla, per evitare che le donne possedessero un patrimonio personale importante.
Resta il fatto che la parte più incisiva delle Riformanze narnesi è tutta nel prologo: “in considerazione della Rovina et danni ch’avemo patiti, riformiamo il vestire delle donne”. Segno evidente che i legislatori erano pericolosi misogini terrorizzati dal gentil sesso e da un malinteso cristianesimo. Dispiace dirlo, ma è indubbio che alcuni di loro siano ancora tra noi.

Mariella Agri

Leggi altri: Racconti delle Pergamene – approfondimenti di storia medievale
Consulta gli Statuti di Narni online


Bibliografia di riferimento:

  • Duccio Balestracci, Le armi, i cavalieri, loro: Giovanni Acuto e i condottieri nell’Italia del
    Trecento. Editori Laterza, 2009
  • Raffaello Bartolucci (traduzione a cura di), Statuta Illustrissimae Civitatis Narniae, Terni, 2016
    E. David, C. Perissinotto, C. Carmi, V. Coronelli (a cura di) – Le pergamene dell’archivio del
    Capitolo della cattedrale di Narni (1047-1941). Regesti, Selci-Lama (PG), 2017
  • Maria Giuseppina Muzzarelli, Le regole del lusso. Apparenza e vita quotidiana dal Medioevo
    all’età moderna. Bologna, Il Mulino, 2020

Il veleno nel Medioevo e le donne curiose

Il veleno nel Medioevo e le donne curiose

Qual’era la pena nel medioevo per chi utilizzava il veleno?

Lib.III Cap.XXII
Pena per chi mette il veleno nel cibo e nelle bevande ( nel Medioevo )
(De poena dantis venenum in cibo, vel potu)

“Inoltre stabiliamo che, chiunque nel cibo o nella bevanda, o, in  altro modo, abbia dato il veleno o qualcosa di letale a qualcuno, paghi come condanna 500 libbre cortonesi, e se quello, a cui sia stato dato il veleno, fosse morto per esso, chi lo ha dato sia bruciato con il fuoco, di modo che muoia.
E così diciamo di colui, che abbia fatto dare, e quello che abbia preparato tale veleno, e lo abbia dato consapevolmente, paghi altrettanto, vale a dire 500 libbre, e se quello, a cui sia stato dato il veleno fosse morto, il tale, che lo ha preparato, sia bruciato.”

Dalla cura alla curisità

Il terzo libro degli Statuti narnesi è dedicato ai malefici e ai crimini. Temi scabrosi e scottanti allo stesso tempo. Temi a cui volge facilmente la curiosità.
L’aspetto più inaspettato della parola “curiosità” è il fatto che essa derivi dal latino cura, nel senso di premura, attenzione. Sarebbe quindi “curioso” colui che si cura di qualcosa o qualcuno; noi diamo questo significato a chi vuol sapere, indagare, conoscere. La curiosità, si dice, essere la madre della ricerca ma la ricerca ha bisogno di pratica e applicazione.

Malefici sì, ma scienziati. O, più spesso, scienziate.

E’ forse un preambolo lungo ma è il volo mentale che credo necessario per giungere col pensiero a chi quei veleni letali li preparava davvero, a chi sapeva scegliere, triturare, mischiare, estrarre olii esseziali dalle giuste piante per dare la morte. Malefici sì, ma scienziati. O, più spesso, scienziate.

Erano quasi sempre donne le detentrici di questi saperi pratici ed erboristici, formati dall’alba dei tempi sul campo, nel vero senso del termine, o nei boschi dove abbondano le herbae che rappresentano la base della farmacopea domestica: artemisia, ruta, mirto, menta, verbena, caprifoglio, betonica, malva e salvia. Tutte erbe “buone” e, non stupirà, sono ancora alla base di tanti rimedi detti “della nonna”. Ma la Natura è Madre e Matrigna; dà (per mantenere la salute) e prende (la vita) con le piante dette psicotrope che a volte possono essere letali, come i narcotici e gli allucinogeni che servono per confezionare gli unguenti per il famoso “volo della strega”: belladonna, mandragora, stremonio, canapa, papavero, oppio, giusquiamo, cicuta e aconito.

Non basta però saper scegliere l’erba giusta, bisogna raccoglierla nel momento più propizio che è sempre regolato dalla posizione degli astri che donano, solo in alcuni momenti dell’anno, una speciale e potente carica medicinale agli elementi terrestri, piante o pietre che siano. E ’sempre quando si aprono le porte solstiziali di San Giovanni che il momento “balsamico” giunge e l’esperta Erbaria, colei che raccoglie le erbe, avrà le piante magiche migliori per confezionare i medicamenti: iperico, verbena, artemisia, rosmarino, lavanda ruta, aglio, prezzemolo; tutti finiranno in unguenti, balsami, impiastri o preparati per futuri infusi, decotti e sciroppi con aggiunta di olio, meglio se benedetto. Ad un sapere sacro antico se ne unisce uno nuovo e tutto serve per produrre rimedi dal potere lenitivo, antinfiammatorio, emolliente, per curare le piaghe, le punture di insetti, ferite da morso o da taglio.

