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La leggenda di Melusina

Miti e leggende del Medioevo: Melusina

Elinas, re di Albania (Scozia, nell’antico gaelico), durante una battuta di caccia, si innamora della bellissima Presine.
I due si sposano ma alla condizione che l’uomo non assista al parto degli eventuali figli. Alla rottura del patto, Presine fugge in Avalon con le tre figlie: Melusina, Melior e Palestina, le quali, scoperto il tradimento paterno dopo anni, decidono di punirlo. Presine però ama ancora Elinas, quindi rinchiude Melior e Palestina e condanna Melusina a trasformarsi in serpente alato ogni sabato.
Melusina incontra Raimondino, figlio del conte di Forez e nipote del conte di Poitiers.

Nella storia ciclica che si ripete, i due si sposano scambiandosi una duplice promessa: lei porterà in dote ricchezza e una lunga e potente dinastia, lui non dovrà mai vederla di sabato. Entrambi onorano la parola, e solo dopo anni, spinto dalle maldicenze, Raimondino spia la donna scoprendo il suo segreto…  “Ah, très fausse serpente!“, le dice, e lei vola via disperata. Melusina tornerà segretamente a Lusignano solo di notte, per accudire i suoi figli più piccoli.

La tradizione orale

I miti e le leggende nascono entrambi dalla tradizione orale, acquistando forza e contemporaneamente perdendo configurazioni storiche e geografiche nel tempo, prima di assumere una forma scritta.

Il mito trae la sua ragion d’essere nelle figure divine che vi compiono azioni sovrannaturali, mantenendo pur sempre elementi di verità e religiosità, astraendosi dal contesto temporale.

La leggenda, invece, pur assumendo contorni sacrali e misteriosi rimane più legata al contesto spazio-temporale, nonché umano; parte da un fatto reale, poi passa di bocca in bocca, di paese in paese, assumendo via via connotazioni sempre più fantastiche, ma nelle quali ciascuno si può riconoscere.

Melusina è mito e leggenda insieme, “invenzione” squisitamente medievale.

Come mito, affonda le sue radici all’origine del tempo, associata al pesce, all’acqua fecondatrice inizio di vita ed al serpente, simbolo di fertilità, astuzia e conoscenza.

Da Babilonia alla Bibbia, dai rituali dionisiaci alle tribù indiane, il serpente, nelle società patriarcali, ha sempre accompagnato la donna sul sentiero del male, donandole la conoscenza.

Come leggenda, prende vita nell’alto medioevo, quando al mito si cominciano ad associare personaggi e luoghi, in Francia prima e specificamente poi, nel Poitou, legata ad una donna che è essa stessa leggenda, Aliénor d’Aquitaine.

La tradizione orale sulle fate, diviene in Francia prima che altrove, letteratura, raccogliendo caratteri sia dal miracoloso cristiano, che dal sovrannaturale magico demoniaco, dipingendo creature ora buone ora demoniache a seconda del messaggio che l’autore vuole comunicare.
Walter Map nel De nugis curialium e Gervasio di Tilbury, negli Otia Imperialia, dotti chierici alla corte aglo-normana del XII secolo, ne restituiscono l’accezione demoniaca, negativa, che con il crescere del cristianesimo accompagnerà queste figure fino all’associazione sistematica alla parola “strix”, strega.

Da Riccardo Cuor di Leone a Aliènor

Henri II d’Inghilterra, (secondo marito di Aliénor d’Aquitaine, che in lei ha sempre visto un altro capo di stato di altre vedute, quindi una nemica), come riferito dal chierico gallese Giraud de Berri, amava raccontare la leggenda della contessa d’Anjou, ulteriore versione della storia, sostenendo che i suoi stessi antenati venivano quindi dal demonio.
Non solo, nel romanzo in versi su Riccardo Cuor di Leone, in Inghilterra, si arriva ad identificare Aliènor con la contessa, demonizzandola.

