Categoria: News

In questa pagina raccogliamo tutte le news relative alla Corsa all’Anello di Narni ed a tutti gli argomenti ed eventi ad essa collegati.

Corsa, bene le assemblee dei terzieri e dell’associazione

NARNI – Lo scorso fine settimana si sono svolte le assemblee generali dei terzieri di Mezule, Fraporta e Santa Maria e l’assemblea dell’associazione Corsa all’Anello (formata dal direttivo della stessa, dai consigli direttivi dei terzieri e dal collegio dei probiviri), in occasione della quale sono stati approvati il bilancio consuntivo 2019 e quello preventivo 2020. In un momento estremamente difficile a causa dell’emergenza covid, tutti i componenti dell’assemblea si sono dimostrati coesi nel raggiungimento degli stessi obiettivi, per il bene della città e della Corsa all’Anello.

“L’assemblea – ha spiegato il presidente dell’associazione Corsa all’Anello Federico Montesi – è stata molto partecipata e propositiva. I bilanci sono stati approvati all’unanimità e sono state gettate le basi per gli stati generali della Corsa all’Anello che si terranno a breve. E’ stata improntata anche la programmazione riguardante le linee guida sull’evoluzione dell’evento. Ci sono ipotesi e progetti da condividere, che rappresentano il futuro della festa. L’evento che si è svolto a settembre, il Festival delle Arti del Medioevo, ha funzionato e siamo molto soddisfatti. Siamo riusciti a mettere in scena una manifestazione compatibile con le restrizioni derivanti dall’emergenza covid, con contenuti inediti, di diversa natura rispetto alla Corsa all’Anello, ma di grande valore. La manifestazione – ha concluso –  era stata poi anticipata dall’edizione digitale di aprile, della quale andiamo ugualmente orgogliosi. Nel panorama delle feste storiche siamo gli unici ad avere offerto i due eventi, di spessore e nel rispetto delle regole. Ora guardiamo al futuro, tutti nella stessa direzione”.

Soddisfazione anche nei terzieri. Nel mese di novembre avrebbero dovuto svolgersi le elezioni per il rinnovo dei comitati. Le cariche, visto il momento di emergenza, sono state prorogate di un anno e le elezioni si terranno a fine 2021.

“I mezulani – ha affermato il capo priore di Mezule Cesare Antonini – hanno dato fiducia per un altro anno all’attuale direttivo e li ringraziamo con tutto il cuore. È una grande assunzione di responsabilità per la grave crisi che ha investito la Corsa all’Anello per l’annullamento dell’edizione 2020 causa covid-19. Per questo siamo già al lavoro per risolvere tutti i problemi che questo tsunami ha causato.  Noi siamo pronti ad affrontare qualsiasi sfida per difendere la nostra passione e i nostri valori e chiediamo il supporto totale del popolo bianconero. Noi ci siamo e anche l’associazione Corsa all’Anello ha mosso passi epocali verso i terzieri. Lanciamo un appello alle istituzioni affinché si metta in campo qualsiasi sforzo per tutelare l’evento principale della città e chiediamo anche in questa sede una profonda riflessione sul futuro della festa in onore di San Giovenale. Stati Generali o no rimettiamoci subito al lavoro per garantire il futuro della Corsa all’Anello”.

“Abbiamo deciso – ha aggiunto il capo priore del terziere Fraporta Giuseppe Ratini – di darci un anno in più. Si è trattato di un grande gesto di responsabilità. Non ce la siamo sentita di lasciare i terzieri in un momento così complicato. Dare un segnale di continuità ci è sembrato il minimo in una situazione di emergenza che si spera possa finire presto. Quello che siamo riusciti ad evincere sia dall’assemblea di terziere che da quella generale è un profondo senso di collettività, di unità di intenti, di comunità. L’associazione Corsa all’Anello è coesa e l’intenzione è quella di mettere in campo progetti in sinergia. Lasciare da parte i protagonismi e lavorare per un unico obiettivo, per la festa e per Narni è l’obiettivo di tutti e ci impegneremo al massimo per raggiungere nuovi traguardi. Ci sono tante idee da mettere in campo e nei prossimi mesi lavoreremo per questo. Il covid, ovviamente ha rappresentato e rappresenta un grave problema, ma da una parte di ha dato anche la possibilità di fermarci e di riflettere sul futuro della festa”.

“La nostra assemblea – ha spiegato il capo priore del terziere Santa Maria Danilo Regis – è stata molto partecipata e quindi ci riteniamo soddisfatti. C’è stato dibattito, condivisione di idee, confronto tra tutti i partecipanti. Siamo arrivati ad una decisione molto importante per il terziere. Abbiamo infatti fatto una proposta che è stata accolta da tutto il direttivo. Da ora in poi le riunioni di comitato di Santa Maria potranno partecipare tutti i contradaioli, non sono i membri del direttivo. Si tratta di un gesto di estrema trasparenza nei confronti di tutti i simpatizzanti del terziere. Vogliamo che tutti possano essere partecipi di quelli che potremmo chiamare comitati allargati, facendo proposte ed esprimendo le proprie idee. Il nostro auspicio è che soprattutto i giovani, che rappresentano il futuro del terziere, possano essere partecipi degli incontri. La volontà è di integrarli il più possibile, in vista di un futuro ricambio. Siamo anche soddisfatti dell’assemblea generale dell’assemblea e delle idee proposte. Siamo pronti ad affrontare il futuro, in estrema unione”.

Erbe e spezie in Umbria, dalle verdure spontanee agli orti comuni

Il paesaggio urbano medievale

Il paesaggio urbano medievale, così’ come ci è testimoniato dall’architettura e dall’arte (basti pensare alla celebre Allegoria del Buon Governo del Lorenzetti a Siena) si presenta come  un alternarsi continuo di chiusure ed aperture: dalle mura civiche – che racchiudono la vita urbana, la definiscono e la limitano – ai campi, fino al bosco il passo è breve.

Le Porte d’accesso alla città murata segnano anche il passaggio tra la natura “salvatica” ed inospitale (il bosco, così come ci è narrato anche nei racconti e nelle favole…) e la sua domesticazione, tramite il lavoro dell’uomo, e portano alla comparsa degli orti, dei campi arati, che si estendono fino alle mura civiche.

Questo passaggio non è indolore, spesso è il risultato di espropriazioni, di guerre e di carestie, di un’urbanizzazione “forzata” per cui la città, il Comune medievale, tende a rinchiudersi dietro la sicurezza delle mura e dei castelli, delle torri e dei camminamenti di ronda, da cui la milizia cittadina osserva e controlla l’esterno, mentre il paesaggio rurale si modifica, si stringe, ed a stento sopravvive.

Nei periodi di carestia, durante le frequenti guerre, nei casi in cui è difficile muoversi da città a città, il Comune deve sopravvivere all’interno delle proprie mura, così come avveniva nei castelli dei Signori feudatari, ed allora l’acqua (il pozzo) ed il cibo sono necessità che costringono la  popolazione ad inventarsi nuove strategie di sopravvivenza.

Essendo difficile uscire dalle proprie mura, in questi casi un’importanza cruciale la assumono gli orti ed i campi coltivati in città, ed allora ecco nascere piccoli “orti urbani”, un sorta di micro-agricoltura gestita da gruppi di famiglie – o Parrocchie, quartieri – che coltivano piccoli appezzamenti di terra per i bisogni comuni.

Gli animali (maiali, ovini, mucche ed animali da cortile) possono muoversi spesso liberamente  in città, ma l’approvvigionamento di carne per tutti richiede spazi più aperti di quelli forniti da orti e giardini (dove a malapena si possono tenere oche e galline..), quindi le verdure rappresentano spesso gran parte del sostentamento pubblico. 

A tavola fra tradizione e contaminazioni “straniere”

La cucina e l’alimentazione si adeguano a tali bisogni, ed allora nascono tradizioni culinarie ricche di contaminazioni tra carne e verdura, e l’Umbria gioca una parte importante in questa mutazione.

La tradizione culinaria in Umbria viaggia infatti lungo due percorsi abbastanza definiti: quello vegetale e quello animale, che spesso  si incontrano  e si contaminano a vicenda. L’Umbria è può infatti essere definita come lo spartiacque geografico tra la “Romania” e la “Longobardia”, con una lunga storia di sovrapposizioni ed incroci  politici tra lo Stato della Chiesa ed il ducato Longobardo (si pensi a Spoleto), ed entrambe le dominazioni hanno contribuito  a formare una sorta di koinè alimentare: dall’uso dei cereali, con i diversi tipi di panificazione, allo sfruttamento del maiale (per cui Norcia diventa addirittura una “capitale” culturale della lavorazione),  questi due mondi si incontrano sulle nostre tavole da secoli.