Il valore degli u-mani che raccolgono e trasformano

Le erbe sono nelle case come nei monasteri e nei conventi e le stesse mani che le raccolgono e trasformano in medicamento sono le stesse che cucinano, spesso con le stesse erbe ed il cibo giusto, si sa, è la prima medicina per il corpo. 

Le mani delle donne sono mani magiche, grandi sapienze maneggiano e quasi sempre chi sa guarire sa, o capita, che possa provocare anche il suo contrario e a quel punto si è considerate streghe, E per loro c’è il fuoco. 

Lo statuto non dice la parola terribile ma la lascia intendere.

Una donna che sa è una donna curiosa, una donna curiosa è una donna che cura.

Eleonora Mancini

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Corsa all’Anello, la parola a Mezule

NARNI 11 maggio 2022 – Hanno conquistato l’anello d’argento dopo un periodo difficile, segnato dalla pandemia. Una vittoria che sa di rinascita, di liberazione, con uno sguardo al futuro più fidicioso. I cavalieri di Mezule Cristiano Liti, Tommaso Finestra (miglior cavaliere in campo con 6 anelli e 90 punti, l’en plein) e Ernesto Wilmi Santirosi domenica scorsa hanno portato a casa la vittoria, vincendo la 54esima edizione della Corsa all’Anello tra la gioia dei contradaioli e la grande soddisfazione del capo priore Cesare Antonini e del priore Samuele Nevi.

“Il successo della vittoria di Mezule – hanno spiegato Antonini e Nevi –  è tutto nostro e ce lo teniamo stretto e festeggeremo il più a lungo possibile. Ma questo anello è il simbolo del ritorno alla normalità di una Corsa all’Anello vera, completa, ricca, finalmente ‘normale’ appunto. Grazie a San Giovenale o semplicemente al meteo, non lo sappiamo, ma il tempo ci ha sostenuto e c’ha permesso di tornare anche alla normalità dei conti anche se la crisi mondiale e il post covid-19 ancora si faranno sentire per qualche mese.

Un enorme grazie – hanno aggiunto –  va a tutti i contradaioli che hanno dedicato anche solo un minuto al terziere e spero si siano divertiti grazie al lavoro del nostro coreografico che, nonostante i giudizi, ha offerto un ottimo spettacolo e strappato l’applauso del pubblico. Cosi come il successo delle nostre taverne e grazie a tutti quelli che hanno lavorato li dentro per diciotto giorni senza sosta.

Arrivati a domenica mattina – hanno commentato capo priore e priore –  tutti meriterebbero di vincere per il grande sforzo che si mette nella festa. Questa volta, però, la scuderia e tutto il terziere di Mezule meritavano qualcosa in più perché sono stati tempi complicatissimi e durissimi per lavorare serenamente. Una squadra che è una famiglia e che ha imparato a vincere e perdere e lavorare sempre e comunque insieme. Lo stesso spirito che vuole contraddistinguere il nostro terziere. Sono tante le cose su cui lavorare su di noi e all’Associazione Corsa all’Anello e lo faremo passata l’ebbrezza della vittoria. Il triennio è stato inaugurato alla grande e ora che si continui così per noi e per tutto l’evento. La Corsa all’Anello è tornata!”.

Grande la gioia anche dei responsabili di scuderia Simone Galletti e Federico Minestrini.

“Siamo davvero entusiasti – hanno detto – per la vittoria della Corsa all’Anello. E’stata una gara al cardiopalma, abbiamo vissuto dei momenti davvero carichi di adrenalina e tensione, poi alla fine la gioia, ancora più grande. La corsa è stata un crescendo di emozioni e noi, alla terza tornata, non ci eravamo neanche accorti di aver vinto. Quindi è stato ancora più bello.

Siamo molto contenti – hanno aggiunto –  per i nostri ragazzi che hanno lavorato duro tutto l’anno ed hanno raggiunto l’obiettivo e per tutta la squadra della scuderia che non si è mai risparmiata, con impegno e dedizione. Vogliamo ringraziare i cavalieri in campo: Tommaso Finestra e il suo titolo di miglior cavaliere che la dice lunga, Wilmi Santirosi, una riconferma. Ci dispiace per Cristiano Liti che non ha fatto la migliore delle sue corse, ma sappiamo che, come tutti i nostri ragazzi, saprà ripartire al meglio per migliorare”.