Nel Poitou, invece, terra colta, patria di Aliénor, di cui ella è stata mecenate e grande duchessa, (non ha mai ceduto i suoi diritti sull’Aquitaine a nessuno), l’accezione è benevola e legata alla parola “fata”… Aliénor, la donna due volte regina, finisce per incarnare la leggenda, per la similitudine fra i racconti sulla fata e la sua stessa vita… entrambe bellissime, ammalianti, portano allo sposo una immensa dote, il potere e una progenie numerosa, ma entrambe finiscono per rivelarsi agli occhi dello sposo diverse da quello che sembravano.
I Lusignano, vassalli dei duchi di Aquitania, legano il proprio nome a questa leggenda, nella tradizione orale.

Jean d’Arras nel 1392 fa ancor di più, narra per Jean de Berry, discendente degli estinti Lusignano, la nascita della sua dinastia nel Roman de Melusine.

La fata ora ha un nome, e la leggenda di Melusina ormai consegnata alla storia.

Correrà veloce, di bocca in bocca, di paese in paese, arrivando anche a Narni, dove la suggestione è tale da chiamare col suo nome una località.

Le origini del toponimo “Caste Melusine”

Il toponimo “Caste Melusine” compare in un documento datato 19 febbraio 1532, redatto presso la residenza magnificorum dominorum priorum, attestante che, tali Hieronimus Philippi, Lucas alias Lucaresse Antonii del castello di Sant’Urbano, chiesero ai priori della città di Narni Gabrielus quondam Loduvici Fieschi, Marinangelus quondam Bernardini e Cardulus de Cardulis, la lettera patente scritta in carta bambacina con la quale i vecchi priori avevano concesso una bandita al castello di Sant’Urbano. La lettera si trovava presso i suddetti priori in carica nel 1532 e nell’ordinare al cancelliere comunale di produrne una copia dell’originale redatta nel 1520 apportarono delle aggiunte.

Il testo della lettera patente copiata e consegnata agli uomini di Sant’Urbano è riportata di seguito.

1520, Narni

I priori della città di Narni Iacubus Piermartini, Iohannes Baptista Francisci Iuliani, Virgilius Mascus, Felix Olivieri e il sindaco Robertus Pacis, concedono agli uomini di Sant’Urbano che ne avevano fatto richiesta, il permesso di fare una bandita nelle loro pertinenze per la conservazione degli animali dentro i seguenti confini: usque ad confinia et confines castri Vasciani comitatus eiusdem et Morrones seu monte a capite et via a pedem et castellum usque at collem Agliole e i aggiunta se intenda dicta bandita ultra dicti confini fino alli cataoni et le cose de Lario et fino alla valle Pergula et fino allo Morrone Pezuto et fino alla via che va a San Pancratio et fino allo piano delle Caste Melusine, rispettando i vecchi capitoli cioè : i buoi possono entrare nella bandita il giorno di San Francesco del mese di ottobre; le altre bestie vaccine e cavalline possono entrarvi il giorno di tutti i Santi, e in aggiunta, che un mese dopo la detta festa possano entrarvi le bestie pecorine e si paghino 6 quattrini per la capra e 5 per la percora; per il pascolo nella bandita si paghino 2 baiocchi per i buoi aratori, 4 per le vacche e 7 per le bestie cavalline; se le bestie verranno trovate a pascolare in tempo diverso da quello stabilito si paghino 8 baiocchi di giorno e il doppio di notte; i soldi ricavati dalle pene dovranno essere utilizzati per le riparazioni delle mura di Sant’Urbano; nessuno può tagliare la legna nella bandita e per e per tutte le denunce delle trasgressioni si deve dare piena fede al guardiano deputato.

Actum Narnie in Palatio solite residentie magnificorum dominorum priorum, de voluntate sopradictorum dominorum priorum.

Ego Michelangelus Ascani de Arronibus de Narnia publicus et imperiali auctoritate notarius et nunc cancellarius reformationum dicte magnifice communitatis Narnie, dictas supra patentas litteras quasi in toto laceratas cum suis predictis capitulis et additionibus premissis, iussu dictorum magnificorum dominorum priorum esidentiam ac etiam numeri cernite civium commune et consensu dicto die XIX mensis februarii et millesimo quingentesimo et trigesimo secundo currente et hic transcripti, copiavi et fideliter de originalibus ipsis exemplavi.