Il maiale, in ogni sua declinazione (dall’arrosto ai salumi) gioca un ruolo importante nelle nostre cucine: la lavorazione della sua carne è da tempo immemorabile  un momento di unione, di convivio, di “pacificazione” tra famiglie e vicinanze addirittura, ed ogni operazione relativa alla sua preparazione coinvolge interi gruppi familiari sia in campagna che nelle piccole città.

La carne però è spesso un lusso, e durante i periodi di carestia – dal medioevo al 19° secolo –  il loro uso è fortemente limitato,  quindi alla base dell’alimentazione “di massa” ci sono le verdure, le erbe, i frutti della terra che vengono cucinati e serviti in ogni combinazione possibile.

Dalle “verdure basse” all’erba della “Provvidenza”, l’importanza dei vegetali

L’importanza delle “verdure basse”, quelle che ogni cittadino può coltivare nel proprio orto, è ancora fondamentale per la nostra cucina, e ben prima dell’arrivo dei frutti esotici e del pomodoro – che arricchiranno i nostri giardini  solo a partire dal 17° secolo – le erbe naturali entrano nella nostra cultura popolare, come sinonimo di cibo povero ma essenziale,  per cui, quando dalle  nostre parti si fa riferimento al cibo semplice, si dice “mangiare pane e cicoria” !

Alcune erbe di campo sono da sempre alla base della cucina umbra, e la conoscenza di un territorio e delle sue piante sono fondamentali per trasmettere cultura locale,  prima a livello orale, quindi in forma scritta, nelle ricette casalinghe, ed infine nei ricettari.

Certe erbe non hanno nemmeno un nome definito, vengono infatti definite col termine “misticanza” – che indica anche un’insalata mista – eppure le donne e gli uomini della nostra terra le conoscono dall’alba dei tempi, mentre spesso i botanici e gli scienziati ne ignorano l’uso e la stessa esistenza. in questo senso la cultura  popolare le ha veicolate verso il presente, senza bisogno di definizioni ufficiali.

Nei periodi di magra, o in pieno inverno, le erbe prendono il posto della carne, o – se possibile – la accompagnano abbondantemente per supplire alla carenza di calorie; l’orto privato, domestico, o vicinale gioca in questo senso un ruolo fondamentale per l’alimentazione del gruppo-famiglia;  la stessa geografia urbana delle nostre città  (almeno fino al primo ‘900) è caratterizzata da un continuo alternarsi di mura ed orti, di giardini privati e semplici passaggi naturali verso le porte della città.

La tradizione delle passeggiate “extra moenia” a caccia di cicoria, raponzoli, valeriana, asparagi ed altre erbe è sopravvissuta fino ai giorni nostri, e soprattutto nei piccoli centri medievali non è raro imbattersi in anziani signori che si calano in fossi e percorrono strade poco battute durante le ore più calde del giorno, alla ricerca delle preziose erbe.

Si dice “erbe di campo” e si pensa ai fossi, ai prati, alla vegetazione spontanea che arricchisce le tavole, per preparare insalate dai gusti diversi, più amare di quelle coltivate e dai nomi curiosi, popolari (visto che – come abbiamo detto – non ne hanno di scientifici) che richiamano alla memoria il loro “uso” o la forma particolare: bietole, puntarelle, caccialepri, raponzoli, che si sposano all’aceto bollito, all’aglio, alla salsa di acciughe ed aceto, seguendo anch’esse quella “nobilitazione” tanto cara ai cuochi di corte…

Nel Medioevo i monaci chiamavano queste erbe “Provvidenza”, legando la loro  comparsa alla benevolenza di Dio, un alimento che non necessita di lavoro quindi, un dono inatteso della terra, e mentre la regola benedettina spinge al lavoro nei campi (ora et labora) gli eremiti preferiscono vivere di elemosina, ed amano di conseguenza questo cibo “divino”.

La maggior parte degli uomini (in campagna, e nelle nuove città nel medioevo) cercano però una sintesi, e così coltivano il campo, zappano, arano, ma poi accolgono con gioia anche queste erbe spontanee.

Bizzarre sperimentazioni Medievali, dall’orto Mistico, al pane senza farina.

Gli orti nel medioevo sono anche straordinari luoghi di sperimentazione, dove i saperi agronomici e le pratiche  di coltivazione si incrociano, e danno vita a veri e propri percorsi ideali e materiali. L’orto fornisce  il cibo (erbe, frutta, verdura e spesso cereali per preparare  il pane) ed assolve così alla sua funzione primaria, ma allo stesso tempo ripropone  uno spazio ideale, mistico (si pensi ai giardini zen della tradizione orientale), dove  il credente può addirittura ripercorrere i sentieri dell’eden, circondato da piante, colori ed odori che richiamano una spiritualità ascetica.

Le piante selvatiche, di campo, vengono lentamente addomesticate, e così i finocchi ed i cardi vengono  addolciti dagli orticoltori, che li trapiantano nei giardini strappandoli alla natura “salvatica” del bosco, del campo appunto.

Nei secoli le erbe selvatiche hanno persino contribuito alla ricerca affannosa del pane, il vero elemento culturale italiano, tanto importante nella nostra storia da aver contaminato il linguaggio, per cui l’italiano è l’unica lingua che  prevede l’espressione “pane e companatico” da cui si desume che l’alimento centrale è il pane, il resto accompagna il pane.  Questa centralità del pane (insieme a quella dell’olio) è – in parte – retaggio del cristianesimo, per cui la stessa transustanziazione vede il corpo di Cristo farsi pane per noi, ed il pane quotidiano è l’elemento portante addirittura del Padre Nostro.

Nei tempi  di carestia però, soprattutto nell’alto Medioevo e durante i lunghi periodi bellici, i cereali alti (grano) e quelli bassi (spelta, miglio..) scompaiono dalla tavola, ed allora non sono rari i casi di improbabili tentativi di panificazione con erbe di campo, persino con erbacce, che vengono macinate e trasformate in pagnotte, dal dubbio potere nutritivo e sostanzialmente immangiabili, se  non nocive per l’uomo. L’unico succedaneo del grano (naturalmente prima della comparsa del mais in Europa)  che ha avuto fortuna è la castagna: cotta, sminuzzata, tritata e trasformata in farina, con  essa si crea quello che forse è il primo dolce nazionale: il castagnaccio.  Non è un caso che il castagno sia anche chiamato “albero del pane” e la sua presenza all’interno degli orti vicinali o in quelli privati diventa nei secoli una costante anche in Umbria, accanto all’ulivo.

Fabio Ronci

Convocazione Assemblea

Convocazione dell’Assemblea dell’Associazione Corsa all’Anello

Narni, 05/10/2020

Il Presidente Federico Montesi convoca per domenica 25 ottobre 2020, alle  ore 9,00 in prima convocazione e alle ore 10,00 in seconda convocazione, presso  l’Auditorium Bortolotti, l’Assemblea dell’Associazione Corsa all’Anello invitando i componenti l’Assemblea dell’Associazione Corsa all’Anello: 
Terziere Mezule (20 componenti consiglio direttivo)
Terziere Fraporta (20 componenti consiglio direttivo)
Terziere Santa Maria (20 componenti consiglio direttivo) 
I membri del consiglio direttivo 
I membri del collegio dei Probiviri 

Argomenti all’ordine del giorno: 
Comunicazioni del Presidente;
Approvazione bilancio consuntivo 2019 e preventivo 2020;
Varie ed eventuali. 

N.B.: in caso di restrizioni per emergenza Covid-19 l’Assemblea si svolgerà tramite collegamento  on–line. In presenza è obbligatorio indossare la mascherina.

San Francesco, Narni, le chiese dei mendicanti

Dall’enciclica Laudato sì di Papa Francesco

 “ il mondo è qualcosa di più che un problema da risolvere, è un mistero gaudioso che contempliamo nella letizia e nella lode”.

Ottobre è il mese  in cui si ricorda San Francesco d’Assisi ( 1182 – 1226), ricorrendo la sua memoria  liturgica, proprio il quarto giorno di questo mese.

Nel libro primo, capitolo ventotto, degli Statuti trecenteschi della città di Narni, si elencano una serie di festività da osservare e tra queste la festa di San Francesco. In tali festività, erano vietate la maggior parte delle attività artigianali, di commercio e della giustizia civile, mentre le poche attività concesse erano specificate chiaramente, come alcune particolari ed inderogabili mansioni legate al nutrimento di persone e bestiame. Trasgredire tali norme comportava vedersi  comminare forti sanzioni pecuniarie. 