LEGGI ANCHE: Corsa, Mezule vince l’anello d’argento

Sfida all’ultimo anello, è il momento della Corsa 2022

NARNI 7 maggio 2022 –  E’giunta l’ora della gara che decreterà il vincitore della Corsa all’Anello 2022.
Domani pomeriggio, 8 maggio, al Campo de li Giochi si terrà l’attesa giostra equestre in cui si sfideranno fino all’ultimo anello i cavalieri di Mezule, Fraporta e Santa Maria.

LA GARA – Nell’avvincente gara equestre i cavalieri si scontreranno in un duello diretto. La gara consiste nell’infilare con la lancia un anello sospeso su un braccio meccanico. La caratteristica della corsa è la velocità e la tecnica. Ciascun fantino di terziere deve battere quello dell’altro terziere sul tempo per arrivare prima ad infilare l’anello. Rapidità, buona mira e freddezza sono le armi vincenti del cavaliere che deve infilare l’anello di 10 cm di diametro al galoppo. Un dispositivo elettronico sgancia automaticamente l’anello avversario quando al terzo giro l’altro viene preso dal primo dei cavalieri che arriva sul porta anelli.

La gara si svolge su un tracciato ellissoidale dove ciascun fantino sfida gli altri con gare uno contro uno su tre giri e tre tornate. Ogni anello conquistato ha un punteggio, vince il terziere che al termine delle tornate ha totalizzato più punti. La gara si svolge in tre tornate, ognuna formata da tre gare dirette e decreterà il vincitore dell’anello che “ne vanterà gloria per l’anno intero”. Nella gara di settembre 2021 si è aggiudicato la vittoria il terziere di Fraporta.

I CAVALIERI IN CAMPO

I responsabili della scuderia del terziere Mezule Simone Galletti e Federico Minestrini schiereranno in campo Cristiano Liti che correrà su Scoiattolina, Ernesto Wilmi Santirosi che monterà Deserto Proibito e Tommaso Finestra che correrà su Air County. La riserva del terziere bianconero è Lorenzo Proietti.

I responsabili della scuderia del terziere Fraporta Edoardo Secondi e Luca Saltimbanco metteranno in campo Luca Paterni su Sou Incantada, Jacopo Rossi su Mazzini e Leonardo Piciucchi su Don Medellin. La riserva sarà Mattia Zannori.

Il responsabile della scuderia di Santa Maria Diego Cipiccia correrà su Monsieur Polly e schiererà accanto a lui Tommaso Suadoni su Spirit of Fall e Alessandro Scoccione su Pattolina. La riserva sarà Marco Bisonni.

Per quanto riguarda le tornate la prima sarà da disputata da Cristiano Liti (Mezule), Jacopo Rossi (Fraporta) e Diego Cipiccia (Santa Maria). La seconda da Ernesto Wilmi Santirosi (Mezule), Luca Paterni (Fraporta) e Tommaso Suadoni (Santa Maria) e la terza da Tommaso Finestra (Mezule), Leonardo Piciucchi (Fraporta) e Alessandro Scoccione (Santa Maria).

Chi sarà il vincitore della Corsa all’Anello 2022?

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Corsa storica 2022, vince Minestrini di Mezule

Corsa storica 2022, vince Minestrini di Mezule

NARNI 3 maggio 2022 – E’ Federico Minestrini del terziere Mezule il vincitore dell’edizione 2022 della corsa storica che ha avuto luogo oggi pomeriggio in piazza dei Priori. Il cavaliere bianconero (responsabile della scuderia mezulana insieme a Simone Galletti) è stato l’unico ad aver centrato con grande maestria l’ultimo anello di tre centimetri di diametro, portando a casa la vittoria.

Dodici sono stati i cavalieri di Mezule, Fraporta e Santa Maria che hanno partecipato alla gara e dieci di loro hanno infilato il primo anello di dieci centimetri di diametro, mancato dal cavaliere di Mezule Lorenzo Proietti e da quello di Fraporta Giulio Martelli.

Il secondo anello di otto centimetri di diametro è stato invece centrato da nove cavalieri, eliminando Luca Paterni di Fraporta. Il terzo anello, di sei centimetri di diametro è stato centrato da sei cavalieri, eliminando Jonathan Anselmicchio e Cesare Bonanni di Santa Maria ed Ernesto Wilmi Santirosi di Mezule.

Così l’ultimo anello, quello quasi impossibile da prendere perché con i suoi tre centimetri di diametro entra solo sulla punta della lancia dei cavalieri, ha visto scontrarsi i sei cavalieri, nell’ordine di partenza Leonardo Piciucchi di Fraporta, Luca Chitarrini di Mezule, Tommaso Finestra di Mezule, Jacopo Matticari di Santa Maria, Federico Minestrini di Mezule e Tommaso Suadoni di Santa Maria.