Testimoni: Antonius e Petrus Antonius di Collescipoli.

Non è facile sintetizzare secoli e secoli di tradizioni orali, di consuetudini trasformate in leggende, di antropologismi che han creato i miti, di paesi che han creato leggende, di uomini che han creato storia, di donne divenute leggenda… Tutti sono stati e sono tutt’ora oggetto di studio. Innumerevoli libri son stati scritti. Innumerevoli storie da raccontare…

Patrizia Nannini

Gli statuti medievali narnesi

I Racconti delle Pergamene dedica il primo contributo al documento più noto della Narnia medievale: gli Statuta Illustrissimae Civitatis Narniae del 1371, gli statuti medievali di Narni.

GLI STATUTI NEI COMUNI DEL MEDIOEVO

Gli statuti furono tra le principali fonti del diritto dei Comuni sin dal Duecento. Andarono a razionalizzare, in una forma scritta, una serie di norme, consuetudini, azioni amministrative e giudiziarie, che regolavano la vita dei cittadini e dei forestieri. Fu proprio grazie a questo strumento che i comuni si rafforzarono come istituzione,  rivendicando autonomia e autorevolezza politica.

É interessante notare come in questo processo, il ceto dei giuristi, che in precedenza si era dimostrato diffidente verso un sistema normativo non esclusivamente legato alla tradizione del diritto, dal Duecento in avanti, si renda protagonista del rafforzamento di potere del Comune stesso, contribuendo ad armonizzare la nuova e più libera produzione statutaria, con i principi giuridici già esistenti.   

GLI STATUTI MEDIEVALI NARNESI

Il testo in latino degli statuti medievali narnesi, è stato  analizzato da valenti studiosi e docenti universitari per fornire i contenuti ai rievocatori narnesi. E successivamente, partecipando in qualità di giurati, nel valutare le ricostruzioni di ambienti, di rievocazioni e cortei storici dei tre Terzieri.

IL CONTESTO STORICO

Il 1371, data di redazione degli statuti, coincide con la costruzione della Rocca dell’Albornoz nell’ambito di quell’azione politica di affermazione del papato. L’obiettivo era quello di frenare la spinta autonomista comunale del secolo precedente, determinando di fatto una condizione di ritrovata stabilità.

LA SUDDIVISIONE IN TRE LIBRI

Gli statuti narnesi sono divisi in tre libri:

  • Il primo tratta diversi argomenti quali l’amministrazione pubblica, le competenze delle magistrature cittadine, le festività, le attività commerciali ed artigianali, la manutenzione delle vie e l’edilizia, il comportamento dei forestieri, le questioni economiche e le gabelle, i rapporti con i castelli;
  • il secondo tratta di giustizia civile;
  • il terzo di quella penale.

COSA CI DICONO GLI STATUTI DI NARNI

Per quanto riguarda la traduzione in italiano di seguito riportata, ci si basa principalmente sul lavoro del compianto concittadino Raffaello Bartolucci, che ci piace omaggiare anche in quest’occasione e sulla consulenza storica di Bruno Marone.

Libro I Cap.V De anulo argenteo currendo in festo beati Iuvenalis de mense maij

Stabiliamo che ad onore e reverenza del gloriosissimo Giovenale martire, patrono, governatore e difensore del popolo e del Comune della città, nel giorno della sua festività, che si celebra il terzo giorno del mese di maggio, si debba correre l’anello d’argento. Che sia del valore e stima di cento soldi cortonesi, e il palio, di cui è fatta menzione nel capitolo precedente, sia del valore di tre libbre d’oro, in questo modo:

il Vicario della città faccia annunciare pubblicamente per la città tre giorni prima della festa, una volta al giorno, che chiunque possieda un cavallo si debba preparare, come e dove riterrà opportuno, per correre l’anello e il palio in quel giorno, e che quelli che vogliono correre si debbano presentare nella piazza maggiore della città, e che a coloro che stanno lì si debba mandare a dire, che tutti quelli che vogliono correre all’anello, debbano stare dall’angolo della chiesa di San Salvato, all’interno verso la fontana, e, dopo che l’anello sia stato posto nel solito luogo, debbano correre uno dopo l’altro con l’asta o bordone, uno per volta, secondo la volontà del Vicario o dell’ufficiale presente, e al cavaliere, che correndo avrà lanciato la sua asta nell’anello, secondo il giudizio dello stesso Miles, si debba dare e assegnare l’anello in segno di vittoria e onore.