 San Francesco ha dei legami rilevanti con Narni ed il territorio circostante, negli anni a cavallo tra il primo ed il secondo decennio del XIII secolo. E’ infatti attestato il suo passaggio a Narni e la memoria della sua presenza riscontrabile nelle antiche biografie come gli scritti di Tommaso da Celano ed altre fonti e in varie opere dipinte disseminate tra l’Umbria meridionale e  l’alto Lazio. Sappiamo di sue predicazioni e miracoli nella nostra zona, come della sua permanenza in quel luogo ameno noto come Sacro Speco, vicino alla località di Sant’Urbano. Viene tramandato poi che, il Santo si fermò anche sotto ai castelli di San Vito e Guadamello, dove il Tevere fa da confine tra Umbria e Lazio, di ritorno da Roma, dove si era incontrato col potente papa Innocenzo III; siamo nel 1210, quando Francesco andò dal pontefice per discutere le modalità con le quali condurre la comunità dei suoi già numerosi seguaci, ottenendo il permesso di predicare e quindi il riconoscimento come comunità evangelica, che poi, circa dieci anni più tardi portò alla stabilizzazione ed istituzione dell’Ordine francescano, con la conseguente approvazione della Regola.

Saranno quindi narnesi alcuni dei suoi primi confratelli ed in città venne poi fondato il convento e la grande chiesa a lui intitolata. Inoltre sembra sia narnese uno tra quei protomartiri francescani, tutti comunque provenienti dal nostro territorio, che unitisi al nascente ordine francescano, partirono a predicare il Vangelo in Marocco, subendo il martirio nel 1220.

Le comunità dei frati minori si distribuivano in varie custodie, che erano sostanzialmente delle organizzazioni territoriali con funzione anche di tutela di luoghi particolarmente simbolici per il culto del santo e dei suoi primi seguaci, tra i quali frate Matteo da Narni. Proprio la città di Narni ospitava uno di questi insediamenti di riferimento per tutto il territorio limitrofo.   

     Della chiesa e del convento all’interno delle mura cittadine, dove si riunirono i frati minori francescani, abbiamo riscontri a partire dalla seconda metà del Duecento. La chiesa, che presenta elementi originali, sia nella collocazione, che nella facciata e nell’interno, rispetto ad altre chiese medievali narnesi, reca caratteristiche riscontrabili in molti edifici religiosi voluti dagli ordini mendicanti dell’epoca : un interno ampio e tendenzialmente unitario degli spazi, l’area del coro volutamente in evidenza rispetto a quella dei fedeli, la grande dimensione pur senza eccessive concessioni alla decorazione complessiva.   

Gli ordini mendicanti ( francescani, domenicani e agostiniani tra quelli presenti a Narni ) in effetti erano portatori di una nuova radicale religiosità fortemente riformista, ad esempio promuovendo l’ideale della  povertà e quindi anche nelle loro costruzioni, solevano marcare le istanze dei loro movimenti, cercando autonomia, pur con ovvi elementi di derivazione, rispetto al tradizionale assetto della chiesa medievale con la complessa spazialità romanica e al confronto coi grandi esempi dei complessi monastici benedettini e con il rigore delle proporzioni dei cistercensi.  Tali peculiari nuove caratteristiche, riscontrabili suprattutto nelle chiese mendicanti del Duecento, saranno poi via via attenuate, basti pensare alla crescente complessità dell’area presbiteriale, per la caratteristica di questi movimenti di sapersi anche ben confrontare e quindi dialogare con le varie realtà locali e con le classi che rappresentavano la società del tempo. Ecco allora che le chiese mendicanti ebbero un ruolo nel diffondersi del linguaggio figurativo gotico e dell’edificio religioso come contenitore e palcoscenico favorevole alla funzione della predicazione alla moltitudine dei fedeli, che proprio gli ordini mendicanti perseguivano. Superavano comunque un’articolazione più complessa degli spazi, il rispetto assoluto delle proporzioni e di possenti e statiche strutture, uno stile più dotto e un utilizzo scenografico delle decorazioni, per favorire una più diretta fruibilità,  una lettura più immediata, in sostanza un luogo di incontro anche talvolta imperfetto, dove, facendo un paragone con la letteratura del tempo, si parlasse una lingua più “volgare” e comprensibile.  

E infatti anche nella chiesa narnese troviamo la diffusa grande aula ( le navate laterali hanno uno sviluppo che forma omogeneità rispetto a quella centrale) con copertura a tetto e con il coro in risalto, con volta in muratura ed elementi gotici nell’abside.  Le navate laterali sono delimitate dal ritmo dei grandi pilastri cilindrici, mentre sul loro lato esterno si aprono delle cappelle che ancor più dilatano lo spazio. Sia nei pilastri che nelle cappelle laterali si sono conservati molti affreschi, attribuiti a vari artisti e datati a partire dal Trecento fino al Manierismo, che rappresentano temi mariani e santi venerati nel nostro territorio.

Nonostante i frati minori nel medioevo, come altri ordini mendicanti, insediassero le loro comunità nel tessuto cittadino e cercassero il rapporto fruttuoso con le componenti sociali delle realtà comunali, non disdegnavano comunque la ricerca di siti anche più solitari. Tra questi merita di essere preso in considerazione il Santuario denominato Sacro Speco, dove risiedono ancor oggi stabilmente dei frati minori francescani, situato in posizione dominante ed incastonato nei boschi vicino alla località di Sant’Urbano nel comune di Narni. In questo luogo suggestivo si trovava già un antico eremo legato ai benedettini e sappiamo che Francesco vi soggiornò intorno al 1213 con alcuni suoi compagni. Qui, inseriti sia all’interno che all’esterno del santuario stesso, troviamo diversi luoghi che la tradizione vede legati alla sua presenza. Alcuni dei più significativi sono un piccolo oratorio preesistente dedicato a San Silvestro; un pozzo di raccolta dell’acqua piovana dove per intercessione del  santo che si trovava in stato di malattia, avvenne il miracolo della trasformazione dell’acqua in vino rigenerante; la profonda fenditura della roccia, quello specus da cui prende nome il luogo, dove il santo soleva ritirarsi in preghiera e meditazione ; un riparo in pietra dove poteva riposarsi durante la sua convalescenza.

Il personaggio Francesco d’Assisi, ha lasciato quindi delle tracce tangibili e delle memorie importanti nella nostra storia e al di là delle fede e dell’esempio che ci ha testimoniato nella sua intensa e breve vita, merita di essere festeggiato e ricordato proprio dalle terre dell’Umbria, che trasudano il suo messaggio di amore, pace, semplicità e rispetto del creato.

Marco Matticari

Maddalena e le altre

La prostituzione nel medioevo

“La donna pubblica è, nella società, ciò che la sentina è sulla nave, e la cloaca nel palazzo. Togli la cloaca e tutto il palazzo diventerà fetido e marcio”. (Tommaso D’Aquino, De regimine principum)

Maddalena da Narni querelata dalla cortigiana e modella di Caravaggio

In “Caravaggio assassino. La carriera di un Valenthuomo fazioso nella Roma della Controriforma”, Donzelli, 1994, gli autori, Riccardo Bassani e Fiora Bellini, riportano la seguente notizia: nel 1599, Fillide Melandroni, famosa cortigiana e modella del Caravaggio, querelò Maddalena di Narni, prostituta a Roma, a causa di una lite degenerata. Tra le accuse, Fillide pose l’accento sul linguaggio volgare di Maddalena, la quale faceva parte di quella cerchia di ternani e narnesi che gravitavano nell’ambiente di Michelangelo Merisi.

Si trattava dei fratelli Tomassoni, uomini d’arme di piccola nobiltà, originari di Terni, che gestivano nel Rione Campo Marzio l’organizzazione e il controllo di un giro di cortigiane destinate ad una clientela scelta di gentiluomini, cardinali e nobili e di Girolomano Crocicchia, un sarto originario di Narni, che contribuì, insieme ad altri amici a trarre il pittore dal carcere di Tor di Nona, prestando la propria garanzia personale e pagando la cauzione fissata in 10 scudi.

La narnese Maddalena

La narnese Maddalena, cortigiana nella Roma rinascimentale è, al pari di altre delle quali si è perduto il nome, una testimonianza della tendenza alla migrazione dalla propria città di origine di donne che esercitavano l’arte del “meretricare”. La povertà di nascita oppure acquisita a seguito di una vedovanza, o ancora le violenze sessuali subite da serve e da donne di umili origini che non avevano una famiglia che le sostenesse, veicolavano le donne verso il mondo della prostituzione. Nella maggior parte dei casi era la fame dunque o l’impossibilità di maritarsi perché sprovviste di dote o non più vergini, a spingerle al meretricio.

“Donne cortesi” a Pistoia, “putas” in Castiglia, “mammole” a Ferrara, “bagasse” e “filles perdue” nel Sud della Francia, le meretrici, termine di chiara derivazione latina, si distinguevano il pubbliche e segrete, laddove le seconde, seppure vivevano nel costante timore di essere denunciate da “boni cives et honeste mulieres”, non erano costrette a sottostare alle leggi vigenti. Mantenevano perciò una sorta di autonomia e potevano anche scegliere, nel tempo, di abbandonare la professione per rifarsi una vita, possibilità assolutamente preclusa alle prostitute pubbliche.