Solo Minestrini ha centrato l’anello, vincendo la corsa storica. Il fantino bianconero è stato premiato dalla consigliera regionale Eleonora Pace. Per l’occasione è stato premiato con l’anello d’argento anche Eugenio Santucci, ragazzo di Magliano Sabina che prima della gara ha debuttato in pista con grande coraggio, coranando il suo sogno e centrando l’anello.

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Boom di visitatori nel weekend

NARNI 3 maggio 2022 – Nel fine settimana scorso si sono susseguiti una serie di eventi che hanno portato in città migliaia di visitatori. Sono state molto apprezzate le giornate medievali dei terzieri di Mezule e Fraporta. Bene anche la conferenza “La rinascita dopo la peste” che ha suggellato la collaborazione con il Festival del Medioevo di Gubbio.

Tanti altri gli eventi che si sono susseguiti ed hanno animato il centro storico affascinando i visitatori: il battesimo del terziere Santa Maria, le danze medievali, gli aperitivi delle pergamene ed l’esibizione dei piccoli musici.
Successo anche per l’arte della guerra, combattimenti scenici per le vie del centro storico, a cura della Compagnia della Fiera.

Ieri, 2 maggio, con l’offerta dei ceri in Cattedrale sono iniziati i festeggiamenti per il patrono San Giovenale che proseguiranno oggi con la messa solenne, la processione e la corsa storica.

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La Corsa Storica 2022 e gli altri eventi del 3 maggio

NARNI 1 maggio 2022 – Tutto è pronto per la giornata dedicata al Santo Patrono Giovenale e per la Corsa all’Anello storica 2022.

Martedì 3 maggio, giornata del patrono, si terrà alle 10.30 la solenne messa officiata da Mons. Francesco Antonio Soddu, vescovo della diocesi di Terni, Narni, Amelia. Al termine della funzione religiosa, partirà dal Duomo la tradizionale processione che attraverserà le vie cittadine con il busto di San Giovenale. Parteciperanno i fedeli, le autorità cittadine, gli esponenti della chiesa e le delegazioni dei terzieri in costume trecentesco, precedute dai musici.

CORSA STORICA 2022 – Alle 17 in piazza dei Priori, tra il palazzo comunale e la torre civica, verrà poi disputata la Corsa all’Anello Storica, tradizionale evento dove nella piazza del centro storico, lungo un percorso in linea con gli statuti risalenti al 1371, si sfideranno quattordici cavalieri dei terzieri di Mezule, Fraporta e Santa Maria.

Correranno per Mezule Federico Minestrini, Tommaso Finestra, Ernesto Wilmi Santirosi, Luca Chitarrini e Lorenzo Proietti. Per Fraporta Jacopo Rossi, Luca Paterni, Leonardo Piciucchi e Giulio Martelli. Per Santa Maria Tommaso Suadoni, Jacopo Matticari, Cesare Bonanni, Jonathan Anselmicchio e Diego Cipiccia.

La corsa storica 2022 sarà come sempre solo un assaggio di quella moderna che si terrà al Campo de li Giochi domenica 8 maggio.

Il bersaglio è posto lungo una pista in terra battuta, sulla sinistra del cavaliere ad una altezza che simula la posizione della testa dell’avversario lungo la lizza di un torneo. L’anello di dimensioni ridotte verrà assegnato all’ultimo concorrente che tra gli altri riuscirà a rimanere in gara.

L’ultima corsa storica disputata risale al 2019 ed è stata vinta da Tommaso Suadoni di Santa Maria.

 

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Con l’offerta dei ceri iniziano gli eventi dedicati al patrono

NARNI 1 maggio 2022 – Prenderanno il via domani (2 maggio) con l’offerta dei ceri e continueranno il 3 maggio con la messa solenne, la processione con il busto del santo e la corsa storica i festeggiamenti in onore di San Giovenale, patrono della città di Narni.

OFFERTA DEI CERI –  Domani sera alle 21 in Cattedrale si terrà “De Cereis et Palii Offerendi”, l’offerta dei ceri e dei palii, rievocazione della tradizionale offerta al patrono. La luminaria delle autorità comunali e pontificie, delle corporazioni, dei castelli, alla luce di ceri e fiaccole, porgerà il proprio omaggio al vescovo della diocesi di Terni, Narni e Amelia Mons. Francesco Antonio Soddu.
Sfileranno in costume medievale i nobili e le magistrature cittadine che dal palazzo comunale si recheranno nella Cattedrale impugnando un grande cero che verrà donato al vescovo in segno di devozione al Santo Giovenale. A mezzanotte ci sarà “Acali de San Giovenale”, inno goliardico dei contradaioli.

L’ORIGINE DELLA CERIMONIA “De Cereis et Palii Offerendi”

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