Tuttavia  ronzini da soma o giumente non possano correre ne conquistare l’anello.

Aggiunto questo che per primo a correre sia uno delle potestà delle brigate di Mezule, secondo a correre sia uno delle potestà di Fraporta, il terzo sia uno delle potestà del terziere di Santa Maria.

Alcune importanti considerazioni

In questo brano, tradotto dal capitolo originale degli statuti medievali narnesi, troviamo varie informazioni, alcune note, altre meno:

  • Il 3 maggio è la ricorrenza del patrono Giovenale ed intorno a quella data si svolgevano i festeggiamenti a lui dedicati. A Narni negli anni del basso medioevo, si utilizzava il denaro cortonese, che si ritrova nominato in numerevoli capitoli degli statuti stessi.
  • Due figure con alti compiti istituzionali citate nel testo sono il vicario ed il miles. Il primo era una sorta di governatore pro tempore della città, di nomina pontificia. Il secondo un uomo d’arme, ufficiale del vicario stesso, incaricato dell’ordine pubblico.
  • Sappiamo inoltre che tali competizioni, nelle quali, come accade oggi, occorreva molta destrezza, erano anche occasione per alcuni giovani cavalieri, di mantenere una solida preparazione militare, sempre utile alle milizie comunali.
  • Chi poteva disputare la gara, doveva quindi recarsi nella piazza maggiore della città e i binomi cavallo e cavaliere, partivano al galoppo dalla chiesa di San Salvato, oggi non più esistente,  nei pressi della fontana di piazza dei Priori. Viene specificato che giumente e cavalli da soma non potevano essere utilizzati, a ribadire il buon livello richiesto alla competizione.
  • Altra nota è che l’acquisto dell’anello d’argento che andava in premio al vincitore, era a carico della comunità ebraica narnese. È testimoniata in città la presenza di alcune famiglie di religione ebraica, che risiedevano nella zona tra Santa Maria Impensole e San Domenico e svolgevano attività di commercianti ed artigiani, vantando anche medici ed intellettuali. Gli ebrei erano obbligati a finanziare l’iniziativa. Si ritiene che fosse anche un modo per essere partecipi di un importante evento cittadino e vedersi più benevolmente consentita la legittimità delle loro attività economiche.

Marco Matticari

I racconti delle pergamene: rubrica di approfondimento sulla storia di Narni

Si chiama I racconti delle pergamene, approfondimenti tematici e divulgativi sulla storia di Narni e non solo. Una rubrica che da venerdì 10 aprile ci terrà compagnia sul sito e sui social della Corsa all’Anello, ogni due settimane.

Un modo per riscoprire il patrimonio storico culturale del nostro territorio.

“La Corsa all’Anello rappresenta uno dei patrimoni storico culturali più importanti di Narni e del nostro territorio. La sua forza è quella di far da collante del tessuto sociale attraverso lo stimolo di passioni, creatività e una rigorosa ricerca storica.

È proprio la curiosità, l’esigenza di indagare, di scoprire la storia che ci circonda ad aver stimolato la nascita de I racconti delle pergamene. Un appuntamento con approfondimenti sulla storia di Narni, sui personaggi, e gli eventi in onore di San Giovenale. E più in generale, sugli usi e costumi del Basso Medioevo.”

A spiegare il progetto è il Responsabile della Comunicazione dell’Associazione Corsa all’Anello Emiliano Luciani:

“Grazie alla preziosa collaborazione della Commissione Cultura, saremo in grado non solo di esaltare l’impegno di tanti studiosi locali e non disperdere la loro ricerca, ma anche di consentirne la divulgazione alla cittadinanza e a tutti coloro che a vario titolo ne saranno interessati.