Legislazione medievale e prostituzione

I legislatori medievali utilizzavano una precisa formula per definirle: “corpus suum libidini praebet pro prestio, lucro et questu”, laddove la parola “questu” indicava la specifica ricerca del guadagno attraverso il commercio sessuale, allo stesso modo con il quale si indicava, allora come oggi, il gesto di elemosinare: andare questuando.

Le disposizioni contenute negli Statuti narnesi sono poche e non offrono la possibilità di comprendere appieno le reali condizioni di vita delle meretrici pubbliche a Narni. Purtroppo, la dispersione e distruzione degli archivi storici conseguente al sacco dei Lanzichenecchi, ha generato un vuoto incolmabile per i lavori di ricerca. Sappiamo tuttavia che le pene previste per i reati di stupro e tentato stupro variavano a seconda dello status sociale della vittima. Si trattava in ogni caso di reati perseguibili solo in caso di querela, presentata, beninteso, non dalla donna violata ma dal marito, o padre o fratello carnale o da un altro consanguineo o parente uomo fino al secondo grado.

La pena capitale era comminata solo a coloro che avevano stuprato una vedova, una vergine o una donna sposata, mentre il tentato stupro era punito con una semplice pena pecuniaria di 200 libbre cortonesi. Nel caso in cui la vittima fosse stata una donna di cattiva reputazione, la somma era ridotta alla metà e, qualora si fosse trattato di una pubblica meretrice, non si comminava alcuna pena.

Nei secoli XIII e XIV, le donne pubbliche furono sottoposte a restrizioni ed obblighi sia per quanto riguardava i luoghi che potevano frequentare, sia in materia di abbigliamento. La situazione mutò parzialmente alla fine del XIV secolo e nel XV, quando le municipalità iniziarono a progettare e a realizzare spazi riservati e veri e propri postriboli, ma segni e distinzioni non scomparvero del tutto.

A Narni era fatto divieto alle meretrici di dimorare presso i monasteri e altri luoghi religiosi a meno di 10 case, alla pena di 100 soldi cortonesi e qualora qualcuna non fosse stata in grado di pagare la somma, veniva sottoposta alla fustigazione pubblica. Il meretricio non poteva essere praticato dal mercoledì santo fino a Pasqua e nel giorno di San Marco e, in ogni caso, le prostitute potevano andare per la città soltanto il sabato e fino all’angolo del Palazzo del Vicario e per il Palazzo Comunale (lontano dunque dai luoghi pubblici). Al di fuori del giorno stabilito ed oltre i confini fissati, erano punite con una pena di 20 soldi cortonesi.

Le disposizioni statutarie di Narni si conformavano a quelle stabilite anche nel resto d’Italia, dove si tendeva a proibire l’accesso delle prostitute nei centri cittadini e nelle vie che conducevano alle porte della città, e ciò nell’intento di non mostrare, a quanti venivano da fuori, lo spettacolo indecente di donne che mettevano in vendita il proprio corpo.

Una questione di look

L’abbigliamento imposto alle prostitute pubbliche (inteso come vero e proprio segno distintivo), variava a seconda dei luoghi. Rispetto a Narni purtroppo non si hanno notizie, ma sappiamo ad esempio che a Perugia si trattava di una striscia di panno rosso cucita sulla spalla destra, lunga tre dita e larga uno. A Venezia era prescritto un fazzoletto giallo legato al collo, mentre a Padova un cappuccio rosso. Alcune città aggiungevano ai segni distintivi particolari di natura infamante, come l’altissimo copricapo dotato di due corna lunghe almeno mezzo piede, inventato dal duca Amedeo VIII di Savoia, oppure il sonaglio da falcone applicato su una spalla a Siena. A Firenze il sonaglio andava invece applicato su un particolare cappuccio che copriva la testa. Queste due ultime prescrizioni rimandano al segno distintivo imposto ai lebbrosi: una campanella che serviva ad annunciare il loro passaggio.

Per quanto sottoposte a forme di controllo e di restrizione, le meretrici, sia pubbliche che segrete, facevano comunque parte della comunità ed in alcuni casi partecipavano anche a particolari celebrazioni, soprattutto quelle concernenti le feste in onore dei Santi Patroni. Seppure non si hanno notizie della eventuale presenza di prostitute narnesi alla corsa del palio per San Giovenale, sappiamo che in altre città italiane la loro partecipazione non era desueta: nel salone d’onore di Palazzo Schifanoia a Ferrara, nel ciclo degli affreschi dei mesi, fu rappresentato anche il palio annuale che comprendeva, oltre alla nobile gara di corse dei cavalli, anche quella degli asini, degli ebrei e delle prostitute. Per restare nei confini della nostra Regione, a Foligno, durante la metà del Quattrocento, le donne pubbliche correvano in occasione del palio di San Feliciano dalla porta del Governatore fino al palazzo dei Priori. La prostituta che arrivava per prima, doveva afferrare e riportare indietro gli oggetti lì depositati: un mannello di canapa, una libbra di pepe e due fasci di porri. E’ evidente che, in ogni caso, si trattava di tradizioni imposte alle meretrici al solo scopo di umiliarle pubblicamente ancora una volta.

Ciò nonostante, l’atteggiamento della  società e della Chiesa nei loro confronti rimaneva decisamente ambiguo, la prostituzione era condannata ma anche tollerata perché considerata necessaria: a veicolare “l’insopprimibile urgenza della lussuria maschile”, a contrastare gli stupri perpetrati ai danni di donne oneste e a combattere “comportamenti contro natura”. “Sodomita del diavolo”, dice San Bernardino quando si scaglia contro gli omosessuali. Fu per tale motivo che i legislatori di molti Paesi europei, fra Tre e Quattrocento, si convinsero di poter trovare un rimedio opportuno attraverso il consolidamento o la creazione di postriboli pubblici. Con il tempo fu però evidente che la soluzione posta in essere non aveva portato alcuna utilità: il commercio di donne, la corruzione di giovani serve e schiave e gli stupri ai danni di donne “onorate” continuavano, mentre i bordelli avevano iniziato a palesare il loro vero volto di luoghi inquieti, nei quali circolava gente di infima condizione, impegnata spesso in traffici illeciti e risse.

Mariella Agri

Corsa, successo per il Festival delle Arti del Medioevo

NARNI 9 settembre 2020 – Il bilancio è senza dubbio positivo. Il Festival delle Arti del Medioevo, che si è svolto dal 3 al 6 settembre ha fatto centro, mescolando la storia e la tradizione della Corsa all’Anello con un attento sguardo al futuro, in attesa dell’edizione 2021. Il centro storico di Narni e le sue meravigliose location hanno fatto da sfondo a mostre, installazioni, workshop ed ancora spettacoli, conferenze ed eventi gastronomici che hanno calamitato in città centinaia di visitatori che hanno potuto partecipare ad una manifestazione curata nei minimi dettagli sia sotto l’aspetto del programma, che sul fronte sicurezza, nel complicato momento di emergenza covid.

 “La Corsa all’Anello – ha spiegato il presidente dell’Associazione Corsa all’Anello Federico Montesi – ha saputo mettersi ancora una volta in gioco. Il festival è stato un evento di livello, un format nuovo che ha avuto successo e che rappresenta solo il primo passo di un percorso che si svilupperà nel tempo. Parlo dei seminari, con docenti di alto livello, ma anche delle mostre e delle installazioni, che continueranno durante l’anno, andando a valorizzare lo splendido contenitore di Palazzo dei Priori, come da progetto. Così come le collaborazioni avviate, in primis quella con l’Associazione Celiachia Italia Umbria. La nostra squadra è stata coerente con il percorso tracciato e continuerà a cercare di perseguire gli obiettivi da raggiungere, cercando sempre di migliorarsi e dando nuovo vigore alla Corsa all’Anello. Per questo voglio ringraziare tutti, l’associazione Corsa all’Anello, anche ovviamente il settore amministrativo e quello tecnico ed i terzieri che hanno collaborato, in un momento di grande difficoltà, alla riuscita del festival. Il mio ringraziamento va anche alle scuderie che hanno lavorato, come sempre, tutto l’anno, con grande professionalità. Ora non resta che pensare all’edizione 2021, ma anche a tante novità legate proprio al percorso iniziato con il festival”. 

“Il bilancio del festival – hanno affermato i responsabili della segreteria coreografica Sandro Angelucci e Patrizia Nannini – è senza dubbio positivo. Il programma è stato messo in piedi in poco tempo, ma abbiamo vinto la scommessa, raggiungendo due obiettivi: la buona riuscita delle manifestazioni e la possibilità data ai terzieri di crescere e formarsi attraverso gli workshop ed agli “esterni” di partecipare a laboratori con docenti di alto livello che in futuro potranno diventare il fulcro del cosiddetto ‘medioevo ricostruito’. Questo è stato solo il primo passo. C’è ovviamente ancora tanto da fare, ma il nostro obiettivo è quello di far vivere la Corsa all’Anello tutto l’anno proprio attraverso laboratori, mostre ed installazioni che hanno dimostrato grazie al festival, di funzionare e che potranno diventare produttive anche economicamente. L’evento, tra l’altro, è stato un mezzo importante per la collaborazione di tutti i terzieri, soddisfatti di ciò che hanno saputo creare insieme. Se si fanno cose intelligenti, si riescono a coinvolgere tante persone ed il successo del festival ne è la prova”.