Mi sembra doveroso avviare questo percorso con un articolo alla ricerca delle nostre origini a cura di Marco Matticari che colgo l’occasione di ringraziare (insieme a tutta la commissione )”


Gli appuntamenti:

Ogni due settimane un tema che approfondisce la storia della nostra città, e non solo:

  1. Gli Statuti Medievali Narnesi – a cura di Marco Matticari

27 marzo 1309: La bolla In Omnem

A seguito della cosiddetta Guerra di Ferrara e la conquista della città da parte della Repubblica di Venezia, papa Clemente V promulgò nell’inverno del 1309 la bolla di scomunicaIn Omnemcon cui, non solo scomunicava tutti i Veneziani, ma li dichiarava schiavi di chiunque li catturasse!

27 marzo 1309 QUANDO I VENEZIANI FURONO SCOMUNICATI CON LA BOLLA IN OMNEN


Le battaglie tra le Repubbliche Marinare videro i più grandi scontri sia in Italia che nel Medio-Oriente, uno dei capitoli più particolari che resero discordi la Serenissima e lo Stato Pontificio fu il controllo di Ferrara, ricca cittadina dell’entroterra emiliano e, ai tempi, in mano della casata estense.

Agli inizi del XIV sec. il Marchese Azzo VIII d’Este, estromesso da Modena e Regio, rischiava di perdere lo stesso possesso di Ferrara, per questo chiese l’aiuto di Venezia che, una volta spazzate le truppe bolognesi, mantovane e veronesi, volle insediare un vicedominus per tutelare gli interessi dei propri sudditi in territorio estense.

Olio su tela del Marchese Azzo VIII d'Este
Marchese Azzo VIII d’Este

LA MORTE DI AZZO VIII E IL PASSAGGIO ALLO STATO PONTIFICIO

Alla morte del Marchese d’Este il 31 gennaio del 1308,  i nodi vennero al pettine: mentre il doge Pietro Gradenigo inviava ambasciate per portare sostegno a Folco erede diretto ma minacciato dai suoi cugini esclusi dalla successione, il conte Francesco d’Este offriva il feudo di Ferrara al papa in cambio di un soccorso militare e il riconoscimento della sua signoria sulla città.

E mentre Folco, inviso alla popolazione, scappò a Venezia: le truppe pontificie giunsero in città e il 3 settembre del 1308 iniziò il conflitto.

Ritratto del Doge Pietro Gradenigo
Il Doge Pietro Gradenigo

LA GUERRA DI FERRARA

Il primo passo fu quello della richiesta, da parte di papa Clemente V,  della restituzione di Castel Tedaldoin mano ai veneziani: a inizio ottobre iniziarono le battaglie: da un parte il doge e il partito aristocratico che lo sosteneva, dall’altra il partito popolare e il papato.

Sul finir della battaglia, il 27 marzo del 1309 il papa, da Avignone,  emise la famosa bolla In Omnen, che estendeva la scomunica – in un primo momento data al doge – all’intera città di Venezia e a tutti i veneziani: questo voleva dire minare alle basi la forza stessa di Venezia, ovvero i commerci che avvenivano i tutt’Italia.

L’arrivo a Ferrara della peste fiaccò le forze veneziane tanto che il 28 agosto del 1309 i ferraresi riuscirono a vincere le forze veneziane e riprendersi il controllo sul Po e il Castello di Tedaldo.

La sconfitta aprì una profonda ferita in seno a Venezia che sfociò con la fallita congiura del Tiepolo, mentre Ferrara continuò a vivere anni convulsi: nel 1310 fu ghibellina salvo tornare nel 1317 in mano di nuovo agli estensi con Obizzo III d’Este.

Olio su tela, ritratto di papa Clemente V
Papa Clemente V

NARNI TRA LA FINE DEL XIII sec. e l’inizio del XIV

Numerosi sono le chiese, i palazzi e i monumenti della città, quelli  più importanti vennero costruiti proprio in quest’epoca: la Cattedrale romanica, con opere del Rossellino e altri artisti, la Chiesa di San Francesco, il Palazzo dei Priori – edificato nel 1275 probabilmente dal Gattapone e posto proprio sulla Platea Major.