“Sono molto soddisfatto – ha aggiunto il responsabile della segreteria pubbliche relazioni Emiliano Luciani – di come è andata la comunicazione del festival. Abbiamo avuto oltre 53mila visite sulla pagina facebook solo per l’evento ed anche gli accessi al sito web ufficiale sono stati alti. Stessa cosa per instagram che sta crescendo in maniera visibile. I media ci hanno dato molta attenzione e durante il festival abbiamo potuto contare su fotografi di livello, come Fabio Oddi, Moreno Faina, Alessandro Montanari e Marco Menciotti. Non dimenticando ovviamente la nostra squadra. Si tratta di un percorso iniziato con l’edizione virtuale della Corsa all’Anello di aprile, on line durante il lockdown, che è stata in qualche modo precursore del festival, attraverso appuntamenti che da virtuali sono diventati fisici proprio durante il festival. Parliamo ad esempio dei ‘Racconti delle Pergamene’ (racconti che riguardano la storia di Narni e della Corsa all’Anello) che hanno trovato spazio in un interessante caffè letterario o degli incontri virtuali che hanno animato il sito e la pagina facebook con la presenza di importanti studiosi: Elena Percivaldi, Antonio Musarra e Maria Grazia Nico Ottaviani”.

Anche sotto il punto di vista della sicurezza – ha spiegato il responsabile organizzazione e sicurezza Umberto Di Loreto – tutto è andato per il meglio. L’organizzazione ha funzionato bene grazie alla nostra squadra ed ai volontari della Prociv, che ringrazio per la preziosa collaborazione. Le difficoltà, legate alle norme imposte dall’emergenza covid, sono state molte, ma siamo soddisfatti per come abbiamo gestito gli eventi. Gli spettatori sono stati ligi al dovere e siamo riusciti a mettere in campo un evento in assoluta sicurezza in un momento senza dubbio complicato a causa dell’emergenza sanitaria. Sono stati rispettati numeri e tutele e gli obiettivi sono stati pienamente raggiunti”.    

Rivivi i momenti più interessanti del Festival delle Arti del Medioevo

Corsa all’Anello, firmato il protocollo d’intesa con Aic

NARNI 7 settembre 2020 – L’associazione Corsa all’Anello e l’associazione Celiachia Italia Umbria hanno firmato un protocollo d’intesa finalizzato alla promozione all’interno della Corsa all’Anello della cultura dell’alimentazione senza glutine. Il documento è stato firmato nell’ambito di un evento in programma per il Festival delle Arti del Medioevo che si è concluso domenica scorsa, dal presidente dell’associazione Corsa all’Anello Federico Montesi e dal segretario dell’Aic Umbria Marta Sargeni.

L’intento è quello di promuovere eventi culturali sull’alimentazione senza glutine all’interno della cucina medievale e del territorio umbro e di svolgere eventi di formazione e informazione destinati ai volontari della Corsa all’Anello sulle procedure da attuare per poter preparare e somministrare alimenti senza glutine. L’obiettivo è inoltre quello di promuovere mediante i canali di comunicazione e tramite i mass media le attività congiunte che verranno svolte dalle associazioni e realizzare nell’ambito della Corsa all’Anello un punto di somministrazione, denominato “taverna medievale” che possa preparare e somministrare alimenti senza glutine e che possa essere aperto nelle date di svolgimento della manifestazione. Infine, uno degli intenti sarà quello di creare un comitato comune alle due associazioni con delegati di ciascuna, con sede presso il Palazzo dei Priori di Narni, che possa organizzare e promuovere le attività che sono state definite.

“Sono doppiamente orgogliosa della firma di un così importante documento – ha spiegato Marta Sargeni –  come celiaca e come narnese. Il protocollo è un primo passo sostanziale verso la costruzione di una collaborazione che porterà Narni a poter essere un punto di riferimento per i celiaci umbri e non solo nell’ambito delle rievocazioni storiche della nostra regione. In passato,  alcune altre manifestazioni avevano offerto proposte senza glutine nei menù di qualche taverna, ma  la firma del protocollo di intesa con l’associazione Corsa all’Anello va ben oltre, sia garantendo la possibilità di avere un’offerta strutturata, sicura e monitorata nella taverna medievale, sia per l’impegno a collaborare ad eventi culturali che ci consentono di diffondere la cultura sulla celiachia, sulla cucina naturalmente senza glutine in un percorso innovativo ed inclusivo che speriamo possa essere uno stimolo per la regione intera. Ed ora al lavoro –ha aggiunto –  verso l’edizione 2021 della Corsa all’Anello, cercando di avere sempre un approccio positivo anche in un anno così complesso per il nostro paese. Penso che questa collaborazione sia la dimostrazione di saper sfruttare la crisi e guardare avanti”.

“La collaborazione con Aic – ha affermato Federico Montesi – rientra perfettamente nel percorso di studio sulla cucina medievale che l’associazione Corsa all’Anello sta portando avanti da tempo con i terzieri. La cucina medievale nasce predisposta a non avere contaminazioni e ad essere adatta ai celiaci. Con l’adeguata formazione al personale addetto e facendo questo percorso insieme ad Aic, creeremo importanti momenti di fusione tra la cucina medievale ed il cibo senza glutine. Si tratterà di un percorso inclusivo che avrà come uno degli obiettivi quello di dare vita ad una taverna medievale che preparerà cibi senza glutine. Verrà condotta – ha concluso –  una ricerca proprio sulle ricette della cucina medievale prive di glutine, per preparare piatti autentici della tradizione, adatti ai celiaci. Proprio per questo motivo verrà istituito anche un comitato per la promozione di tutte le attività che verranno organizzate nel percorso fatto in sinergia tra Aic e associazione Corsa all’Anello”.

Corsa, su il sipario sul Festival delle Arti del Medioevo

NARNI 2 settembre 2020 – Mostre, installazioni e workshop saranno l’anima del Festival delle Arti del Medioevo che inizierà domani, giovedì 3 settembre e terminerà domenica 6 settembre. Non dimenticando una ricca offerta gastronomica che conterà anche un’importante collaborazione con l’Associazione Italiana Celiachia Umbria. Una quattro giorni di eventi che catapulteranno il centro storico nel Trecento attraverso una serie di manifestazioni che conservando la storia e la tradizione, guarderanno al futuro, in attesa dell’edizione 2021 della Corsa all’Anello.

WORKSHOP – I sette laboratori avranno sede in tutte le strutture già predisposte in tema di sicurezza covid. I laboratori di teatro saranno tre e si svolgeranno alla Rocca Albornoz. Il primo, di lettura drammatica, si intitola “Testimonianze dal contagio” e sarà tenuto da Paolo Gazzara con la partecipazione di Francesca Michelini. Il secondo, di mimica e gestualità da teatro di piazza, si chiama “Il giullare dall’insipiens all’arlecchino” e sarà tenuto da Andrea Mengaroni. Il terzo, di regia teatrale, si intitola “Regia e copione, coesistenza di un problema” e sarà tenuto da Germano Rubbi. I laboratori di musica saranno due e si svolgeranno nella sala consiliare del palazzo comunale. Il primo, di percussioni, sarà tenuto da Simone Sorini. Il secondo, di fiati, sarà tenuto da Fabrizio Antonelli. Il laboratorio di danza, chiamato “Di atti ben composti e di dolci gesti” sarà tenuto da Maria Cristina Esposito e si svolgerà al teatro comunale. Il laboratorio di costume antico, intitolato “Tessuti e colori: il loro utilizzo nel Trecento” sarà tenuto da Sara Piccolo Paci e si svolgerà alla Sala Digipass di Palazzo dei Priori.

PROGRAMMA DEGLI EVENTI – Il programma completo degli eventi è consultabile sul sito ufficiale della Corsa all’Anello www.corsallanello.it.  Si inizierà domani alle 17 alla Rocca Albornoz con l’inaugurazione della mostra “De festivitatibus custodiendis: La consegna dei ceri” ed alle 17,30 alla torre campanaria della Cattedrale di San Giovenale verrà inaugurato “I Suoni della Corsa all’Anello”, momenti di ritmo e musicalità dai gruppi musici del terziere Mezule e dei Milites Gattamelata. Alle 18 al teatro comunale si terrà “La meraviglia del Teatro tra Devozione e Rappresentazione”, note sulle rappresentazioni teatrali tra medioevo e rinascimento, una conferenza a cura del Centro Studi Teatro Medievale e Rinascimentale. Alle 18,30 in centro storico (partenza e prenotazioni in loco dalla Loggia dei Priori) ci sarà l’inaugurazione di “De festivitatibus custodiendis: Il popolo delle Arti e dei Mestieri”, percorso fra le ricostruzioni degli ambienti medievali. A partire dalle 19 all’Orto di poca considerazione del Palazzo dei Priori ci sarà “Le pergamene raccontano…”  “Ante-Caffè letterario”, lettura degli inediti articoli della rubrica della Corsa all’Anello, che verrà ripetuta anche i giorni seguenti alla stessa ora. Alle 19,30 alla Sala Digipass di Palazzo dei Priori sarà la volta di “Recitar cantando”, proiezioni degli spettacoli teatrali “Centro Studi Teatro Medievale e Rinascimentale”. Alle 21 al Palazzo del Podestà di Palazzo dei Priori si terrà la proiezione inaugurale del Festival delle Arti del Medioevo ed alle 21,30, sempre in Piazza dei Priori ci sarà l’overture “Dante e Petrarca a Narni. La Musica della Poesia e la Poesia della Musica”, concerto a cura del Centro Studi sull’Ars Nova Marcello Masini di Certaldo e l’associazione culturale la Terzina. Venerdì 4 settembre alle 17.30  alla torre campanaria della Cattedrale di San Giovenale ci sarà “I Suoni della Corsa all’Anello”, momenti di ritmo e musicalità dal gruppo musici del terziere Fraporta. Alle 18 in centro storico (partenza e prenotazioni in loco dalla Loggia dei Priori) si terrà l’naugurazione di “De festivitatibus custodiendis: i nobili della vita cortese”, percorso fra le riproposizioni dei momenti della Corsa all’Anello. Alle 18 al teatro comunale si terrà “Di Atti ben composti e di dolci gesti”, conferenza su nuovi studi sulla danza medievale a cura di Maria Cristina Esposito, mentre dalle 18 alla sala Digipass di Palazzo dei Priori ci sarà “Recitar cantando”, proiezioni degli spettacoli teatrali del “Centro Studi Teatro Medievale e Rinascimentale”. Alle 21 alla Loggia dei Priori al  Palazzo dei Priori si terrà “Giullarate dal 1214”, animazione a cura del Paggio dei Clerici Vagantes. Sabato 5 settembre, a partire dalle 16 in piazza dei Priori verrà allestito il mercato medievale delle Arti e dei Mestieri con animazione. Alle 16 alla Sala Digipass del Palazzo dei Priori ci sarà “Recitar cantando”, proiezioni degli spettacoli teatrali del “Centro Studi Teatro Medievale e Rinascimentale”. Alle 17,30 alla torre campanaria della Cattedrale di San Giovenale, nuovo appuntamento con “I Suoni della Corsa all’Anello”, momenti di ritmo e musicalità dal gruppo musici del Terziere Santa Maria. Alle 21 in piazza Marconi ci sarà “Alchimie di fuoco”, spettacolo della Compagnia de lo Grifone. Domenica 6 settembrea partire dalle 10 verrà allestito in piazza dei Priori il mercato medievale delle Arti e dei Mestieri con animazione. Alle 10.30 alla torre campanaria della Cattedrale di San Giovenale si terrà “I Suoni della Corsa all’Anello”, momenti di ritmo e musicalità dal Gruppo Musici Comunale. Alle 11 all’Auditorium Bortolotti si terrà “Evoluzione del Tamburo, dalla Corsa all’ Anello prima edizione in poi”, laboratorio tecnico a cura di Claudio Capitoli sul miglioramento armonico dello strumento e presentazione del suo nuovo modello. Alle 21 in Piazza dei Priori, Palazzo del Podestà ci sarà la proiezione chiusura Festival delle Arti del Medioevo.

OFFERTA GASTRONOMICA – Il terziere Mezule proporrà tutti i giorni insieme al Ristorante il Gattamelata a piazza Pozzo della Comunità il menù tipico della tradizione locale e delle osterie mezulane e la tipica focaccia bianca al forno medievale in vicolo I Aspromonte. Il terziere Fraporta, venerdì 4 settembre alle 20,30 proporrà “Banchetto a Palazzo”, fedele riproposizione di banchetto medievale con pietanze dai ricettari originali e intrattenimenti fra i vari servizi. Sabato 5 settembre alle 20 in Piazza XIII Giugno ci sarà “Sodales convivium”, cena dei soci del terziere Santa Maria.

CILIEGIOLO FOR ART – Venerdì 4 settembre alle 19.30 al Chiostro di Sant’Agostino si terrà “Ciliegiolo 4 Art”. La cantina Leonardo Bussoletti inaugurerà il restauro della seconda lunetta al chiostro della Chiesa di Sant’Agostino. Seguirà degustazione dei vini dell’azienda curata da Antonio Boco di Gambero Rosso, ospite Andrea Amadei di Decanter Rai Radio 2.

DEGUSTAZIONI – Venerdì 4 settembre alle 21,30 all’ Orto di poca considerazione del Palazzo dei Priori ci sarà “Al contadino non far sapere… Quando i piatti della tradizione diventano per tutti”, cooking show con degustazione gratuita su prenotazione dei piatti tipici delle taverne in versione senza glutine. In collaborazione con l’Associazione Italiana Celiachia, su prenotazione. Sabato 5 settembre alle 18 alla Sala Digipass di Palazzo dei Priori si terrà “Riso, miglio, castagne e cannella. Viaggio nella cucina medioevale senza glutine”, conferenza a cura della Associazione Italiana Celiachia Umbria. Degustazione gratuita su prenotazione.

Morgana e Feronia

Melusina è “dicotoma” prima e “trina” poi, la sua altra parte, il suo paredro, è Morgana, più famosa e temuta e più legata al ciclo bretone, ma suo complemento ed antitesi.

Melusina e Morgana, sono due dei tre volti della triplice Dea, colei dalla quale sono nati tutti gli altri dei.

Le tre fasi della Luna, le tre fasi della donna, la fanciulla (la Vergine), la madre (Dea Madre propriamente detta), la anziana (la Strega), le tre Marie del culto cristiano…

E il terzo volto? La fanciulla, la Vergine non madre?

La dea primigenia è ravvisabile in tutte quelle divinità legate strettamente alla natura. È l’energia nuova, libera, indipendente e spesso è personificata da una Dea degli animali selvatici come Feronia, la ninfa, la dea dei frutti nascenti, che a Narni vantava un culto del tutto particolare.

Antica dea italica, Feronia, Dea Vergine non soggetta a vincoli matrimoniali, accompagnata dal suo paredro Picus, il sacro picchio, (portatore del fuoco celeste connesso all’energia fecondante), è dea dell’abbondanza, discendente dall’antica dea etrusca Cavtha, “il sole che nasce”, trasfigurata a volte in Persefone, a volte in Giunone vergine. Figura femminile magica sorgente di vita, feconda di messi, legata alla natura, alla fertilità, ai boschi e alle fonti. La dea romana per definizione è una grande Madre, una triplice Dea, per la ciclicità con cui è legata all’uno o all’altro fenomeno della natura, come l’alternanza tra luce e tenebre e tra le stagioni.

Il suo culto privilegia luoghi lontani dai centri abitati, preferendo le zone selvagge ai centri urbani, il suo tempio più sacro è il bosco, ma “Feronia tutela ‘la natura’, le forze ancora selvagge del mondo dell’incolto, ma per metterle al servizio degli uomini, della loro alimentazione, della loro salute, della loro fecondità” (Dumézil), ponendosi nel punto di passaggio tra colto ed incolto come forza primigenia, ordinatrice del caos. Ad essa infatti si rivolgono gli schiavi che divengono cittadini liberi con la “manomissio”, perché anche qui Feronia segna il passaggio dallo stato selvatico a quello civile, poiché lo schiavo non era considerato un essere umano ma quasi un animale… così come il rituale di Diana Nemorense rende lo “schiavo” che riusciva ad uccidere il “Re dei boschi di Nemi” un uomo libero e a sua volta nuovo Re.

Feronia, donando allo schiavo una nuova vita, assume una dimensione sciamanica, acquistando anche il potere di muoversi tra il mondo dei vivi e quello dei morti, e del controllo sugli elementi naturali.

A questo punto il sillogismo fra Feronia, che è oltretutto anche dea del fuoco, Diana e Morgana, sacerdotessa nella ierogamia delle nozze sacre di Beltaine o nel velo tra i mondi che si assottigliano di Sahmain, entrambe feste del fuoco, è fin troppo facile.

Feronia è sciamana portatrice di nuova vita, come forza primigenia, Morgana è sciamana, traghettatrice di Artù morente nell’aldilà di Avalon, alla fine della vita, come   Anziana, terzo volto della Madre. La triplice Dea ha i suoi tre volti.