La stessa piazza che ospita il Palazzo Comunale, costruito nel 1273 dall’unione di tre torri, un fondo alla piazza la fontana del 1303.

Olio su tela del 1800 che rappresenta Piazza Garibaldi e la Fontana del 1300
La Platea Major, oggi Piazza Garibaldi e la Fontana

LA CORSA AL TEMPO DE IL NOME DELLA ROSA

Siamo nell’anno 1327 – 44 anni dopo, nel 1371, i rinnovati statuti della città di Narnia codificheranno quelli che erano gli antichi riti e i ludi che si svolgevano in onore del Santo Giovenale, patrono e difensore della città – il frate Guglielmo da Baskerville, seguito dal giovane novizio Adso da Melk, raggiunge un’isolata abbazia benedettina sulle Alpi per partecipare ad una disputa tra l’Ordine Francescano e il papato avignonese.


IL NOME DELLA ROSA, IL CAPOLAVORO DI UMBERTO ECO AMBIENTATO AL TEMPO DELLA CORSA ALL’ANELLO

Inizia così uno dei romanzi più importanti di tutta la cultura europea, poi l’arrivo in abbazia, una catena di morti misteriose, le ricerche e gli studi in una fotografia del Medioevo divenuta bestseller internazionale: Il nome della rosa. Poi film con Sean Connery. Oggi Serial TV sulla Rai.

ABBAZIE MEDIEVALI

L’Umbria, e la stessa Narni se si pensa all’imponente bellezza dell’Abbazia di San Cassiano, è un brulicare di abbazie: edifici religiosi che, con l’abbandono in massa dalle città dovuto a guerre ed epidemie, diventarono nel Medioevo, veri e propri centri di potere. Celebre è pure l’abbazia di Farfa, che dal patrocinio di Carlo Magno, nel periodo di massima estensione era proprietaria di gran parte dell’Italia centrale.

Non mi stupirono di essa le mura che la cingevano  da ogni lato, simili ad altre che vidi in tutto il mondo cristiano, ma la mole di quello che poi appresi essere l’Edificio

Adso da Melk – Il nome della rosa

E così dovevano sembrare questi edifici ai viandanti e ai pellegrini: delle sacre fortezze quasi inespugnabili.

Interno dell'abbazia benedettina di San Cassiano a Narni, particolare della torre campanaria
Abbazia di San Cassiano /// Narni

LA RELAZIONE TRA POTERE TEMPORALE E POTERE SPIRITUALE

Forte era la relazione tra Chiesa e Impero così come forti sono gli scontri per parteggiare dall’una o dall’altra parte.

Significativo di questo è il racconto della “lettera coi sigilli imperiali” e quello che Guglielmo da Baskerville dice all’Abate:

Io vengo come pellegrino nel nome di Nostro Signore e come tale voi mi avete reso onore

Guglielmo da Baskerville – Il nome della rosa

La storia di Narni è piena di battaglie che, a partire dal XII secolo la videro da prima ribelle al papa Pasquale II, poi a Federico Barbarossa, fino a schierarsi con Roma e Perugia contro l’impero. Sono questi gli anni di massimo splendore dove si innalza la Cattedrale e si forma la Platea Major e tutti gli splendidi edifici che conosciamo.

E’ proprio nel XIV secolo che Narni entra a far parte dei territori della Santa Sede perdendo la sua indipendenza: è sotto il pontificato di Gregorio XI che viene edificata l’imponente Rocca dell’Albornoz per via del nome del cardinale che costruì un sistema difensivo per tutta l’Italia centrale.

Rocca Medievale dell'Albornoz di Narni
Rocca Albornoz /// Narni

IL NOME DELLA ROSA: UN’OTTIMA LETTURA (E UN BUONA SERIE TV) PER IMMERGERSI NEL PERIODO CHE FU DI NARNIA E LA CORSA ALL’ANELLO

www.raiplay.it/programmi/ilnomedellarosalaserie

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