Feronia, Fortuna, Diana, Ana Hita, Dana, Anna Perenna, sino alla cristiana Befana e alla Vergine Maria… molte facce della stessa medaglia.

Passando per Morgana e Melusina.

Cambiano i nomi, cambiano i tempi e cambiano le genti, ma non il mito e le sue radici più profonde.

A Narni, un’altra delle festività da rispettare da Statuti (Libro I Capitolo XXVII – Statuta Illustrissimae Civitatis Narniae) era quella di San Martino, che cade, quasi esattamente con quella dell’antica dea, l’11 novembre il primo il 13 ed il 15 la seconda (comunque a cavallo delle Idi di Novembre). La differenza di due giorni non cambia il cristianizzare usanze pagane attraverso santi di importanza particolare.

La festa di San Martino era una sorta di capodanno (si avvicina anche al Samhain celtico – di nuovo un accostamento col mondo celtico, che avvalorerebbe le ipotesi che la gens narniensis, discenderebbe dalle tribù di derivazione celtica dei Naharci, etimo dal fiume Nahar, il Nera) contadino nel corso del quale si mangiava e beveva (oche e vino) in abbondanza e Feronia è la dea del “sole che nasce” e dell’abbondanza.

San Martino è generoso, divide il suo mantello con un povero, Feronia libera gli schiavi. A San Martino si celebra la festa dei cornuti, eco delle feste pagane. In molte città che lo festeggiano si accendono falò, Feronia è la dea del fuoco… Non può più essere adorata come divinità, ma le sue prerogative rimangono intatte.

Non solo, Feronia a Narni è ancora “presente” grazie alla sua splendida fonte, che per secoli ha rifornito di acqua i narnesi, anche dopo la distruzione del tempio e del bosco sacro di elci che la circondava, (non a caso cari alle “streghe”) noto poi infatti come “Macchia Morta” – il toponimo tuttavia potrebbe riferirsi ad un altro sito del comitato narnese –

Fra li altri tempii che esistevano in Narni, dalla superstizione dei gentili applicati alle false deità, eravi quello del luco e fonte di Feronia in oggi con nome alterato detto quel sito Ferogna. Ivi probabilmente, come in altri luoghi, eravi il tempio e la statua della dea Ferocia…. essendovi anche presentemente un marmo in quel fonte in cui è scolpita una grande fiamma, forse l’insegna di quella antica vanità”. E aggiunge: “La verità si è che quella fonte avendo transito per miniere stimate è di un’acqua molto salubre e grandemente tenuta in pregio si quanto alla sua rara limpidezza, che la prerogativa che ha di facile digestione”. I primi cristiani di Narni dovettero certo abbattere il tempio e distruggere il sacro bosco, perché questo d’allora in poi si chiamò macchia morta, cioè non esistente, come rilevasi da un documento di donazione fatta al Monastero di Farfa, da Berardo figlio del q. Rolando, nobil’uomo del contado narnese e da Maria sua consorte, riportato dall’ illustre storico G. Eroli”

Manoscritto Cotogni

Idest omnia quae ego habeo infra comitatum narniensem, intus civitatem, vel de foris excepto petiam unam terrae ubi dicitur macc1a mortua, quae vocatur Ferone…”

Gregorio di Catino, Regestum Farfense

Quod non fiat iniuria, vel offensa mulieribus euntibus ad fontes.

Item statuimus, quod nullus verbo, vel facto dicat, vel faciat iniuram, vel offensam mulieribus, quae ad fonts aquarum in civitate Narniae, Feroniae, et canali Forminae pro acqua portanda in eundo, stando, vel redeundo, et qui contrafecerit solvat pro banno duplum eius poenae, quae continentur in statuto de simili maleficio, et cum multitudo mulierum occurrit ad ipsos fontes, vel ad aliquem ipsorum pro aqua sumenda, viri inter ipsas non debeant se immescere, nisi starent ad ipsum fontem pro aqua sumenda pro eorum necessitate, vel dominorum suorum, vel alicuius, in cuius servitio essent, et qui contrafecerit puniatur vice qualibet in CL solidis cortonensibus.

Proviso, quod parentes teneant filias suos impuberes, qui ad dictos fontes aliquam laesionem, vel levem infestationem non faciant, et hoc dominus Vicarius faciat per civitate Narniae publice bandiri, et possit imponere poenam, et bannum XX solidorum cortoniensium, et de praedictis Vicarius omni mense inquirere teneantur.

Non sia fatto oltraggio od offesa alle donne, che vanno alle fontane.

Inoltre stabiliamo che, nessuno, con parole o fatti dica o faccia un’ingiuria o un’offesa alle donne, che [si recano] alle fontane delle acque nella città di Narni, di Feronia e del canale della Formina per prendere l’acqua, nell’andata, durante la sosta o al ritorno.

Chi non osserverà tale norma, paghi come condanna il doppio di quella pena che è contenuta nello statuto per un simile delitto, e quando un gran numero di donne si reca alle medesime fontane o a qualcuna delle medesime per raccogliere l’acqua, gli uomini non debbano perdersi tra le medesime, se non stessero alla medesima fontana, per raccogliere l’acqua, per la necessità loro o dei padroni di qualcuno, di cui sono al servizio. Chi non osserverà tale norma, sia punito per ogni volta di 40 soldi cortonesi.

Resta inteso che, i parenti controllino i loro figli impuberi, in modo che non facciano qualche guasto o lievi danni alle fontane, e che il Vicario provveda e questo sia annunciato pubblicamente dal banditore per la città di Narni, e possa imporre una pena e condanna di 20 soldi cortonesi, e il Vicario sia tenuto, ogni mese, ad indagare sui predetti.

Liber III, cap.CXLIII Statuta illustrissimae civitatis Narniae

Quod fiat quaendam via possessionem hospitalis Sancti Jacobi a strata romana uscque in viam Feroniae

Item statuimus, quod per possessionem hospitalis Sancti Jacobi, per quam est quaedam via, perquam non patest commodo iri a strata romana in viam Feroniae, quod a dicta strada romana usquie in dictam viam Feroniae per locum magis commudum fiat quaedam via, per quam iri commode, et rediri possit expensis adiacentium ipsi viae.

Et notarius viarum ipsam viam fieri faciat expensis dictorum adiacentium, et eligi faciat duos massarios, qui declarant adiacentes, et distrubuant inter eos pecuniam necessariam pro ipsa via, et adiacentes intelligantur omnes, qui per dictos massarios fuerint declarati.

Sia costruita una via attraverso la proprietà dell’ospedale di San Jacopo, dalla strada romana fino alla via di Feronia.

Parimenti, poiché attraverso la proprietà dell’ospedale di San Jacopo, in cui vi è una sola via, per la quale non si può comodamente andare dalla Strada romana alla via di Feronia, stabiliamo che dalla detta Strada romana fino alla detta via di Feronia per un luogo più comodo sia costruita una via, per la quale si possa andare e ritornare comodamente, a spese dei confinanti della medesima via.

E il notaio delle strade, faccia costruire quella via a spese dei detti confinanti, e faccia eleggere due massari, che stabiliscano chi siano i confinanti, e ripartiscano tra loro il costo necessario per la medesima via, e come confinanti siano intesi tutti quelli, che saranno dichiarati dai detti massari.

Libro I Cap. LXX Statuta illustrissimae civitatis Narniae

Colpisce l’attenzione la moltitudine di persone che si recassero alla fonte, tanto da far costruire una strada comoda per arrivarvi, dalla strada romana, quasi come se vi arrivassero anche da fuori, dal Lazio, terra dove il culto di Feronia era partito, arrivando addirittura in Austria (S. Peter) e dove era maggiormente sentito.

E tanto da tener separate le donne dagli uomini, quasi come se la memoria di antichi riti pagani, permeasse ancora la fonte, indulgendo troppo alla tentazione.

Suggestioni, ma tali da avvalorare ancor più l’origine matriarcale, legata alla terra, alla Madre Terra, della società narnese, dove Feronia, la vergine, Melusina, la madre, Morgana, l’anziana, si sovrappongono a creare la Dea Bianca di Graves. Da Dana a Ecate, da Diana alla Vergine Maria, in suggestioni senza tempo, legate ai cicli vitali dell’uomo e della natura. Talmente forti, in una Narni sempre ghibellina, sempre in rivolta contro la Chiesa, che appare impossibile quindi che nella medievale urbe non attecchissero fiorenti le molteplici leggende portate verosimilmente, oltre che da giullari e pellegrini, dalle truppe bretoni e francesi che nel tardo medioevo infestavano l’Italia e la bassa Umbria…

Feronia è stata e sarà legata per sempre a Narni alla sua sacra fonte, Melusina ad un luogo, una “silva” presso S’Urbano, Morgana, e il ciclo bretone, da Artù a Lancillotto, ad un “miraggio”, ed alla storia scritta dai narnesi, nei loro stessi nomi. Da Lancellotto, Cardoli e Lucantoni, a Ginevra Arca e Morgante Cardoli, inconsapevoli di portare nel nome un universo di storia, di conoscenze, di popoli e nazioni, contribuendo così ad espanderlo, in un continuo movimento e mutazioni di miti e leggende che invece di morire continuano a permanere ed evolversi nei secoli. Inconsapevoli di rimanere in primis esseri viventi legati direttamente alla natura che ne governa l’essere con i suoi cicli e le sue stagioni che tornano vichianamente a riproporsi nei corsi e i ricorsi, ma che finiscono per rimanere immutate a se stesse, fonte inesauribile di armonia e conoscenza.

Ma ancora una volta, anche questa è un’altra storia….

Patrizia Nannini

Corsa, il programma del Festival delle Arti del Medioevo

NARNI – L’associazione Corsa all’Anello ha reso noto il programma del Festival delle Arti del Medioevo che si terrà in centro storico dal 3 al 6 settembre. Oltre i workshop presentati nei giorni scorsi, le cui iscrizioni saranno aperte fino al 31 agosto (tutte le info su www.corsallanello.it), ci saranno installazioni, mostre (visitabili per tutto il mese di settembre), proiezioni, ricostruzioni di ambienti medievali, conferenze, mercati ed eventi gastronomici. Il festival sarà una rassegna della storia e della cultura medievale narnese, per testimoniare l’attaccamento della città alle proprie tradizioni ed alla Corsa all’Anello. L’edizione speciale vuole catturare attimi da immortalare e da consegnare alla storia perché non vadano mai persi, ma solo “fermati”, in attesa di poterli nuovamente vivere.

PROGRAMMA DEGLI EVENTI – Giovedì 3 settembre alle 17 alla Rocca Albornoz ci sarà l’inaugurazione della mostra “De festivitatibus custodiendis: La consegna dei ceri” ed alle 17,30 alla torre campanaria della Cattedrale di San Giovenale verrà inaugurato “I Suoni della Corsa all’Anello”, momenti di ritmo e musicalità dai gruppi musici del terziere Mezule e dei Milites Gattamelata. Alle 18 al teatro comunale si terrà “La meraviglia del Teatro tra Devozione e Rappresentazione”, note sulle rappresentazioni teatrali tra medioevo e rinascimento, una conferenza a cura del Centro Studi Teatro Medievale e Rinascimentale. I relatori saranno Tadeusz Lewicki, Università Pontificia Salesiana, Giuseppe Rocca, Accademia Nazionale d’Arte Drammatica ‘Silvio D’Amico’, Elisabetta Gnignera, ricercatrice indipendente di storia del costume. Alle 18,30 in centro storico (partenza e prenotazioni in loco dalla Loggia dei Priori) ci sarà l’inaugurazione di “De festivitatibus custodiendis: Il popolo delle Arti e dei Mestieri”, percorso fra le ricostruzioni degli ambienti medievali: armaiolo, ceraro, dipintore, falegname, giardino dei semplici, speziale, vasaio. A partire dalle 19 all’Orto di poca considerazione del Palazzo dei Priori ci sarà “Le pergamene raccontano…”  “Ante-Caffè letterario”, lettura degli inediti articoli della rubrica della Corsa all’Anello, che verrà ripetuta anche i giorni seguenti alla stessa ora. Alle 19,30 alla Sala Digipass di Palazzo dei Priori sarà la volta di “Recitar cantando”, proiezioni degli spettacoli teatrali “Centro Studi Teatro Medievale e Rinascimentale”. Alle 21 al Palazzo del Podestà di Palazzo dei Priori si terrà la proiezione inaugurale del Festival delle Arti del Medioevo ed alle 21,30, sempre in Piazza dei Priori ci sarà l’overture “Dante e Petrarca a Narni. La Musica della Poesia e la Poesia della Musica”, concerto a cura del Centro Studi sull’Ars Nova Marcello Masini di Certaldo e l’associazione culturale la Terzina.

Venerdì 4 settembre alle 17.30  alla torre campanaria della Cattedrale di San Giovenale ci sarà “I Suoni della Corsa all’Anello”, momenti di ritmo e musicalità dal gruppo musici del terziere Fraporta. Alle 18 in centro storico (partenza e prenotazioni in loco dalla Loggia dei Priori) si terrà l’naugurazione di “De festivitatibus custodiendis: i nobili della vita cortese”, percorso fra le riproposizioni dei momenti della Corsa all’Anello: corteo storico, gli anelli e i bravii, l’investitura dei cavalieri, la famiglia Marinata. Alle 18 al teatro comunale si terrà “Di Atti ben composti e di dolci gesti”, conferenza su nuovi studi sulla danza medievale a cura di Maria Cristina Esposito, mentre dalle 18 alla sala Digipass di Palazzo dei Priori ci sarà “Recitar cantando”, proiezioni degli spettacoli teatrali del “Centro Studi Teatro Medievale e Rinascimentale”. Alle 21 alla Loggia dei Priori al  Palazzo dei Priori si terrà “Giullarate dal 1214”, animazione a cura del Paggio dei Clerici Vagantes.

Sabato 5 settembre, a partire dalle 16 in piazza dei Priori verrà allestito il mercato medievale delle Arti e dei Mestieri con animazione a cura degli arcieri Milites Gattamelata Narni, di Le Lame di Albornoz, della Compagnia de lo Grifone, della Compagnia Nova Carmina dell’associazione culturale Concertino e degli sbandieratori di Narni. Alle 16 alla Sala Digipass del Palazzo dei Priori ci sarà “Recitar cantando”, proiezioni degli spettacoli teatrali del “Centro Studi Teatro Medievale e Rinascimentale”. Alle 17,30 alla torre campanaria della Cattedrale di San Giovenale, nuovo appuntamento con “I Suoni della Corsa all’Anello”, momenti di ritmo e musicalità dal gruppo musici del Terziere Santa Maria. Alle 21 in piazza Marconi ci sarà “Alchimie di fuoco”, spettacolo della Compagnia de lo Grifone.

Domenica 6 settembrea partire dalle 10 verrà allestito in piazza dei Priori il mercato medievale delle Arti e dei Mestieri con animazione. Alle 10.30 alla torre campanaria della Cattedrale di San Giovenale si terrà “I Suoni della Corsa all’Anello”, momenti di ritmo e musicalità dal Gruppo Musici Comunale. Alle 11 all’Auditorium Bortolotti si terrà “Evoluzione del Tamburo, dalla Corsa all’ Anello prima edizione in poi”, laboratorio tecnico a cura di Claudio Capitoli sul miglioramento armonico dello strumento e presentazione del suo nuovo modello. Alle 21 in Piazza dei Priori, Palazzo del Podestà ci sarà la proiezione chiusura Festival delle Arti del Medioevo.

OFFERTA GASTRONOMICA – Il terziere Mezule proporrà tutti i giorni insieme al Ristorante il Gattamelata a piazza Pozzo della Comunità il menù tipico della tradizione locale e delle osterie mezulane e la tipica focaccia bianca al forno medievale in vicolo I Aspromonte.

Venerdì 4 settembre alle 19.30 al Chiostro di Sant’Agostino si terrà “Ciliegiolo 4 Art”. La cantina Leonardo Bussoletti inaugurerà il restauro della seconda lunetta al chiostro della Chiesa di Sant’Agostino. Seguirà degustazione dei vini dell’azienda curata da Antonio Boco di Gambero Rosso, ospite Andrea Amadei di Decanter Rai Radio 2. Ingresso ad invito.

Alle 20,30 il terziere Fraporta proporrà “Banchetto a Palazzo”, fedele riproposizione di banchetto medievale con pietanze dai ricettari originali e intrattenimenti fra i vari servizi. Prenotazione obbligatoria, massimo 50 posti disponibili.

Alle 21,30 all’ Orto di poca considerazione del Palazzo dei Priori ci sarà “Al contadino non far sapere… Quando i piatti della tradizione diventano per tutti”, cooking show con degustazione gratuita su prenotazione dei piatti tipici delle taverne in versione senza glutine. In collaborazione con l’Associazione Italiana Celiachia, su prenotazione.

Sabato 5 settembre alle 18 alla Sala Digipass di Palazzo dei Priori si terrà “Riso, miglio, castagne e cannella. Viaggio nella cucina medioevale senza glutine”, conferenza a cura della Associazione Italiana Celiachia Umbria. Degustazione gratuita su prenotazione.

Alle 20 in Piazza XIII Giugno ci sarà “Sodales convivium”, cena dei soci del terziere Santa Maria, su prenotazione.

Tutti i numeri per info e prenotazioni sono consultabili sul sito ufficiale della Corsa all’Anello www.corsallanello.it.

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